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L’angolo della poesia: “Il ritratto di una vita” di Stefania di Palo

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Oggi vi presentiamo alcuni versi di Stefania di Palo, poetessa pugliese, appassionata di teatro.

Stefania ha frequentato diversi corsi teatrali, conseguendo attestati di recitazione, dizione, impostazione vocale e applicazione di vari metodi teatrali. E’ stata, inoltre, attrice protagonista in varie opere e commedie.

Come autrice di brevi racconti ha partecipato a vari percorsi scolastici, mentre per quanto riguarda la poesia ha pubblicato, nel 2009, la silloge Così come sono.

Attualmente, conduce il programma radiofonico culturale Piccoli frammenti dell’universo per l’emittente locale Radio Studio 77 ed è impegnata come autrice, narratrice e scrittrice di prosa nel progetto Le stelle stanno a guardare il ponte romano.

Di questa poetessa vi proponiamo Il ritratto di una vita: versi che, attraverso i cinque sensi, descrivono quella molteplicità di stati d’animo che, appunto, caratterizza il percorso di un’intera esistenza.

Il ritratto di una vita

Ho ritratto la mia vita,

ci sono alcuni punti che dovrei forse cancellare,

altri forse evidenziare.

Ho scelto la matita, un foglio bianco

per metterci sopra le mie espressioni.

Non ci sono colori nel mio disegno,

non ci sono arcobaleni

perché ogni giorno mi piacerebbe

immaginarlo con colori diversi.

Le cicatrici di tutto ciò che ho cancellato,

non vanno più via,

s’insidiano nella figura presentandosi

come crepe innocue di colore biancastro.

Forse, se sfumo qua e là,

riesco e dargli dei rilievi

e nascondere ciò che i miei occhi,

ora, non vogliono vedere.

Ma poi dico: quelle cicatrici, sono il frutto

di ciò che ho volutamente cancellato

ed il risultato di ciò che ora, io vedo.

Ho la sensazione di conoscere l’esito del mio sudore

ma è una sensazione? Mi chiedo

nel riquadro ritraggo la malinconia

di chi vorrebbe piangere e ridere

nello stesso tempo,

di chi, semplicemente, oscura se stessa,

di chi può amare ed essere l’amore

e di chi si nasconde sotto la sabbia

per non ascoltare il rumore

ma canta e sogna dolci sonetti.

Ci vorrebbe una melodia,

una di quelle che evidenziano

l’espressione degli occhi,

forse il sorriso?

No!

Forse è meglio donargli

una musicalità diversa

ogni qualvolta mi sorprendo a guardarlo:

io, voglio dargli un animo a questa immagine.

Devo aggiungere un po’ di luce, SI!

Devo illuminare le ombre,

devo illuminare le cicatrici,

prendere fiato e lasciare che

la vita, mi doni i colori

che ha in serbo per me.

Scrutarlo ogni volta con sfida e dolcezza

perché in esso giace il mio silenzio

ma io, posso urlare e liberarmi.

Ho in dono i miei sensi,

ho il dono della vita.

Ed ogni volta che sfiorerò i tuoi occhi,

immagine mia,

mi renderò conto che tu,

non avrai mai le mie stesse emozioni,

né il dono della sensibilità

e nulla può insegnarti ad amare.

Rimarrai un’innocua immagine, posata qua e là

a piacimento ed occasione.

Forse è meglio riporti nel mio cuore,

affinché anche il tuo palato si sazi di un credo

che mai avremmo potuto conoscere

se non ci fossimo separate.

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