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Innovazioni all’ospedale Molinette di Torino

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In visita al day hospital e al reparto di degenza oncologico dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino. Strutture rimodernate dal punto di vista estetico, organizzativo e gestionale per rispondere al meglio alle esigenze della popolazione piemontese.

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

corsia di un ospedaleL’evoluzione nell’ambito dell’oncologia medica sta trovando sempre più spazio con particolare attenzione all’attività di day hospital (D.H.), oltre che di degenza ordinaria. È il caso della Oncologia Medica 1 diretta dal dottor Libero Ciuffreda, importante punto di riferimento per gli ammalati di tumore residenti in Piemonte, con circa 40 mila prestazioni ambulatoriali nel 2013 e oltre 1.000 pazienti seguiti in D.H. Quest’ultimo reparto, inaugurato nel novembre scorso è dotato di ampi spazi dedicati alle terapie orali e infusionali, ambulatori per le visite, un back office, una sala d’attesa e uffici amministrativi. Grazie al considerevole contributo della Fondazione Ricerca Molinette è stato realizzato con il massimo accorgimento estetico-strutturale, con una “adeguata impostazione” per una accoglienza ed assistenza volte alla più attenta umanizzazione del paziente. Dal punto di vista strutturale il nuovo D.H. si articola in cinque aree funzionali di ricovero diurno per la chemioterapia (8 stanze per un totale di 30 posti letto e poltrone), 3 sale visita a supporto del D.H. e 3 ambulatori, mentre l’area infermieristica (coordinata da Silvana Storto) è utilizzata per il posizionamento dei cateteri venosi centrali, oltre all’area reception e all’ampia sala d’attesa dalle pareti colorate dall’effetto rilassante…

«I trattamenti che vengono fatti ogni giorno (dal lunedì al venerdì) dalle 7.00 alle 19.00 – spiega il dottor Ciuffreda – riguardano prevalentemente i prelievi endovenosi, ma si tende sempre più alla terapia orale con notevoli vantaggi per il paziente e per l’organizzazione interna del D.H. Infatti, la maggior parte dei cosiddetti “farmaci target” sono di somministrazione orale (target therapy) che consentono di ridurre sensibilmente l’ospedalizzazione; e il futuro in oncologia sarà quello ridurre spazi per la degenza ordinaria e i D.H., ma più ambulatori dedicati in collegamento con il domicilio del paziente attraverso la tecnologia come, ad esempio, l’audio-video per visite virtuali che possono permettere di individuare eventuali tossicità farmacologiche di varia natura, e monitorare a distanza alcuni parametri vitali». Le patologie più ricorrenti trattate in D.H. riguardano i cosiddetti big-killer: tumori della mammella, del colon-retto, del polmone e dell’apparato gastroenterico.

Un medico e un infermiera con indosso camici bianchiMa quali le criticità? In questo reparto, seppur innovativo e di buone risposte terapeutiche e assistenziali gli spazi in realtà risultano insufficienti, soprattutto per le oltre 200 presenze giornaliere tra pazienti, famigliari, accompagnatori, personale sanitario, Oss e volontari, tant’é che il trattamento del tumore alla mammella avviene in altra sede dell’ospedale, mentre sarebbe più razionale inserirlo in un unico D.H., anche per ridurre le diseconomie. «Inoltre – precisa la coordinatrice Silvana Storto – il paziente in D.H. ha bisogno di tutto il supporto dell’ospedale e tutti gli apparati coinvolti nel servizio devono agire in tempo reale: se c’é un ritardo nella preparazione dei farmaci, ad esempio, le procedure successive subiscono un rallentamento se non una interruzione ed un eventuale disagio per il paziente». Ciò nonostante il corpo sanitario del D.H. è composto da 5 medici, 1 borsista, 4 specializzandi, 23 infermieri a pieno regime (di cui 8 a part-time), e 3 data manager per studi clinici. I consulenti specialisti di cui di cui si avvale di volta in volta il D.H. sono il dietologo, il dietista, e medici per la terapia del dolore. Una serie di valutazioni interdisciplinari (GIC) permettono di attivare a cadenza settimanale altri specialisti come il chirurgo, il fisiatra, il fisioterapisti, lo psiconcologo, l’ortopedico ed altri.

