
La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte,
porta seco tanti doni per i bimbi che son buoni...
Chi non ha mai ascoltato, da bambino, questa cantilena prima dell’arrivo della Befana tanto attesa? Magari con un pizzico di preoccupazione, se ad un breve esame di coscienza, emergevano grandi o piccoli misfatti che avrebbero potuto far trovare nella calza il famigerato e tanto temuto carbone. Ricordo che da piccolo, noi nella nostra stufa usavamo metterlo, perciò la paura che fosse possibile trovarlo nella calza era reale. Ma oggi non è così.
Anche se lei continua ad arrivare in punta di scopa, puntuale come ogni anno, quando le luci di Natale cominciano a spegnersi e le famiglie si preparano a rientrare nella normalità.
La Befana, figura antica e sorprendentemente resistente, continua a occupare un posto speciale nell’immaginario italiano: non è glamour come Babbo Natale, non è scintillante come Capodanno, eppure resta la più “nostra”, la più domestica, la più intima.
Una vecchina che non invecchia mai
Nata da un intreccio di riti pagani e tradizioni cristiane, la Befana è l’ultima custode dell’inverno: porta doni, carbone, dolciumi e soprattutto un messaggio semplice e potentissimo — la festa finisce, ma la cura resta. È una figura materna e popolare, che non promette miracoli ma piccoli gesti: una calza riempita con ciò che si ha, non con ciò che si ostenta.
La calza: un rito che resiste al tempo
La calza appesa al camino o alla maniglia della porta è uno dei riti più longevi della cultura italiana. Negli ultimi anni, però, si è trasformata:
- le famiglie la personalizzano con iniziali e colori,
- i supermercati propongono versioni “deluxe”,
- i bambini chiedono snack e gadget,
- gli adulti si concedono calze “gourmet” o ironiche oppure con set di trucchi per il maquillage.
La Befana, insomma, è diventata un piccolo mercato stagionale, ma senza perdere il suo carattere affettuoso e casalingo.
Tra tradizione e marketing
Se Babbo Natale è globalizzato, la Befana resta profondamente locale. Eppure anche lei è entrata nel circuito commerciale:
calze preconfezionate,
eventi nelle piazze,
mercatini dedicati,
influencer che mostrano “la calza perfetta”.
Ma la sua forza sta proprio nel non essere perfetta: è una figura storta, un po’ disordinata, con la scopa consumata e le tasche piene di cose semplici. È l’antidoto alla frenesia natalizia.
La Befana nelle famiglie di oggi
Nelle case italiane la Befana è diventata un momento di complicità:
- i genitori preparano le calze di nascosto,
- i nonni raccontano storie di quando “la Befana portava mandarini”,
- i bambini si svegliano presto per cercare tracce di cenere o di scopa.
È un rito che unisce generazioni diverse, proprio perché non richiede grandi mezzi: basta una calza, un po’ di fantasia e il desiderio di sorprendere.
Il suo vero significato
La Befana chiude le feste con un gesto di cura: un piccolo dono, un dolcetto, perfino un po’ di carbone che oggi è diventato un gioco, perché il carbone è di zucchero. È la festa dell’essenziale, del “basta poco”, del ritorno alla normalità con un sorriso.
E forse è proprio questo che la rende così attuale: in un mondo che corre, la Befana ci ricorda che la magia può essere piccola, imperfetta e profondamente umana.




