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di Francesco Augello*
Oggi la psicologia vive un paradosso istituzionale ed esistenziale: mentre il discorso sulla salute mentale si democratizza, la pratica clinica viene assorbita dalle logiche del mercato digitale. Quando la cura diventa “onnipresente”, perde la sua natura di spazio asilo e si trasforma in un bene di consumo. La domanda di aiuto si sposta sui motori di ricerca, dove visibilità, posizionamento e valutazioni numeriche sostituiscono l’alleanza terapeutica. Espressioni come “I migliori psicologi di Milano” o “I più apprezzati psicologi di…” segnano l’ingresso della clinica nell’era dell’indicizzazione numerica, in cui la sofferenza viene tradotta in metriche pensate per il consumo (Illouz, 2020; Boccia Artieri, 2022).
A questa trasformazione si aggiunge il ruolo delle piattaforme digitali, che non si limitano a elencare i professionisti, ma costruiscono un ecosistema della cura organizzato secondo criteri di efficienza. Il terapeuta viene inserito in un ambiente che offre prenotazioni automatizzate, gestione dei pagamenti, video call integrate, promemoria e statistiche di performance. La cura viene così incapsulata in un dispositivo tecnico che promette semplificazione, ma al tempo stesso normalizza e standardizza il lavoro clinico, riducendolo a indicatori misurabili (Floridi, 2017). La piattaforma diventa il luogo in cui si decide cosa è visibile e cosa è rilevante, spingendo il professionista a ottimizzare la propria presenza digitale più che la qualità dell’incontro terapeutico.
Dal punto di vista etico e deontologico, l’idea di una “classifica” di valore terapeutico mina la natura stessa della professione. In Italia, il Codice Deontologico degli Psicologi sollecita una comunicazione professionale chiara, trasparente e non ingannevole (CNOP, 2018). Tuttavia, le dinamiche concorrenziali introdotte dalle piattaforme digitali finiscono spesso per spingere verso forme di promozione basate su rating e recensioni, che non sempre riflettono la reale qualità del lavoro clinico. In un contesto del genere, la sofferenza rischia di essere trattata come un prodotto da rendere più “performante”, invece che come un’esperienza soggettiva da accogliere e comprendere nella sua complessità. Il conflitto d’interessi digitale è evidente: la visibilità online premia chi investe in marketing o si conforma alle richieste dell’algoritmo, non chi possiede una competenza clinica più solida. Sul piano epistemologico, il concetto di “miglior psicologo” è privo di fondamento: la ricerca mostra che il principale fattore predittivo dell’efficacia non è la tecnica né un ranking teorico, ma la qualità della relazione terapeutica e l’incontro singolare tra due soggettività (Wampold & Flückiger, 2021; Norcross & Lambert, 2019). Da questa prospettiva derivano i quattro fattori individuati da Lambert e Barley (2002):
- Fattori extraterapeutici relativi al paziente – 40%
- Fattori comuni relativi alla relazione terapeutica – 30%
- Aspettative del paziente o effetto placebo – 15%
- Tecniche specifiche – 15%
La sofferenza psichica non può essere massificata come fosse un prodotto da business realizzato in serie: ciò che risulta efficace per un paziente può essere inefficace o persino dannoso per un altro (Stern, 2018; Orange, 2011). La logica algoritmica tende a rimuovere l’incertezza promettendo un “prodotto eccellente”, ma la clinica psicoterapeutica si fonda sull’imprevisto, sull’inconscio e sulla singolarità irripetibile del paziente. Non esiste un “migliore” in assoluto, ma solo una possibile accoppiata terapeutica, costruita nel campo relazionale e nella presenza reciproca (Robine, 2015; Mitchell, 2020; Stolorow, 2019). L’approccio di mercato alla salute mentale risponde alla dinamica del capitalismo cognitivo (Byung-Chul Han, 2012): la sofferenza viene reificata e trasformata in un problema tecnico da risolvere nel minor tempo possibile.
L’introduzione delle recensioni nella clinica porta il potenziale paziente a valutare il terapeuta in base alla gratificazione virtualmente immediata, penalizzando spesso proprio quei passaggi necessari a consolidare un sano pre-contatto. In questo slittamento si consuma la vera trasformazione: la cura non è più un processo, ma un prodotto; non è più un’esperienza, ma una prestazione; non è più un incontro – per quanto non si voglia demonizzare lo strumento dell’incontro terapeuta/paziente attraverso la mediazione di uno schermo – ma un servizio confezionato. La psicologia rischia così di perdere la sua natura di spazio protetto, sostituita da una logica di efficienza che nulla ha a che vedere con la cura e con lo stare. Una logica che spinge a inseguire recensioni spesso artefatte e like non sempre genuini, talvolta provenienti da persone che non sono pazienti, non lo sono mai stati e probabilmente mai lo saranno.
Riferimenti Bibliografici
CNOP (2018). Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. Consiglio Nazionale Ordine Psicologi.
Ammaniti, M., & Dazzi, N. (1990). La ricerca in psicoterapia. Pensiero Scientifico Editore.
Boccia Artieri, G. (2022). La mutazione digitale. Comunicazione, società, cultura. Il Mulino.
Byung-Chul Han (2012). La società della stanchezza. Nottetempo.
Byung-Chul Han (2014). Nello sciame. Visioni del digitale. Nottetempo.
Floridi, L. (2017). La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta trasformando il mondo. Raffaello Cortina.
Frank, J. D., & Frank, J. B. (1991). Persuasion and Healing: A Comparative Study of Psychotherapy. Johns Hopkins University Press.
Illouz, E. (2020). La fine dell’amore. Sociologia delle relazioni negative. Einaudi.
Lacan, J. (1958). La direzione della cura e i principi del suo potere. In Scritti. Einaudi.
Mitchell, S. A. (2020). Concetti relazionali in psicoanalisi. Raffaello Cortina.
Norcross, J. C., & Lambert, M. J. (2019). Psychotherapy Relationships That Work (3rd ed.). Oxford University Press.
Orange, D. M. (2011). Il dolore degli altri. Raffaello Cortina.
Recalcati, M. (2010). L’uomo senza inconscio. Nuove figure della clinica psicoanalitica. Raffaello Cortina.
Robine, J.-M. (2015). Il sé come processo. FrancoAngeli.
Stern, D. N. (2018). Il momento presente in psicoterapia e nella vita quotidiana. Raffaello Cortina.
Stolorow, R. D. (2019). Trauma e mondo soggettivo. Raffaello Cortina.
Wampold, B. E., & Flückiger, C. (2021). The Great Psychotherapy Debate (2nd ed.). Routledge.
Biografia autore
(*) Francesco Augello (Agrigento, 1973) docente formatore, pedagogista, psicologo, poeta e scrittore.
Esercita attivamente e in continua formazione come psicologo clinico ad orientamento gestaltico integrato e come psicologo del lavoro, occupandosi delle trasformazioni socio-psicoeducative nell’iper-modernità, con particolare attenzione alle tematiche della disabilità e ai percorsi di inclusione. Esperto in tecnologie informatiche, esplora l’intersezione tra intelligenza artificiale, educazione e psicologia, studiandone l’impatto sul benessere psicologico anche in contesti lavorativi. In qualità di psicologo fornisce sostegno per stati di ansia, depressione e stress, fornendo supporto psicologico anche on line (www.psicologoconte.it). Ha maturato un particolare interesse ed esperienza nel campo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA), approfondendo la diagnosi, il supporto psicologico e il rinvio a pratiche terapeutiche mirate, collaborando con professionisti della medicina di base, nutrizionisti, della salute fisica e mentale.




