La burocrazia in Italia, suggerimenti e consigli per combatterla. Perchè burocrazia?

Ma perché burocrazia?

È nella memoria di tutti, credo, la battuta di Totò: “Siamo uomini o caporali?” Una gag diventata di dominio comune con la quale il “principe della risata” stigmatizzava la cattiveria, quella elargita a titolo gratuito da parte di chi avendo poco potere si arroga il diritto (e se ne compiace) di esercitare tale potere su chi ritiene inferiore, inerme, o comunque più debole… I caporali, in senso lato, sono persone a loro volta “deboli”, che umiliano altre persone loro pari, supportati da quel po’ di vigliaccheria ritenendosi più forti, il cui ruolo però si inverte di fronte ad altri più forti e potenti… Sovente li troviamo attivi nel territorio della burocrazia, regno incontrastato dal quale dominano, a volte “dettando” legge e imposizioni… Tralasciando la frasi storiche viene ora da porsi un quesito: ci siamo mai chiesti cosa fa funzionare, oggi, i Governi? I motori sono infiniti. Ve n’è però uno che costituisce il comune denominatore: la carta, fatidico e inalienabile (anche con l’avvento dell’informatica) strumento del burocrate. Montagne e quintali di carta per emanare leggi, decreti, normative, procedure, protocolli, promemoria e quant’altro (anche se in questi ultimi anni sono state mandate al macero centinaia di leggi concettualmente e giuridicamente superate. Grazie anche alla Legge n. 59 del 15/3/1997 sulla “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed Enti Locali, per la riforma della P.A. e per la semplificazione amministrativa”, la cosiddetta “Legge Bassanini”), la cui interpretazione è solitamente demandata agli “addetti ai lavori”, ossia i dipendenti della P.A. (i cosiddetti burocrati, appunto); alcuni ottimi esecutori, altri meno, delle disposizioni emanate dalla P.A. e, a monte dal legislatore. Le immancabili difficoltà interpretative ed applicative sono causate soprattutto da quello che si può definire ipertiroidismo legislativo, ossia l’innumerevole messe di leggi (nel 1997 ne erano attive poco meno di 200 mila, a fronte delle poco più di 7 mila della Francia, delle 5 mila della Germania e 3 mila della Gran Bretagna) che si susseguono, modificando peraltro quelle appena emanate il giorno prima… «Un considerevole numero di leggi – ebbe a dire tempo fa il magistrato, sostituto procuratore di Venezia, Carlo Nordio  (1947) – non può coesistere e per rispettarne una si finisce immancabilmente per violarne un’altra».

Per quanto riguarda la pletora legislativa recentemente sono stati presi alcuni provvedimenti. Con il Decreto legge n. 112 del 2008, convertito con modificazioni, nella legge n. 133 del 6/8/2008, si è prodotto un taglio di circa 7.000 leggi, tra abrogazioni espresse (3.370) e abrogazioni implicite concernenti disposizioni obsolete, inutili o già di fatto abrogate. Il testo, inoltre, contiene numerose misure di semplificazione normativa a favore dei cittadini e delle imprese. Il Decreto legge n. 200/2008, convertito nella legge n. 9/2009, abroga circa 29.000 leggi ritenute oramai obsolete. In particolare, vengono abrogate tutte le norme primarie del Regno d’Italia ancora vigenti. Altre consistenti riforme che si sono avute nella P.A. hanno visto la luce a partire dal 1990 con la legge n. 142 sul Riordino delle autonomie locali, con la legge n. 241 sul Procedimento amministrativo e con la legge n. 223 sul Sistema radiotelevisivo pubblico e privato rimangono ancora oggi i punti di riferimento della P.A. Il contenuto della trasparenza amministrativa può essere individuato in quelle norme dell’ordinamento che regolano: la partecipazione al procedimento amministrativo con le relative forme di controllo, l’accesso alle informazioni che riguardano tutte le attività svolte dalle amministrazioni e le forme di comunicazione tra amministrazione e cittadini. Con il Decreto n. 29 del 1993 viene introdotto l’obbligo di istituire apposite strutture per l’informazione ai cittadini, ed è al fine di garantire la piena attuazione della legge n. 241 del 1990 che vengono creati gli Uffici di Relazione con il Pubblico (URP). Gli Urp sono chiamati a provvedere al servizio all’utenza per i diritti di partecipazione e alla formulazione di proposte per il miglioramento relativo agli atti e allo stato dei procedimenti. La “non professionalità” (e quindi incompetenza) degli operatori, a mio avviso, è data dalla non attitudine alla comunicazione, oltre al fatto che non sempre vengono attivati i Corsi di formazione previsto dalla Legge 150/2000.

Ernesto Bodini

(Giornalista scientifico)



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