In Danimarca giovani di vari Paesi incontrano la Salute Mentale con il “Mental Health Training Erasmus+ Youth Project“.

Gruppo Erasmus

di Francesca Lippi

Un training course dal sapore internazionale ha visto giovani di vari Paesi confrontarsi e studiare in un progetto sulla salute mentale. Vi proponiamo alcune loro esperienze.

Mental Health Training Erasmus+ Youth Project“ è il nome di un progetto per studenti che si è svolto in questi giorni a Copenaghen. Lo abbiamo scoperto casualmente, ci ha incuriosito e, quindi, abbiamo voluto saperne di più così da poter fornire ai nostri giovani lettori, e non solo, uno spaccato del viaggio e delle scoperte che hanno fatto i due protagonisti: BD e LT che preferiscono le sigle ai nomi per intero. BD è una ragazza laureata in Mediazione Linguistica per la Diplomazia Internazionale e attualmente studia magistrale in Relazioni Internazionali e Diplomazia, mentre LT è un giovane laureato in Scienze Psicologiche Sociali e del Lavoro e attualmente studia magistrale in Psicologia Clinica.

-Il titolo del progetto è molto articolato, ma in sintesi di cosa si tratta?-

BD: Il progetto sostanzialmente è un training course, ci ha fornito gli strumenti per poter lavorare coi giovani ed educarli su un tema specifico, in questo caso si parlava di educare i giovani alla Mental Health (salute mentale) ma gli argomenti possono variare da progetto a progetto

Cosa vi ha colpito di più del progetto?-

LT: Personalmente sono rimasto molto colpito dall’eccellente organizzazione del progetto, i facilitatori che ci istruivano alla salute mentale secondo il modello bio-psico-sociale erano molto preparati, empatici e di gran cuore. Riuscivano a rendere ogni lezione coinvolgente con attività pratiche stimolanti e divertenti, grazie alle loro lezioni siamo riusciti a legare molto con i nostri compagni di corso che venivano da parti di Europa differenti.

Un momento della giornata del gruppo di lavoro

Siete riusciti a socializzare creando con il vostro gruppo di studio i presupposti per nuove amicizie?

LT: Assolutamente, eravamo 30 partecipanti in totale e siamo rimasti in contatto con quasi ognuno di loro, stiamo già pianificando qualche viaggio in luoghi come la Giordania, la Georgia e la Grecia per andare a trovarli. Le amicizie che si sono create hanno superato le mie aspettative e sicuramente non si fermeranno a questo singolo progetto.

Come era organizzata una giornata tipo al Mental Health Training Erasmus+ Youth Project?-

BD: Ci svegliavamo alle 9 e andavamo a fare colazione, alle 10 iniziava la prima parte di lezione che veniva divisa dalla seconda parte da una pausa di mezz’ora, poi pranzavamo. Alle 15 ricominciavamo i corsi fino alle 18:30 e la sera dopo cena era dedicata alle “Serate Interculturali” dove i ragazzi provenienti dai vari paesi proponevano delle attività per conoscere la cultura e le tradizioni delle loro terre d’origine. Le varie lezioni si componevano da attività di team-building, attività all’aperto, lavori di gruppo, lezioni frontali di psicologia, attività di role-playing, meditazione e mindfullness. 

– Avevate a disposizione vitto e alloggio ne siete rimasti soddisfatti?

LT: L’alloggio era una scout house in mezzo ai boschi della Danimarca. Ovviamente ci si doveva adattare ad una residenza che non era certo un albergo, eravamo trenta persone nello stesso edificio quindi anche la privacy non era contemplabile in un’esperienza del genere ma è una cosa da tenere in conto quando si partecipa a progetti del genere e, col tempo, ci si riesce ad adattare all’alloggio e alla compagnia delle persone. Il vitto certo ci faceva dimenticare tutte le difficoltà della scout house, c’erano delle cuoche che ci preparavano 5 pasti abbondanti al giorno, spaziando tra culture culinarie differenti superando ogni volta le aspettative, specialmente per degli italiani all’estero.-

Tornando in Italia cosa porterete con voi di più prezioso dell’esperienza appena conclusa?-

BD: Porto con me la possibilità di aprirmi a culture e pensieri diversi e la bellezza di aver trovato tanti amici di differenti paesi. Nonché l’importanza di condividere le proprie paure e i propri problemi e di sapere che ci sarà sempre qualcuno pronto ad ascoltarti. È stata una piacevole sorpresa andare d’accordo con tutti e creare un ambiente positivo ed energico in così poco tempo, non scontato quando si lavora con trenta persone. Infine, interfacciarsi con un paese estremamente efficiente, ordinato e con un’altissima qualità della vita come la Danimarca è stata una grande occasione. Questi progetti ti danno la possibilità di capire anche in che tipo di ambiente vuoi trascorrere la tua vita.

LT: Porto con me una consapevolezza nuova e più matura sulla Mental Health, ho provato in prima persona cosa significa “essere in salute” con un ambiente giovanile, stimolante e positivo, il tutto svoltosi in uno dei paesi con la qualità di vita più alta al mondo e certamente questa consapevolezza non ho intenzione di perderla ma, anzi, spero di riuscire a trasmetterla anche alle giovani menti italiane per far sì che questa società si muova sempre di più verso quella direzione.

Durante il tempo libero avrete sicuramente visitato Copenaghen, cosa avete apprezzato maggiormente della città?

BD: Senza dubbio l’efficienza dei servizi, la pulizia delle strade, il senso civile degli abitanti, il forte senso ecologico della città che verte all’utilizzo non eccessivo delle macchine ma anzi incoraggia all’uso delle bici con corsie dedicate solo ai ciclisti in ogni strada. Anche il tempo ci ha sorpresi, ci aspettavamo molto più freddo di quanto in realtà fosse.

Se vi proponessero di ripetere un’esperienza analoga accettereste?-

LT: Ad occhi chiusi, anzi stiamo già pianificando i prossimi viaggi con progetti simili in giro per il mondo.

Se un giovane vi chiedesse un consiglio su questa tipologia di Erasmus lo indirizzereste verso questa proposta?-

LT: Senza dubbio, ritengo sia il modo migliore per cominciare, questo progetto è affidabile, formativo e avrete la certezza di essere trattati bene. È il modo migliore per impostare uno standard che ci si augura sia mantenuto anche da altri progetti e organizzazio

E ora un’ultima domanda: Ma davvero è così freddo a Copenhagen?-

 BD: Meno di quanto si pensi! Abbiamo trovato un ottimo clima in questo periodo dell’anno, certo d’inverno si resta in casa perché le temperature sono troppo rigide ma di primavera ed estate il caldo è piacevole perché viene trasportato dalla brezza marittima tipica dei paesi costieri.

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