Jet per l'esercito svizzero, un'epopea ricca di colpi di scena. Keystone / Anthony Anex
Nonostante quanto affermato a più riprese, non è mai stato negoziato un prezzo fisso con gli Stati Uniti per l’acquisto dei jet da combattimento F-35 per l’esercito svizzero. Lo sottolinea un rapporto della Commissione della gestione del Consiglio nazionale. Una rivelazione che ha suscitato reazioni di rabbia dalla destra come dalla sinistra.
“Ora è ufficialmente certo”, scrive la NZZ, “i responsabili hanno mandato all’aria, almeno in parte, l’affare di armamenti più costoso della storia svizzera”. Il giornale zurighese ricorda che, dopo che il Dipartimento della difesa aveva annunciato nel 2021 di aver optato per l’acquisto di F-35 statunitensi (preferendoli ad esempio ai Rafale francesi), è presto emerso che esisteva il rischio che i costi potessero rivelarsi superiori al previsto, superiori anche ai 6 miliardi di franchi di credito che il popolo aveva approvato nel 2020 in votazione. Da allora il presunto “prezzo fisso” era stato menzionato in ogni conferenza stampa sul dossier, ma il termine non compare in nessun documento vincolante siglato con Washington.
Nel rapporto è criticata l’ex ministra della difesa Viola Amherd così come l’ex responsabile del progetto “Air2030”, Darko Savic. Entrambi hanno lasciato i rispettivi incarichi nella primavera del 2025, prima che emergesse con chiarezza l’entità dei maggiori costi.
Ai microfoni di RTS, il consigliere nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) Jean-Luc Addor s’indigna per “la menzogna” e pretende siano stabilite delle responsabilità. Il consigliere agli Stati socialista Carlo Sommaruga parla di “fiasco totale” e chiede si blocchi totalmente l’acquisto dei jet. La consigliera nazionale del Partito liberale radicale (PLR, destra) Simone de Montmollin parla di “ingenuità” e “dilettantismo”, indicando che il Parlamento dovrà approfondire la questione accedendo a informazioni chiare.




