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Investire in obbligazioni conviene?

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Quando si parla di obbligazioni (definite in inglese con il termine “bond”) si fa riferimento a prodotti finanziari che contemplano nel loro insieme certificati come i Buoni Ordinari del Tesoro (altresì detti BOT), i  Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) e i Certificati di Credito del Tesoro (CCT). Si tratta di sigle che non tutti i potenziali risparmiatori riescono ad associare ad una definizione specifica, sebbene vengono citate spesso durante i vari notiziari economici. Cerchiamo quindi di illustrare il loro funzionamento qui di seguito nella maniera più chiara possibile.

Come funzionano le obbligazioni

Con l’emissione di obbligazioni, uno stato o un istituto tenta di finanziare le proprie spese, mettendo sul mercato finanziario dei certificati di indebitamento. Chi li acquista, sta sostanzialmente prestando del denaro all’ente emittente, con la prospettiva futura di riavere indietro la somma maggiorata dagli interessi. Da questo punto di vista, le obbligazioni possono essere considerate come uno strumento di investimento meno rischioso rispetto alle azioni, che, se da una parte possono promettere dei profitti potenzialmente più consistenti, dall’altra non offrono delle garanzie circa il ritorno del capitale investito, che può andare perduto in caso di un eventuale andamento negativo del titolo.

Le tre caratteristiche delle obbligazioni

Le obbligazioni presentano tre elementi caratteristici: la scadenza temporale, il fattore di rischio e la tassazione alla quale sono soggetti. Relativamente al primo punto, la durata dei bond può essere a breve, medio o lungo termine, con rendimenti che variano a seconda dell’orizzonte temporale del certificato. I BOT, ad esempio, ricadono nella categoria dei prodotti a breve scadenza, in quanto possiedono una durata di 3, 6 o 12 mesi. Di maggiore estensione, ma di solito più remunerativi e conseguentemente più rischiosi, sono i BTP, la cui durata può eccedere i 12 mesi. Parlando di rischio, infatti, questo di norma sale in maniera direttamente proporzionale al rendimento: i “junk bonds” di un ente prossimo al default (ossia impossibilitato a ripagare il certificato) sono associati a percentuali ben lontane dalla media del mercato. Infine, quando ci si appresta ad operare con le obbligazioni, occorre considerare che le rendite sono soggette ad una tassazione che cambierà a seconda delle normative legislative dei paesi dove il bond viene emesso.

Investire in obbligazioni conviene?

In passato erano numerosi i risparmiatori italiani che decidevano di investire parte del loro patrimonio in obbligazioni, in virtù di tassi d’interesse decisamente convenienti. Oggi la percentuale di rendimento si è abbassata considerevolmente a seguito delle misure di politica monetaria della BCE, che ha tagliato più volte il tasso d’interesse dell’euro, portandolo al momento addirittura in territorio negativo. Ben si capisce che affidarsi a questa tipologia di investimento non produca oggi delle rendite generose, e stando alle stime degli addetti ai lavori, la situazione non dovrebbe cambiare nel corso dei prossimi tre anni.

Tuttavia, nel mercato finanziario, si potranno trovare prodotti come il Bancoposta Mix 2, basati proprio sulle obbligazioni ed altre forme di investimento, che possono garantire delle rendite superiori a quelle di altre soluzioni proposte da banche ed istituti di credito. Con BancoPosta Mix, gli investitori possono far fruttare il loro capitale in un comparto obbligazionario ed, in parte minore, in quello azionario, combinando così le opportunità di guadagno dei due settori. La durata consigliata dell’investimento è di medio termine (circa 4 anni e mezzo) e le prospettive di rendita degli scorsi anni si sono attestate intorno al 5%. Sebbene questo non sia un indice di rendimento certo per il prossimo futuro, BancoPosta Mix si propone come una soluzione interessante per chi intenda operare nel settore dei bond.

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