LA CORSA AL POTERE COME LA CORSA ALL’ORO

In politica la saggezza la si può acquisire passando al setaccio la propria coscienza. I più “deboli” farebbero bene a ripercorrere i passi della Filosofia dei dotti di un tempo

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Anche quest’anno, come tanti altri nel passato, l’affannosa corsa (più o meno doverosa) alle elezioni e al potere non è molto dissimile dalla corsa all’oro degli storici pionieri del West. Un perpetuo e frenetico rincorrere quell’ambizione che sembra essere “motivata” dal quel desiderio di voler risanare le sorti del proprio Comune o della propria Regione e, questi concorrenti, appesantiti da un bagaglio colmo di promesse, si accingono (se votati… ormai sempre più da pochi elettori) a varcare la soglia di quell’Ente con lo scranno imbottito a dovere per accogliere il loro fondoschiena… L’entusiasmo e l’orgoglio dipinti sul viso di ognuno farebbero ben sperare, ma non si illudano i beniamini, e non, perché le loro promesse sono debiti, ed è noto che i debiti (anche morali) si pagano sempre…, a volte anche a prezzo elevato! A riguardo ricordo una acuta osservazione:  “quando un uomo è candidato al Parlamento, per lui tu sei un amico; quando è stato eletto sei un suo elettore; e quando è nel pieno delle sue funzioni sei solo un contribuente”. E per questo ogni volta mi chiedo: quali sono le reali motivazioni che inducono tizio e caio (non ce la faccio, pur con tutto il rispetto, chimarli Persone) a voler spendersi per la collettività, abbracciando un partito piuttosto che un altro e spesso cambiando corrente? È una domanda che quasi mai viene fatta loro dai giornalisti e dai loro stessi elettori, ma non ci si aspetti risposte di carattere “filantropico”; già, perché per amministrare un popolo bisogna (o bisognerebbe) avere tale indole, ovvero amore per il prossimo eludendo il concetto di potere, visibilità, sete di gloria, privilegi, denaro, etc. Da tempo, ad esempio, quando si nomina il primo esponente di una Regione, spesso lo si identifica con l’appellativo di Presidente o di Governatore, due termini che ne in teoria e ne in pratica sono da considerare sinonimi; ma ciò nonostante il sistema tollera ad oltranza non soffermandosi su questa che ritengo non essere una mera sottigliezza. In effetti è un po’ come il costante appellativo di “onorevole” che viene dato ai Parlamentari, un vergognoso vezzo (solo italiano, “rimproverato” anche dai parlamentari europei) che vuole essere indice di autorevolezza e quindi di onorabilità. Anche in questo caso non si tratta di una sottogliezza in quanto, come più volte ho scritto, il suddetto termine è obsoleto da decenni ma l’italiano credulone e inebetito, non fa caso ritenendolo essere ininfluente. E a mio avviso è proprio qui che sbaglia perché in politica, che poggia le basi sull’eterna e deleteria burocrazia, vale sempre (purtroppo) più la forma che la sostanza. Con queste considerazioni lungi da me allontanare il popolo italiano dal suo diritto-dovere di elettore, ma mi si conceda almeno il diritto di disquisire in merito, anche perché l’andamento attuale del nostro Paese sembra darmi sempre più ragione: nessun uomo può garantire la conduzione del proprio Paese senza condizionamenti, compromessi, divergenze di vario genere, etc. In effetti è utopia trovare “una quadra” perché non esiste: l’uomo dotato, integerrimo e quindi saggio, è colui che mai si ergerebbe a comando altrui, proprio perché non è mai stato privo dei suoi limiti e delle sue debolezze.

Ma è evidente che non si può rasentare l’anarchia e, per evitarla, la grande sfida a mio modesto parere consiste nell’individuare quei pochi, fedeli al motto di Platone: «L’accesso al potere dev’essere limitato agli uomini che non ne nutrono la passione». È una saggezza che ha una sua ratio ed è proprio per questo che la Filosofia (quella antica) ha conquistato il mondo, tanto da essere anche materia accademica. Del resto, se non si trasmettesse il sapere dei più Dotti, equivarrebbe annullare secoli di storia e di civiltà. E a questo proposito, chi si dedica alla politica, specie se con l’ambizione del potere, quanto ha appreso dalla saggezza dei Savi (posto che abbia studiato Filosofia, privatamente o meno) immedesimandosi nel loro spirito più profondo? Anche se non è semplice “fare le pulci” ai politici di ieri e di oggi, che peraltro avrebbero ben poco da mentire, essi sono i massimi responsabili del nostro destino di sudditi la cui coscienza, però, li accompagna sino al termine del loro mandato… e oltre! In buona sostanza ad un buon fine (o a parte di esso) si può giungere se oltre all’onestà intellettuale di ognuno si abbinasse la saggezza e, poiché nessuno nasce saggio, lo si può diventare con l’aiuto di quei pensatori le cui orme sono tuttora indelebili.

1 thought on “LA CORSA AL POTERE COME LA CORSA ALL’ORO

  1. Non è altro che uno dei tanti Talent show, si entra che non sei nessuno, e si esce che sei un fenomeno.

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