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INCONTRI CULTURALI AL MOLECULAR BIOTECHNOLOGY CENTER DI TORINO

Sempre più attuali i temi della prevenzione delle patologie, con una adeguata alimentazione e appropriati stili di vita

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di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

 

 

Con il secondo ciclo dell’anno sono ripresi i Lunedì della Prevenzione e della Salute, suggerimenti per corretti stili di vita per vivere più a lungo e in salute, a cura della Associazione non profit “Più Vita in Salute” presieduta dall’internista dott. Roberto Rey. Con la regia organizzativa di Giovanni Bresciani, il pacchetto delle conferenze (anticipato dal prof. Lorenzo Silengo, direttore con la prof.ssa Fiorella Altruda del Centro torinese, ricordando le attività di formazione e ricerca del Centro di Biotecnologie Molecolari), ha preso il via lunedì 8 ottobre con le prime due relazioni a cura del medico nutrizionista e scrittore Giorgio Calabrese, e del chirurgo urologo Antonio De Zan. Il cattedratico siciliano di nascita ma astigiano di adozione, è intervenuto su “La dieta mediterranea una scienza e non una moda”, un tema assai diffuso e oggetto di molteplici pubblicazioni editoriali, ma anche di divergenze di opinioni da parte di vegani e altri… oppositori culturali. Ma a parte le divergenze e le diverse scuole di pensiero, resta il fatto che a maggioranza il concetto di dieta mediterranea (identificabile anche con l’acronimo DM) ha assunto in questi ultimi anni una connotazione un po’ più radicata al recupero di validità di tale modello alimentare, supportata da studi epidemiologici e nutrizionali, in gran parte condotti dal fisiologo, biologo e nutrizionista americano Ancel Keys (1904-2004). Un contributo, il suo, che ha messo in luce il legame tra il modo di alimentarsi e l’incidenza di certe malattie, tipiche delle società “evolute” dell’Occidente. Per quanto riguarda l’Italia, è stato ricordato, agli inizi degli anni ’80 un gruppo di esperti ha formulato le linee guida per una sana alimentazione, tra cui indirizzi emergono radici nel modello alimentare mediterraneo.

 

 

Il dott. Calabrese (nella foto) ha poi passato in rassegna i vari componenti della DM mettendo al primo posto i cereali (soprattutto se integrali), seguiti dai legumi quali integratori dell’apporto proteico; meglio ancora l’abbinamento tra i due. «Tali alimenti – ha precisato il relatore – ci forniscono la giusta quantità di fibra, costituente importante della nostra alimentazione, evitando il ricorso a supplementazioni cui sono costrette, invece, alcune popolazioni nordiche». Altro alimento da considerare favorevolmente è il pesce, sia per l’apporto di proteine di evb, che di preziosi minerali; come pure le carni, che vanno consumate con moderazione e privilegiando quelle “alternative” (pollo, tacchino, maiale magro, coniglio, etc.) in quanto meno ricche di grassi saturi. Dicasi altrettanto il consumo regolare di latte e di alcuni suoi derivati meno grassi; ed un uso altrettanto moderato di un “buon” vino nel corso dei pasti, in quanto ha proprietà salutistiche. Il cattedratico ha illustrato inoltre la cosiddetta piramide alimentare (ideata dal dott. Keys) per rappresentare schematicamente l’ottimale distribuzione dei cibi nella quantità e nella frequenza con cui vanno utilizzati: alla base sono evidenziati i cibi che possono essere assunti tutti i giorni, mentre al vertice i cibi che vanno assunti più o meno saltuariamente. «Negli ultimi decenni – ha osservato il clinico – le nostre sane abitudini alimentari sono profondamente cambiate. Lo sviluppo dell’economia, i contatti con altre culture e la diffusione della pubblicità hanno spostato l’interesse del consumatore dalla necessità al desiderio, proponendo modelli di vita e prodotti basati su scelte qualitative e quantitative sbagliate e poco adatte a mantenere un discreto stato di salute».
Ma quali sono i benefici essenziali degli alimenti? Secondo il dottor Calabrese, l’olio extra vergine d’oliva, capofila della dieta mediterranea, un antiossidante che, essendo ricco di vitamina E, aiuta a contrastare i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento…; ma è anche un regolatore intestinale favorevolmente indicato per contrastare la stipsi; riduce inoltre il rischio di infarto e di altre malattie aterosclerotiche mantenendo ai minimi livelli il colesterolo LDL, mentre non diminuisce quelli del colesterolo HDL, il cosiddetto spazzino delle arterie. È pure un gastroprotettore in quanto riduce la secrezione di acido cloridrico e quindi l’incidenza dell’ulcera peptica, tanto che pare proteggere dal rischio di alcune patologie tumorali. Il cattedratico ha rammentato il ruolo dei prodotti vegetali che aiutano a ridurre gli eccessi di calorie, in quanto contengono complessi che potenziano il sistema immunitario e complessi antiossidanti che bloccano un’ampia serie di reazioni chimiche potenzialmente dannose. Nel passare in rassegna i prodotti ittici (pesce) Calabrese ha sottolineato essere fonte di proteine evb, che contengono meno grassi e calorie rispetto alle carni comuni, oltre al noto omega 3, quale effetto benefico sull’apparato cardiocircolatorio. Ha infine concluso citando i legumi che contengono proteine che apportano alcuni aminoacidi essenziali, un elevato contenuto di fibre, e una modica quantità di grassi, ferro, calcio e fosforo e fitoestrogeni. «I fitoestrogeni – ha concluso Calabrese – sono sostanze naturali, non steroidee, con struttura e azione simile a quella degli ormoni femminili, e con una potenza molto inferiore ma in grado di attenuare i disturbi del climaterio, proteggere dall’insorgenza di tumori ormono-dipendenti, e ciò è dimostrato dagli effetti epidemiologici».

