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In nome di Allah

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Riceviamo e pubblichiamo:

simbolo della pace unito con la tour eiffelUna tragedia enorme, questa di Parigi della notte del 13 novembre, a pochi mesi dalla strage di Charlie Hebdo. Allora per esprimere solidarietà bastava dire “Je suis Charlie”, questa volta penso che andrebbe bene qualcosa come “J’aime Paris”.

Commento dell’ISIS: “Colpita la capitale di abominio e perversione”. “Vi colpiamo per punire il vostro Presidente per l’attacco in Siria”, hanno esclamato i terroristi nel luogo del loro attacco, dopo aver invocato Allah, al di sopra di tutto, grande e misericordioso. Una immane barbarie su persone inermi, del tutto ignare e inconsapevoli, che ascoltavano musica, assistevano ad una partita allo stadio, incontravano gli amici al bar. Attacchi vigliacchi alla nostra normalità quotidiana, pensati da menti fanatiche, che coprono importanti interessi di natura terrena sotto il mantello di una religione che, tramite un Dio definito grande e misericordioso, carica di odio verso gli infedeli, incoraggia il martirio per avereun posto in paradiso, e trascina nel proprio destino di morte gente innocente, disarmata, inerme.

Sento questo attacco feroce come un aggressione alla nostra cultura, ai pensatori grandissimi dell’illuminismo, alla clarté cartesienne, al cogito ergo sum, al teatro di Molière, ai valori della rivoluzione borghese per la libertà, eguaglianza e fraternità, alle voci straordinarie e uniche di Edith Piaf e Yves Montand, a tanti bei film francesi, e perché no? anche alla magnifica baguette croccante e leggera che solo loro sanno fare.

Tuttavia, insieme agli ideali della rivoluzione francese, mi viene in mente l’immagine raccapricciante di uno strumento di morte, la ghigliottina, che fu inventato proprio allora per sbrigare meglio il lato sanguinario della rivoluzione.Mi tornano in mente anche le sanguinose ombre del nostro passato. Non siamo innocenti. I libri della nostra storia, fatta di santi, navigatori ed eroi, sono dalla parte dei vincitori. Dalla parte dei vinti, dei sottomessi e dei colonizzati c’è una storia di violenze, espropri e genocidi, radici profonde ed antiche del diffusissimo odio contro il mondo occidentale.

Attraverso alterne vicende siamo arrivati al terzo millennio e stiamo subendo qualcosa di nuovo nella nostra storia. Siamo impreparati dinanzi a tanta ferocia, orrore e disprezzo di ogni norma dell’umanità. Sebbene l’occidente abbia la responsabilità dei crimini dei secoli scorsi, oggi le grandi e le piccole potenze hanno il dovere di organizzarsi, superare le beghe campanilistiche, per prevenire e combattere adeguatamente questa barbarie.

Una barbarie che priva tutti, in Europa, in Italia e a Roma, sede della Città del Vaticano, di una libertà fondamentale, la libertà dalla paura.

Che fare?  Si sentono analisi, tesi e ricette, spesso contrastanti.Quasi impossibile orientarsi e capire. Cito ad esempio i pensieri di due toscani. Il pensiero di Oriana Fallaci, fiorentina: “Diventeremo l’Eurabia, il nemico è in casa nostra e non vuole dialogare”, e quello del disinvolto giovanotto di Pontedera che ci governa, che con tipico ottimismo dice: Vinceremo. Come, quando e dove, per ora è poco chiaro.

Emanuela Medoro

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