Jean Claude Gandur nel 2015. Keystone / Jean-Christophe Bott
La Corte europea dei diritti umani ha stabilito che l’articolo del quotidiano Le Courrier sul mecenate Jean Claude Gandur era fondato su elementi verificati e di interesse pubblico, censurando così la decisione del Tribunale federale svizzero che aveva condannato il giornale per lesione della personalità.
La Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha dato torto al Tribunale federale (TF) svizzero nell’ambito del caso dell’uomo d’affari Jean Claude Gandur in una vicenda che opponeva quest’ultimo al giornale Le Courrier.
Gandur aveva presentato una denuncia 11 anni fa, in sede civile e penale, a seguito di un articolo pubblicato nel contesto dei lavori di ristrutturazione del Museo d’arte e di storia di Ginevra. La fondazione dell’uomo d’affari svizzero proponeva di investire 40 milioni di franchi nel progetto in cambio della possibilità di esporre le proprie collezioni. L’articolo metteva in discussione l’origine del patrimonio del miliardario, menzionando le attività di trading petrolifero di Gandur in Africa e parlando di presunta corruzione legata a una delle sue società.
Il caso è approdato al TF che, ribaltando la decisione dell’istanza precedente, aveva stabilito che Le Courrier si era reso colpevole di lesione della personalità. Secondo la CEDU, però, l’articolo si basava “su una base fattuale accertata, senza ricorrere ad affermazioni prive di fondamento”, e vi era un interesse pubblico a occuparsi dei beni del mecenate.
Secondo i e le giudici di Strasburgo, i tribunali svizzeri avrebbero dovuto prendere in considerazione la violazione della libertà di espressione e non limitarsi a esaminare la lesione della personalità. La CEDU ha quindi condannato la Svizzera a versare a Le Courrier 52’600 euro a titolo di spese processuali e 4’000 euro a titolo di risarcimento per danno morale.
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- La notizia ripresa da RTS
L’articolo di Le Courrier al centro della vicenda
I dettagli della decisione sul sito della CEDU




