In questo ultimo periodo a Bagheria (Pa) si è parlato tanto di comunicazione, su come l’amministrazione si sia dedicata a questa leva del marketing, tanto da organizzare un festival dedicato alla comunicazione, con tanto di esperti nel campo.
Ma Bagheria comunica davvero? E se lo fa, cosa comunica? Con quali mezzi? In che modo?
In una città ricca di cultura, arte e ingegno la comunicazione turistica dovrebbe essere alla base, ma purtroppo non è così. Si parla di piani di comunicazione turistica, del Museo Guttuso, ma il resto?
Tutte queste domande nascono da una testimonianza inviataci da Luca Lecardane di Sel Bagheria.
“Questa è una foto scattata da una studentessa universitaria andata qualche settimana fa a Villa Palagonia. La studentessa racconta che, non solo ha pagato 5 euro, ma non c’era nemmeno una guida turistica ad accompagnarla. In una parte della villa c’erano addirittura rifiuti, panni stesi e un’intera stanza di pochi metri quadrati piena zeppa di statue dei famosi mostri fatte a pezzi.
Ci domandiamo se sia questo il modo di tenere un monumento pubblico famoso; se sia corretto che l’Amministrazione non controlli i monumenti che dovrebbe custodire gelosamente e che sono la cartina di tornasole per attirare turisti a Bagheria.”
Questa riflessione deve servire a tutti i cittadini, non solo Bagheresi, ma italiani, a tutti coloro che vedono non valorizzati i beni culturali e turistici che potrebbero essere fonte di reddito, oltre che di ammirazione. A parole tutti sono bravi, tutti difendono la comunicazione culturale e turistica, ma in realtà la verità qual è?
Giusy Chiello
Redattrice -giusy.chiello@ilmiogiornale.org