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Inchiesta: italiani e migranti, una guerra tra poveri? Seconda parte

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“In un’Italia alle prese con un elevato e crescente ritmo di invecchiamento, dove gli ultrasessantacinquenni superano già i minori di 15 anni, gli immigrati – commenta il rapporto – sono un fattore di parziale riequilibrio demografico, influendo positivamente anche sulla forza lavoro. I contatti quotidiani in azienda e nei luoghi di socializzazione, la scuola, l’associazionismo, il volontariato, la pratica religiosa, le famiglie miste stanno facendo dell’immigrazione una realtà organica alla società italiana”.

NAZIONALITA’

 

La collettività romena è la più numerosa in Italia, con poco meno di 1 milione di presenze; seguono albanesi e marocchini (circa mezzo milione di presenze), mentre cinesi e ucraini sono quasi 200 mila. Altre collettività, originarie dei più diversi paesi del mondo, sono piccole o medie. Gli europei sono la metà del totale, gli africani poco meno di un quinto e gli asiatici un sesto, mentre gli americani incidono per un decimo.

CRIMINALITA’

 

 “Il ritmo d’aumento delle denunce contro cittadini stranieri è molto ridotto rispetto all’aumento della loro presenza, per cui è infondato stabilire una rigorosa corrispondenza tra i due fenomeni”. Sempre nel dossier Caritas Migrantes, si sottolinea come “il tasso di criminalità addebitabile agli immigrati venuti ex novo nel nostro Paese è risultato, nel periodo 2005-2008, più basso rispetto a quello riferito alla popolazione già residente” e rileva che “il confronto tra il tasso di criminalità degli italiani e quello degli stranieri, una metodologia rigorosa, basata sui dati Istat del 2005 con la presa in considerazione di classi di età omogenee e le denunce riguardanti gli immigrati in posizione regolare, ha stabilito che italiani e stranieri hanno nel complesso un tasso di criminalità simile”, in particolare per gli albanesi nel 2008 è stato mostrato che la loro stigmatizzazione è continuata per forza di inerzia anche negli anni ‘2000 quando, stabilizzatisi i flussi, la loro rilevanza nelle statistiche criminali risultava in realtà fortemente ridimensionata; per i romeni, testimoniano i dati 2008 e 2010, la progressione accusatoria ha continuato a essere virulenta, nonostante le statistiche continuino ad attestare un loro coinvolgimento più ridotto rispetto alla generalità degli immigrati; per gli africani, nel 2010, almeno relativamente alle maggiori collettività, si è visto che sussistono problemi quanto alla loro implicazione sia nella criminalità comune sia in quella organizzata, che meritano di essere approfonditi nelle loro cause e nei loro dinamismi, mettendo in atto adeguate strategie di recupero”- 

(Fonte: Caritas)

 

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