Quasi tutti i nuovi droni sono arrivati in Svizzera, ma non soddisfano ancora i requisiti minimi richiesti. Keystone / Urs Flueeler
L’acquisto da parte delle Svizzera dei droni israeliani ADS 15 è tornato oggi al centro dell’attenzione in seguito a un’azione legale che intende annullare la consegna dei sei velivoli da ricognizione non armati.
Il procedimento civile presentato al Tribunale cantonale di Berna ha lo scopo di annullare il contratto sottoscritto tra l’Ufficio federale dell’armamento (armasuisse) e la società israeliana Elbit. All’origine dell’azione legale sono una coppia palestinese fuggita da Gaza nel 2024, il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GsoA), la sezione ginevrina della Lega svizzera dei diritti umani e l’Association suisse des avocat-es pour la Palestine.
Per i ricorrenti, “il contratto, che di fatto sostiene l’esercito israeliano, viola sia il diritto internazionale che quello svizzero“, si legge in una nota.
Il progetto era stato approvato dal Parlamento nel 2015 per un importo di 250 milioni di franchi. Il suo completamento era previsto per il 2019, ma è stato poi posticipato al 2026. Attualmente cinque velivoli sono già arrivati in Svizzera, ma non soddisfano ancora i requisiti minimi richiesti e i costi sono lievitati a 298 milioni. Una decina di giorni fa, il Dipartimento federale della difesa aveva comunicato di stare valutando l’annullamento dell’acquisto.
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