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La favola moderna di Davide Costa e del suo software Sardu continua

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di Marcella Onnis

Abbiamo bisogno di credere nelle favole. Ne abbiamo bisogno perché tutto intorno sembra andare a rotoli. Perché il brutto e il male fanno notizia mentre del bene si parla poco, quindi ci siamo convinti stia scomparendo. Perché ci sono storie, come quella di Federica Cardia, per cui sognavamo un lieto fine e che, invece, hanno avuto un epilogo tragicamente prevedibile. Abbiamo, però, bisogno di favole moderne, credibili, senza draghi né principesse, con un finale felice sì ma non tutto rose e fiori, perché in queste – solo in queste – possiamo e dobbiamo credere. Favole come quella di Davide Costa, l’inventore di Sardu (Shardana Antivirus Rescue Disk Utility), il software multilingue in grado di creare un supporto removibile personalizzabile contenente tutti gli strumenti tecnici per la manutenzione ordinaria e straordinaria dei pc.

A distanza di due anni dalla nostra chiacchierata, ricordavo ancora benissimo la sua storia come prova che la tenacia viene premiata, ma ignoravo, fino a poco tempo fa, che questa favola avesse avuto un seguito, non facile ma comunque positivo. Ho ritrovato Davide su Twitter e ho così scoperto che, grazie all’invenzione del suo software, ha partecipato a “Sinnova 2013”, il primo Salone dell’innovazione in Sardegna. Durante la manifestazione è stato selezionato da Barcamper, presente per l’Innovation tour nell’Isola, ed è rientrato tra i cinque finalisti del Tech Garage. “Sinnova” è stata, inoltre, l’occasione per conoscere grossi nomi del settore, tra i quali Gianluca Dettori (il creatore di dPixel), Riccardo Luna (ex direttore di Wired) e Marco Zamperini, uno dei massimi esperti italiani di internet, noto come the Funky Professor e scomparso lunedì scorso.

Ma c’è di più: Sardu è uno dei progetti finalisti del secondo bando del “Programma di aiuti per startup innovative” di Sardegna Ricerche, ente sardo per la ricerca e lo sviluppo tecnologico. Non è un risultato da poco, badate bene: Sardu è stato selezionato insieme ad altre 17 idee d’impresa su 186 presentate e potrà beneficiare di un finanziamento che coprirà fino all’85% dei costi d’avvio dell’impresa, entro il limite massimo di 100 mila euro (ma lui ne ha chiesto meno della metà!). “Start up” è un termine ormai entrato nel vocabolario comune ma, per chi eventualmente non lo sapesse, indica l’operazione e il periodo di avvio di un’attività imprenditoriale. Per questo è diventato sinonimo di nuova impresa.

Il bando di Sardegna Ricerche e le idee finaliste sono state presentate venerdì scorso, 11 ottobre 2013, a Pula (CA), presso il Parco tecnologico in cui ha sede l’Ente (stiamo parlando di una serie di edifici modernissimi perfettamente incastonati in un vero, splendido parco il cui unico difetto è essere fuori mano per chi viene da Cagliari). La selezione delle idee di impresa, gestita dall’Ente sardo di ricerca in collaborazione con Area Science Park di Trieste, è stata molto seria: articolata in più fasi e comprensiva di formazione, tutoraggio e supporto per la stesura del business plan (ossia il cruciale documento che illustra contenuti e caratteristiche del progetto imprenditoriale).

Chi conosce Davide Costa e/o la sua storia penserà: cocciuto com’è, avrà letto il bando e si sarà detto: “Devo ottenere questo finanziamento!”. E, invece, ecco com’è andata, direttamente dalla voce dell’interessato: «Un amico che abita nel nord Sardegna, col quale avevo parlato di SARDU, mi aveva mandato tramite Facebook il bando delle Startup Innovative. Gli dissi subito che non ero interessato. Lui insistette … e informò un altro amico in comune. Gli risposi che non era il caso, queste cose mi mettono stress, mi tolgono il sonno … e … io avevo da programmare la nuova versione. Rispose che lui non dorme quando non fa le domande e … me la preparò lui stesso. Se non fosse per questi due amici … non avrei mai partecipato al bando.»

