Indignati e Black Block. La parola a chi ha vissuto da vicino la manifestazione romana

In questi giorni non si fa altro che parlare di Indignati, Black Block, guerriglia, errato modo di manifestare. Abbiamo anche noi detto la nostra al riguardo ieri, ma abbiamo voluto ampliare il discorso della manifestazione, intervistando una nostra collega giornalista, che si trovava a Roma durante la manifestazione.

Ecco cosa ci ha raccontato Giusy La Piana del Gruppo Editoriale L’Espresso.

Giusy, hai assistito alla manifestazione? Oltre alla guerriglia cosa sei riuscita a vedere?

Già di mattina presto nei pressi di piazza della Repubblica, dove gli aderenti al corteo si erano dati appuntamenti si respirava un’aria poco rassicurante. Lo leggevi in faccia alle forze dell’ordine presenti che c’era  preoccupazione per i risvolti di quella manifestazione.   Nonostante ciò,  nella prima parte della mattinata , i  ragazzi che erano nei pressi della fermata metro Repubblica,  non facevano nulla di particolare, alcuni ballavano al ritmo di percussioni africane, altri mostravano gli striscioni che avevano preparato e scattavano foto. Nella tarda mattinata, però, già  molti punti della piazza somigliavano a una pattumiera, una discarica di bottiglie di birra e super alcolici e, a fronte di tanti ragazzi tranquilli e di interi nuclei familiari che erano li per far sentire dignitosamente  la loro voce, c’era un cospicuo numero di gente evidentemente ubriaca. Elicotteri sorvolavano continuamente la zona.  Ho visto in via Salaria un cospicuo gruppo di ragazzi, guidati da un poco più che adolescente,  marciare verso la manifestazione.  Chi li incrociava si scansava tenedo basso lo sguardo.  C’era chi alla vista di questi ragazzi dall’aria incattivita,  accelerava il passo cercando di stare più alla larga possibile: “ Dai mamma, cammina più veloce che puoi che quelli li sono non autorizzati e sono pericolosi”, diceva una ragazza alla madre mentre la teneva per mano, anzi, è più giusto dire che la stesse quasi trascinando.

Le forze dell’ordine che ruolo hanno avuto?

Era una guerriglia annunciata ma dagli esiti imprevedibili. In base a quello che ho visto,  e chiaramente il mio non può che essere uno spicchio di realtà, le forze dell’ordine erano li per fare il proprio dovere e rappresentare lo Stato. Erano presenti nei punti nevralgici già dalla mattina con la consapevolezza di doversi trovare di fronte a chi arrivava da tutta Italia con in testa  un unico obiettivo: la violenza. Addosso a poliziotti e carabinieri i teppisti hanno lanciato di tutto.  Fra piazza San Giovanni, piazzale appio e strade limitrofe piazza a re di Roma i violenti hanno combinato un pandemonio.  

Quello che stanno proponendo i media rispecchia ciò che è accaduto durante la manifestazione di sabato?

 Certi titoli mi hanno lasciata interdetta ma sarà perché non riesco mai ad abituarmi alle trovate di chi non perde occasione per strumentalizzare a proprio vantaggio politico ogni circostanza. Molte delle cose proposte dai media arrivano anche da contributi di manifestanti e cittadini comuni. Hanno vinto i teppisti che volevano offuscare le ragioni di una protesta sacrosanta. Quello degli indignati era un corteo per difendere il nostro futuro, un modo per ricordarci che  un Paese che non offre ai suoi giovani la possibilità di poter lavorare e di poter raggiungere la propria stabilità e realizzazione è un Paese malato. Purtroppo però la manifestazione  dei  trecentomila indignati passerà, invece, alla storia come il giorno romano dei black block.    

Gli indignati sono dei criminali, come qualcuno li ha definiti?

 Il popolo degli  indignati è fatto di  tantissime famiglie, padri coi loro bambini e liceali  e universitari assolutamente pacifici che nulla hanno a che vedere con i teppisti e la violenza che ha ferito  la Capitale, bruciato auto e cassonetti,  distrutto vetrine, saccheggiato, devastato bancomat,  divelto tratti di selciato per usare i sanprietrini come proiettili.

  I cittadini romani come stanno vivendo il post “Indignati”? L’amarezza è tanta. Ma Roma, in quanto capitale, è storicamente abituata  a pagare il prezzo del proprio  status.  Anche questa volta, sembra dimostrare una magnifica capacità di reazione.  In queste ore si fa la conta dei danni, che secondo una primissima stima ammonterebbero ad almeno un milione di euro, e nel frattempo cittadini e manifestanti fanno pervenire alle forze dell’ordine video amatoriali e foto che potrebbero essere utili ad identificare i teppisti  che hanno dato vita a  circa 5 ore di  guerriglia.  

Giusy Chiello

Redattore Capo

giusy.chiello@ilmiogiornale.org

Foto: Giusy La Piana

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