
Un prezioso documento di impegno scientifico e socio‑culturale di cui oggi non si hanno più notizie…
di Ernesto Bodini (giornalista scientifico e biografo)
Nell’ambito del convegno internazionale Vaccinazioni ’85, tenutosi a Torino dal 20 al 21 settembre nella sede dell’Unione Industriale e organizzato dal Comitato Italiano per l’Unicef e dal Comitato Medici per lo Sviluppo, la Città subalpina conferì la Cittadinanza Onoraria (n. 1.020) al prof. Albert Bruce Sabin (1906‑1993), scopritore del vaccino contro la poliomielite.
In quell’occasione l’illustre scienziato raccontò le sue esperienze, ricordando tentativi e ricerche che aprirono la via della speranza a milioni di persone. Sabin dedicò l’intera vita alla lotta contro la polio e, successivamente, si impegnò nello studio di altre malattie, come il morbillo e alcune forme tumorali. Durante la cerimonia in Comune (sindaco Giorgio Cardetti) ebbe a dire: «La scienza deve impegnarsi anche perché la morte non sopravvenga troppo miserabile».
Nel settembre dell’anno successivo lo scienziato tornò a Torino per presiedere il convegno Alimentazione e Sviluppo – Attualità in tema di Nutrizione, in occasione del quale fu istituita la Charta Taurinensis. Fu un momento che gli offrì ancora una volta l’opportunità di ribadire il suo messaggio: «Bisogna far presto, non perdere altro tempo. Ciò che si è fatto è poco in confronto a ciò che ancora deve essere fatto. I mezzi per farlo ci sono, basta cambiare strada e mentalità, tener conto delle condizioni sanitarie e sociali del mondo povero in cui si deve operare».
A distanza di quarant’anni, queste esortazioni restano di grande attualità. Tuttavia, della Charta, firmata dal prof. Sabin e da altri illustri colleghi italiani, non si hanno più notizie. È evidente che l’iniziativa mirava non solo a sottolineare l’importanza di un impegno scientifico e sociale, ma anche a dare rilievo al convegno, ai relatori ospiti e ai rappresentanti istituzionali del tempo.
Per comprendere la valenza di quel documento, stampato su carta pergamenata (che conservo nel mio archivio personale) e redatto in italiano, inglese e latino, ritengo utile riproporne il contenuto, intitolato Charta Taurinensis – International Workshop Immunization.
L’incontro riunisce scienziati e ricercatori di diversi Paesi per una ricerca coordinata, con scambi di esperienze in un settore così importante e vitale quale la prevenzione. In tale sede si definiscono i programmi di lavoro per rendere esecutivo il “Progetto Vaccinazioni”, nato a seguito del Convegno Internazionale Multidisciplinare Vaccinazioni ’85, tenutosi a Torino il 20 e 21 settembre 1985.
È stato assegnato al Comitato Medici per lo Sviluppo l’incarico di creare una struttura stabile con funzione di coordinamento, al fine di programmare una ricerca policentrica che porti a risultati concreti, attribuendo all’iniziativa non solo un rilievo scientifico, ma anche un contributo morale e di unione fra i popoli.
Questa prima riunione plenaria porta alla presentazione della Charta Taurinensis, che fornisce le linee fondamentali per l’istituzione di un “Centro Internazionale di Coordinamento di Studi Immunologici” e contiene le principali tracce di lavoro da sviluppare nei diversi Paesi partecipanti. I programmi di ricerca, pur gestiti autonomamente dai vari centri, devono condividere complementarietà e tema, sviluppando come asse portante le vaccinazioni e/o gli aspetti immunologici ad esse correlati.
Il Centro Internazionale intende evidenziare come un coordinamento degli sforzi possa portare a risultati concreti e al miglioramento delle condizioni di vita di milioni di esseri umani.
Secondo tali propositi, i centri avrebbero dovuto operare in sintonia, potenziando reciprocamente le proprie capacità e riducendo sprechi dovuti a duplicazioni di studi e ricerche (ad esempio su AIDS e malaria). Erano previsti incontri di verifica e scambi di ricercatori per garantire aggiornamenti scientifici in tempo reale e favorire anche un avvicinamento umano, elemento ritenuto essenziale per la realizzazione del progetto.
Perché questa rievocazione? Non solo per ricordare l’autorevolezza di chi promosse l’iniziativa e per rendere omaggio alla figura e all’impegno del prof. Sabin, ma anche per sottolineare come la caducità delle istituzioni e il mutare dei vertici politici possano far svanire nel nulla progetti di grande valore, soprattutto quando i loro promotori non sono più tra noi.