 

 

Non meno interessante, oltre al fatto di essere in programma, l’argomento dedicato alle patologie dell’alto e basso apparato urinario, sul quale è intervenuto il dott. Antonio De Zan (nella foto) che, con dovizia e semplicità, ha prima rievocato per la platea di non addetti ai lavori essenziali nozioni di anatomia, ossia la descrizione dell’apparato uro-genitale maschile e femminile. È quindi passato alla elencazione delle relative patologie non maligne, tra queste le infezioni quali la pielite, la nefrite e la più comune e ricorrente cistite causata dalla colonizzazione di batteri. «I batteri – ha spiegato – possono provenire da via ematica o linfatica adiacenti all’apparato urinario, ma anche per via diretta da contaminazione o da malattie intestinali. Le infezioni, in particolare, possono provocare un’alterazione delle funzioni dell’apparato stesso. Una ulteriore patologia, altrettanto ricorrente è la calcolosi renale, uretrale o vescicale, ed è dovuta al fatto che i calcoli si formano nei reni che poi possono essere eliminati attraverso l’uretere se di dimensioni minime, diversamente devono essere rimossi per via endoscopica o chirurgica tradizionale; mentre la colica renale, come è noto, alla difficoltà di espellere l’urina per l’ostruzione dei calcoli, e la cui stasi crea la cosiddetta idronefrosi, ossia l’affezione cronica del rene». Per quanto riguarda la terapia il relatore ha spiegato che è possibile attuare la lisi medica, che consiste nello sciogliere i calcoli, oppure la terapia ablativa-distruttiva degli stessi cosiddetta litrotipia extracorporea con onde d’urto; e in taluni casi la ureteroscopia, la chirurgia laparoscopica o tradizionale soprattutto per le calcolosi molto complesse e complicate da infezioni, quindi maggiormente risolutive.

 

 

 

Altra patologia frequente, per quanto riguarda il sesso maschile, è l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), talvolta presente anche in soggetti giovani-adulti, la cui individuazione è possibile con l’ecografia e diagnosticare così il cosiddetto adenoma prostatico (ingrossamento della ghiandola). «I sintomi – ha ricordato il clinico – si manifestano con la difficoltà ad urinare, il bisogno impellente di ripetute minzioni nell’arco della giornata (e soprattutto di notte), ma anche l’impossibilità totale o parziale di svuotare la vescica (ritenzione urinaria) sino a determinare una notevole sofferenza vescicale, e in certi casi la insufficienza renale. Come terapia, per quanto riguarda una insofferenza vescicale importante, si interviene con la somministrazione di farmaci per favorire l’apertura del collo vescicale e la riduzione del volume dell’adenoma, in altri casi (a seconda delle dimensioni) può essere rimosso o ridotto per via endoscopica o chirurgicamente». Il clinico ha poi citato alcune patologie maligne come i tumori renali e uretrali. Nel primo caso possono essere importanti quando interessano il tessuto funzionale del rene (parenchima). Solitamente sono asintomatici e vengono diagnosticati per lo più occasionalmente, come ad esempio durante un’indagine ecografica per altra causa. I tumori del rene possono essere trattati con terapia fisica come la radiofrequenza con controllo radiologico; ma se sono voluminosi si interviene per via laparoscopica o per via chirurgica tradizionale. Altro tumore riguarda la vescica ed è dovuto ad esempio al contatto con sostanze chimiche (anche pregresse di anni), ed anche al fumo di sigarette. «I tumori della vescica – ha spiegato De Zan – si curano con la terapia endoscopica, chirurgica o con la chemioimmunoterapia locale. Per quanto rguarda il sesso femminile, una delle patologie ricorrenti è l’incontinenza urinaria involontaria (di origine neurologica e da stress); e la terapia, in questri casi, consiste nella buona educazione comportamentale come la riduzione di peso, la fisioterapia del pavimento pelvico e la chirurgia per l’incontinenza più severa».

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