La Consulta boccia una delle tasse sul lusso volute da Soru

La Consulta boccia una delle tasse sul lusso volute da Soru

Ci sono figure destinate a dividere l’opinione pubblica – così le “autorità” dei paesi (sindaci, parroci, medici e farmacisti), così le Autorità del Paese – e Renato Soru, ex governatore della Sardegna, è senz’altro tra queste: osannato da molti (spesso non isolani, perché l’erba del vicino è sempre più verde!) e inviso a tanti altri, il politico-imprenditore, con i suoi provvedimenti, ha frequentemente innescato accesi dibattiti.

Ebbene, a circa un anno e mezzo dalla fine (anticipata) della sua esperienza da Presidente della Regione, si torna a parlare delle sue controverse iniziative: con sentenza 9 giugno – 17 giugno 2010 n. 216, infatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di una delle tanto discusse “tasse sul lusso”, e segnatamente dell’imposta sullo scalo turistico delle unità da diporto e degli aeromobili (art. 4 L. R. n. 4/2006). Ricordiamo che, nel dichiarato intento di salvaguardare l’ambiente isolano e la salute degli abitanti – concetti di facile presa sul popolo – l’originale governatore aveva ben pensato di tassare i turisti che facessero scalo in Sardegna con i loro yacht e aerei privati. Benché la norma potesse essere tecnicamente apprezzata per chiarezza ed esaustività – doti rare per le disposizioni tributarie – fu subito oggetto di aspre critiche, evidentemente anche “meta-giuridiche” e politicamente trasversali. E come se non bastasse, l’allora Presidente del Consiglio, Romano Prodi – e dunque, è bene ricordarlo, lo stesso schieramento di cui Soru era esponente – sollevò un’articolata questione di legittimità costituzionale, lamentando un contrasto con le libertà fondamentali del mercato europeo: questione delicata, dato che la Consulta – per la prima volta nella sua storia – ha sospeso il giudizio, per sottoporla in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia CE. E così, prima i giudici europei, poi a ruota quelli italiani sono giunti alla conclusione che la norma regionale in esame costituisce un’illegittima restrizione alla libera prestazione dei servizi, in quanto grava unicamente sugli operatori aventi il domicilio fiscale fuori dal territorio sardo; né tale restrizione potrebbe realmente giustificarsi in nome della tutela dell’ambiente, atteso che – è perfino ridicolo che l’abbiano dovuto specificare – gli aeromobili e le imbarcazioni dei residenti contribuiscono all’inquinamento e al degrado dell’ambiente tanto quanto quelli dei turisti; né, infine, sotto il profilo della coerenza del sistema tributario, appare giustificabile la scelta di rinunciare al maggior gettito fiscale che sarebbe derivato dall’estensione dell’imposta ai residenti.

Ciò posto, aldilà delle opinioni personali, questa nuova ed autorevole bocciatura della “legislazione soriana” ci spinge a riflettere su quanto spesso i mezzi impiegati non corrispondano ai fini perseguiti … o, quanto meno, a quelli dichiarati.

Silvia Onnis

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