LA GIUNGLA LEGISLATIVA PRO HANDICAP

Un percorso giuridico datato ma ancora utile in quanto il pregresso non vada mai perduto…, ma va perseguita l’applicazione di ieri e di oggi.

di Ernesto Bodini (giornalista e critico letterario)

Il pianeta legislativo italiano io credo che sia da sempre iper inflazionato, anche se Roberto Calderoli (ministro per la semplificazione normativa dal 2008 al 2011), a febbraio 2009 annunciò di aver soppresso 29.000 Leggi considerate inutili, il cui mantenimento costava ciascuna 2.000 euro all’anno, per un risparmio totale che ammontava (secondo lui) a 58 milioni di euro l’anno. Per noi è comunque impossibile risalire a quali siano state le Leggi soppresse e i relativi anni di appartenenza; ma in particolare vorrei porre l’attenzione sulla Legislazione relativa  ai diritti delle persone disabili. E anche qui si entra in un ginepraio anche perché normative e leggi comprendono regolamenti e disposizioni, rimandi, etc. Andando  indietro nel tempo ricordo di essere stato omaggiato del “prezioso” volume Disposizioni legislative e regolamentari in materia di handicap – 1865-1993 (Ed. Omega, 1994, pagg. 261, seconda edizione 1997), scritto dagli avvocati Nella Caminale e Pierfranco Massia (oggi scomparsi). Un prezioso contributo a tutela delle persone affette da una qualsiasi disabilità, tesa a colmare dei vuoti dall’Unità d’Italia sino ai primi anni ’90. L’elenco, assai considerevole, prende in considerazione molti aspetti ed esigenze ed è articolato in tre parti: la prima è comprensiva dell’elenco di tutte le leggi in vigore per quel periodo in Italia; nella seconda sono stati presi in considerazione i testi più significativi in materia di difesa dei diritti, compresi la “Carta dei diritti delle persone handicappate” e il testo completo della legge-quadro in materia di tutela e promozione delle persone disabili varata dal Parlamento italiano nel 1992; nella terza parte sono riportate le massime delle sentenze più significative in questa materia, raggruppate nei settori della sanità, istruzione, lavoro, edilizia, etc. Il volume comprende inoltre alcune illustrazioni fotografiche a cura di Matilde Lavagno, che ripropongono le costanti difficoltà incontrate dai disabili: barriere architettoniche ed altri ostacoli, sinonimo di indifferenza e dell’abitudine di evidenziare nei disabili “solo ciò che a loro manca” e non ciò che hanno. Questo lavoro, proprio perché datato, meriterebbe una integrazione sia pur ad opera di altri autori in ragione del fatto che dal 1994 ad oggi sono state emanate altre leggi a riguardo (per la verità non molte), come ad esempio la Legge n. 68 del 12/3/1999, relativa a Norme per il diritto al lavoro dei disabili, e la Legge n. 67 dell’1/3/2006, relativa alle misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazione. Inoltre, con la Legge n. 18 del 3/3/2009, il Parlamento italiano ha autorizzato la ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità e del relativo protocollo opzionale sottoscritta dall’Italia il 30/3/2007, che è diventata Legge dello Stato. In questi ultimi anni io credo che gli autori avrebbero dedicato un “doveroso” aggiornamento, anche se in realtà a riguardo mi consta che non siano state emanate molte altre Leggi, ma soprattutto è la loro applicazione che lascia ancora a desiderare: vedasi ad esempio le molte barriere architettoniche ancora presenti negli edifici pubblici, e il disatteso rispetto di un posto di lavoro, diritto peraltro previsto anche dalla nostra Costituzione. Nobile Carta sempre più “sollecitata” ma della stessa alcuni articoli non sono messi in pratica nemmeno dalle stesse Istituzioni, come peraltro più volte ho avuto modo di rammentare in diversi articoli. Ora, la volontà e lo sforzo di questi due autori non solo è encomiabile ma la loro pubblicazione dovrebbe far parte di tutte le biblioteche forensi, proprio perché non c’è niente di più utile che rammentare e far tesoro della evoluzione giurisprudenziale (anche la citazione di una Legge superata potrebbe tornare utile). E ciò, per mettere in evidenza che nonostante la produzione legislativa, la disabilità nella società d’oggi non è vista come un valore in cui potersi riconoscere, ma come un difetto da mascherare, da capire, da accettare, da accogliere, ma che sempre difetto resta e si perpetua. Quello che sarebbe da fare, a mio avviso, è che ogni disabile che si vede leso nei suoi diritti (mancata assunzione da parte di un imprenditore privato, o della fornitura di un ausilio protesico, ad esempio) dovrebbe farsi sentire a livello individuale con segnalazioni ed esposti, poiché se è giusto che lo Stato penalizzi un cittadino per un reato, è parimenti razionale che il cittadino leso nei suoi diritti “penalizzi” lo Stato, ovviamente con le opportune procedure. E, a questo riguardo, sono certo che l’amico-avvocato Massia, mi avrebbe sostenuto avendo avvalorato per anni i miei ideali e la mia sete di giustizia.

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