Ambizione, incompetenza e irresponsabilità al “disservizio” del cittadino

Inesorabile declino

 

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Bisogna farsene una ragione: la popolazione continua ad invecchiare, e in non pochi casi va incontro ad una serie di patologie che, con il progredire degli anni, tendono a cronicizzarsi sino a rendere invalida la maggior parte dei soggetti. Secondo il Ministero della Salute nel 2045 gli ultra 65enni saranno il 30% della popolazione e gli ultra 80enni il 12%; e il peso delle malattie croniche inciderà sempre più sul bilancio del sistema Welfare. Per gli ultra 75enni, ad esempio, è di circa dieci anni la prospettiva di vita in condizioni di disabilità degli oltre 2.824.000 disabili in Italia, 900 mila dei quali sono limitati nella vita di relazione estrema, soprattutto a causa delle barriere architettoniche, e sociali in senso lato. La disabilità riguarda prevalentemente le persone con più di 60 anni di età: il 17% sono ultra 60enni, il 37,7% sono ultra 75enni; e 620 mila sono i disabili con meno di 60 anni di età. E la quasi totalità delle patologie neurodegenerative, quelle di carattere psichiatrico ed oncologico, oltre alle 5-6 mila malattie rare, non sono purtroppo prevenibili, e solo una minima parte sono guaribili…

La vera prevenzione, a mio avviso, doveva essere attuata dai politici investendo (a monte) molto di più sulla popolazione anziana, giacché la scienza medica ha contribuito efficacemente ad allungare la vita delle persone ma molto meno alla qualità di vita delle stesse. Ma ciò non è stato fatto, non solo per ignoranza ma anche per una ravvisabile opportunità e questo, ha per così dire, destabilizzato il sistema non considerando la Persona, confinandola nel limbo dei più deboli e dei… perdenti. Inoltre, tale mancata prevenzione sta avendo costi talmente elevati che probabilmente non basterebbero due Finanziarie e la continua opera del volontariato a contenere la situazione. E i risultati si fanno sempre più evidenti: assai elevato il debito pubblico, tasso di disoccupazione in continua ascesa, investimenti sempre più ridotti, aumento dei costi di tutti i beni primari e relative tasse, oltre alla “alterazione” delle relazioni sociali che, in non pochi casi, vanno ad incrementare le pagine della cronaca nera e giudiziaria.

Una responsabilità dei governanti di ogni epoca (soprattutto dagli anni ’70 in poi) il cui egoismo li ha allontanati dal loro dovere (ma questo è un eufemismo), giacché i 945 Parlamentari tra Senatori (315) e Deputati (630), sempre più rivali nel raggiungere e mantenere un scranno, non hanno mai pensato di avvicinare i cittadini (i sondaggi sono sempre di scarso valore e di poca attendibilità) per toccare con mano le gravi condizioni di salute e di carattere economico, che quasi sempre vanno di pari passo (l’esperienza ha sempre dimostrato che mai procedono bene le cose che dipendono da molti). I circa 9,5 milioni di poveri i quasi  3 mila invalidi (reali) confermano ulteriormente una situazione che non fa onore ad un Paese ricco di storia, e di molti bei nomi che si sono votati allo sviluppo delle scienze sociali, della cultura e, per certi versi, della emancipazione giuridica. Un ulteriore difetto di molti politici è dato dalla eccessiva ambizione tanto da perdere di vista la razionalità: non basta avere delle buone idee e proporre la loro attuazione, è invece prima necessario anteporre i pro e i contro; ma tant’è, un sicuro vitalizio e il quotidiano “bagno di folla” mandano in brodo di giuggiole anche il parlamentare “meno votato” al potere… E a questo proposito il politico e diplomatico statunitense Dwinght Whitney Morrow (1873-1931) ci ricorda che il mondo è diviso in due categorie: quelle che fanno le cose e quelle che ne acquistano il merito. Sarebbe opportuno appartenere alla prima categoria. C’è molta meno concorrenza.

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