
Aveva appena tre mesi, è morta in ospedale per arresto cardiaco. Si chiamava Neha Afreen e non è sopravvissuta all’ira del padre, che voleva un maschio.
L’ARRESTO – Suo padre era stato arrestato lunedì, dopo che i medici che l’avevano accolta all’ospedale avevano trovato ferite sulla sua testa, abrasioni e segni di violenti morsi su tutto il corpo.
LO SCANDALO –La storia è velocemente diventata uno scandalo nazionale a seguito delle dichiarazioni della madre, Reshma Banu (nell’immagine), che ha rivelato come il padre la odiasse e la torturasse perché delusodal non aver avuto un maschio e dal rifiuto della donna di abortirla o abbandonarla.
STORIE CHE SI RIPETONO – Non un caso isolato, ma un vero e proprio fenomeno culturale che ha visto moltiplicarsi i casi di bambine uccise o abbandonate da genitori che desideravano figli maschi, tanto ch el’anno scorso ci fu anche il caso di una coppia di genitori che rifiutò la figlia lamentando uno scambio di neonati e fu ridotta alla ragione solo dopo due sttimane e un esame del DNA che dimostrava come fosse proprio figlia loro.
I GRANDI NUMERI – Un grosso problema per l’India, che s’avvia ad affrontare un gap mto rilevante tra i nati e le nate, con queste a quota 914 per ogni 1.000 maschi, contro una media mondiale di 952. Una mattanza che in alcune province supera persino l’analogo fenomeno registrato in Cina e attribuito alla politica del figlio unico.
LE FEMMINE SONO UN PESO – Una realtà diversa da quella indiana, dove comunque negli ultimi anni sta crollando il tasso di natalità. Una dinamica che spinge ancora di più alcuni genitori verso la selezione che esclude le femmine in quanto pesi per la famiglia, a differenza dei maschi. Che non devono essere forniti di dote quando si sposano e che mediamente in una società ancora patriarcale come quella indiana hanno molte più possibilità di lavoro e di carriera rispetto alle donne, che ancora rimangono a casa nella grande maggioranza.
Fonte: Giornalettismo