E benedetti siano gli amici! “Hai, dunque, partecipato alla selezione e hai ottenuto il finanziamento di Sardegna Ricerche: un finale da vissero felici e contenti per la tua favola moderna?” «Vedo questo come una tappa molto importante ma non come finale. Sardegna Ricerche ci ha guidato verso il percorso per farci capire se veramente siamo in grado di diventare imprenditori, se il sogno di diventarlo è realizzabile. Ora c’è la salita più dura, la più impegnativa: il mercato
Già, il mercato… Un bell’osso duro, ma la speranza è che gli incontri con gli investitori presenti l’11 ottobre a Pula si rivelino fruttuosi e che, magari, si rivelino utili le nozioni apprese, nella stessa giornata, sul crowdfunding (raccolta di fondi “dal basso”, normalmente gestita attraverso il web).

“Mercato e credito sono due questioni strettamente connesse, soprattutto per le startup. In proposito, volevo chiederti cosa ne pensi delle misure con cui la Regione Sardegna, per fronteggiare la crisi e la crescente disoccupazione, sta cercando di promuovere l’autoimprenditoria (penso in particolare al microcredito). Tralasciando il caso di Sardegna Ricerche, che promuove seriamente l’innovazione e fa (bel) discorso a sé, cosa ne pensi di queste misure? La soluzione può davvero essere quella di diventare tutti imprenditori?” «Dipende molto da come è gestito, dalle capacità che ha chi ricorre al microcredito di restituirlo. Purtroppo vedo troppe attività commerciali aprire, chiudere. Te ne accorgi perché vedi sempre insegne diverse. Spesso non pensiamo che dietro c’è sofferenza, ci sono soldi rimessi. Spesso non serve fare delle analisi di mercato per capire che non si può fare l’ennesimo bar, pizzeria, etc. Ora c’è stato il boom di negozi di sigarette elettroniche … che stanno chiudendo uno dietro l’altro. Detto questo, penso siano misure giuste per imprenditori e attività commerciali sane e che sapranno reagire al mercato. Un altro errore è che, spesso, la prima cosa che fa il neo imprenditore è cercare dei dipendenti che facciano anche quello che potrebbe fare senza fatica lui. (Il dipendente di bar che lo acquista e … assume una persona che lavori al suo vecchio posto perché ora è … padrone.) Una delle cose che ci hanno ribadito più volte è che non tutti sono adatti a diventare imprenditori e, attenzione, non è un offesa, anzi: il mercato ha bisogno sempre più di ottimi lavoratori.»

Ottimi e strenui lavoratori, direi. “Tu, da quel che mi hai raccontato, praticamente non stacchi mai la spina e sforni continuamente idee per il tuo software. Ci  anticipi qualcosa sugli sviluppi cui stai lavorando (qualcosa che sia comprensibile anche per coloro che, come la sottoscritta, sono poco pratici di informatica)?” «I tecnici informatici continuavano a chiedere la gestione da parte di SARDU degli strumenti che usano nel loro lavoro quotidiano. Unirli in un’unica USB per loro è molto utile: andare a lavorare e fare assistenza con un solo portachiavi. SARDU è stato il primo e tuttora l’unico a gestire la multi installazione da una unica USB di più Windows tramite il software chiamato “Barrosu”. Con la versione Pro saranno supportati tutti. Aggiornare SARDU mi faceva perdere un sacco di tempo. Tornando da Porto Conte Ricerche (sede algherese di Sardegna Ricerche) mi è venuto in mente come ovviare: gestire tutto tramite firme da scaricare dalla rete. Con questa aggiunta, che ho chiamato NUR (Network Unit Resource), è possibile personalizzare la licenza per singolo cliente e/o per tipologia… il tutto in tempo reale e senza rilasci. Se Dio vuole, poi ci sarà la versione per Linux e Mac. Ora non ci sto più lavorando da solo. Sarà il primo software ad automatizzare la creazione di una unità multiboot per tutte le piattaforme