Non meno attivo è il reparto di degenza ordinaria con 12 stanze per 14 posti letto (che possono diventare 17), un ampio salotto d’attesa, una sala di medicheria e una postazione per gli aspetti amministrativi ed una per il colloquio con i parenti dei ricoverati. In questo reparto, la cui coordinatrice è Maria Maddalena Demichelis, vengono ricoverati pazienti affetti da patologie oncologiche solitamente piuttosto avanzate, talvolta con diagnosi complesse che necessitano di ulteriori approfondimenti… se non anche di difficile gestione. «Proprio la particolarità di alcuni casi, gli stessi richiedono una maggiore dedizione da parte di noi operatori – spiega Demichelis –, oltre al coinvolgimento psico-fisico ed emotivo cui siamo sottoposti quotidianamente. Per alcuni di questi casi, inoltre, abbiamo difficoltà nel dimetterli per l’eccessiva burocrazia che si riscontra nei servizi territoriali, a causa di una eccessiva lungaggine nel prenderli in carico; situazione che richiede un nostro maggior “impegno”, e di conseguenza l’allungamento dei tempi di attesa per altri ricoveri». Lo scorso anno i ricoveri sono stati oltre 400 per una degenza media di circa 10,35 giorni. Un’altra caratteristica di questo reparto consiste nel fatto che i pazienti che lo desiderano possono essere sottoposti anche ad un trattamento di “medicina complementare e terapia integrata”, ossia nel cosiddetto “tocco armonico”, una metodica (solitamente a cura dell’infermiera Elisa Settimio) che procura un riequilibrio psico-fisico e rilassamento senza interferire con gli atti medici in corso di ricovero. Tutte le mattine lo staff sanitario si riunisce per il brefing per discutere e aggiornare il percorso terapeutico e assistenziale dei pazienti in degenza.

Infine particolare attenzione merita il ruolo dei data manager, ossia i cosiddetti coordinatori di Ricerca Clinica (afferenti alla Oncologia Medica 1) sono rappresentati da Cristiana Taverniti, Gianluca Ignazzi e Chiara Bonfadini. Sono ricercatori (non ancora riconosciuti dal SSN e quindi non strutturati) dediti alla valutazione scientifica di uno studio clinico legato alla correttezza metodologica del protocollo, e al rispetto delle procedure e dei contenuti all’interno dello stesso; ma anche alla qualità dei dati sui quali si basa l’analisi dei risultati clinici. Nonché la raccolta e la gestione di tutte le informazioni rilevanti e necessarie per la valutazione di un trattamento nell’ambito di una sperimentazione clinica che va sotto il nome di “Data Management”. «Il data manager – specificano Taverniti e Ignazzi – è quella figura professionale che nell’ambito del team di ricerca, si occupa più di ogni altro dei dati clinici: dalla fase della raccolta a quella del loro trattamento ed elaborazione fino al conclusivo trasferimento ai centri statistici. La sua responsabilità principale consiste nell’assicurare che lo studio sia condotto in accordo con le linee guida di buona pratica clinica stabilite nelle Good Clinical Practice. Tutto questo, naturalmente, previo il consenso informato del paziente». Il data manager svolge inoltre un ruolo di coordinamento dei vari aspetti della sperimentazione e costituisce un punto di riferimento sia per l’équipe clinica che sta conducendo la ricerca (medici, infermieri, farmacisti, biostatistici, etc.), sia per le strutture regolatorie locali ed esterne (direzioni sanitarie, comitati etici, aziende farmaceutiche, centri di coordinamento, gruppi corporativi, etc.). Questi professionisti fanno parte del Gruppo Italiano Data Manager (in Piemonte sono circa un centinaio) e fanno ricerca soprattutto in ambito oncologico, ematologico e cardiologico. Una tarsk force che merita, a mio avviso, non solo il riconoscimento ufficiale ma anche la massima considerazione per il notevole contributo alla “oculata” gestione dei dati clinici, con palesi ricadute economico-gestionali per il Servizio Sanitario Nazionale.

 

 

Nella foto in alto il corridoio centrale del D.H.; in basso il dott. Libero Ciuffreda e la coordinatrice infermieristica del D.H. Silvana Storto (foto di Ernesto Bodini)

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