Il nome “Barrosu” mi fa sorridere divertita e Davide, raccontando com’è nato, ne spiegherà il motivo ai non sardi: «Gli utenti mi dicevano che SARDU era buono ma non ottimo perché non gestiva più Windows. Io ci avevo provato, giorni … ma .. c’era un limite fisico. Impossibile superarlo. Una mattina stavo andato a Cagliari per fare compagnia d un amico, in macchina sua. Ad un certo punto gli ho detto: “Ferma, hai un foglio di carta e una penna?” Lui mi guardava per dire: “Questo è finito di partire!” e mi ha visto scrivere delle formule. Avevo trovato la soluzione.  Lo dissi al mio amico dicendogli in sardo: “Deu seu barrosu” (Io sono testardo). Barrosu? Accidenti… si chiamerà così.»

Barrosu sì, ma non bragheri (sbruffone in sardo): Davide è una persona modesta, umile e con i piedi ben ancorati a terra. Non vuole essere chiamato star (anche se nel mondo dell’informatica ha una fama internazionale) e, a differenza di Oscar Giannino, non ha pensato che le proprie idee sarebbero state considerate più autorevoli se avesse finto di possedere titoli accademici che non ha. Prova ne sia il suo primo giorno a Sardegna Ricerche: «Panico, non conoscevo nessuno. Il relatore ci chiese di presentarci come persone, idee e come mai avessimo partecipato al bando. Io ero di lato, l’ultimo a dovere intervenire. I compagni di corso si presentavano: lauree in ingegneria, informatica, lavori in IBM, Wind, Vodafone e altre aziende pazzesche … Quando toccò a me, dissi velocemente nome e cognome e spiegai il progetto. Il relatore mi fermò chiedendomi se fossi ingegnere, laureato in informatica … e io logicamente negai e timidamente dissi che “vendevo vini e liquori” e ripresi a spiegare il mio progetto. Mi chiese perché avevo fatto la domanda: ho risposto che la aveva fatta un amico … Per poco non cadeva in terra.»

Trattato dall’alto in basso dagli altri “titolati”? Neanche per idea: «Nessuno dei colleghi mi ha fatto sentire inferiore a loro, anzi… E con qualcuno si è creata una profonda amicizia e stima reciproca.»
Capito? Come l’abito non fa il monaco, il titolo non fa il genio…  e a volte, ahinoi, neppure il competente.

“Davide, prima di salutarci, devo assolutamente farti una domanda di “attualità informatica”: che ne pensi di Windows 8, che non piace a molti, compresi alcuni “smanettoni”?” «La prima volta che ho visto Windows 8 pensavo stessi sognando. Non riuscivo nemmeno a spegnerlo, non ne trovavo l’opzione. Ho subito pensato: “Ma è possibile che per anni hanno cercato di trasformare il cellulare in computer creando lo smartphone …. e … ora questi trasformano il PC in un telefonino?!”. Mi mancava la barra di avvio, il pulsante Start. Devo riconoscere che con l’utility “classic shell” non è male, anzi, io che avevo saltato Vista e Seven, ancora ancorato a XP, lo ho comprato e installato su due PC. È decisamente più veloce … ma … senza la barra per me è inutilizzabile.»
Bill Gates sei in ascolto? È parola di Davide Costa, uno che ne capisce di queste cose!

Siamo giunti alle battute finali: un pensiero affettuoso per Marco Zamperini («Ci ha lasciati e tutti noi amanti della rete siamo più vuoti.») e poi le stesse parole con cui ci aveva salutato due anni fa, perché – dice  – «oramai è una mia firma»:

«A si biri mellus, a si biri sèmpiri sanus, a si biri sèmpiri SARDUS, a menzus biere e FORTZA PARIS!»
(“Arrivederci in migliori condizioni, sempre sani, sempre sardi e uniti!”)

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