IL “VIZIO” DI LEGGERE PER SAPERE ED ESSERE MENO IGNORANTE

Un buon libro o in alternativa qualche rivista intelligente, sono il sostegno per dare maggior senso alla nostra conduzione esistenziale

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Leggo, leggo e rileggo. Ma cosa? Di tutto un po’ ma, detto così, sembra essere un tantino presuntuoso se non da saccente. Tuttavia, volendo ridimensionare queste mie affermazioni, in tutta verità ammetto comunque di leggere molto soprattutto biografie, scienze mediche, problematiche sociali legate all’attualità come l’evoluzione e la gestione politica della pandemia, i “capricci” del nostro SSN e tutto quello che riguarda il circuito dell’handicap, con qualche distrazione in tema di arte. Ma aggiungo anche le vicende relative alla giurisprudenza e qualche approfondimento sulla politica locale in genere e, questo, per cercare di capire quanto è a rischio la nostra incolumità se non anche la libertà e la vita… Questo sommarsi di nozioni, che peraltro mi riportano a ricercare conforto nella saggezza dei filosofi del passato, mi fanno ulteriormente riflettere su quanto sia importante non solo la conoscenza (proprio attraverso la lettura e relativi approfondimenti), ma anche il fatto di possedere uno spirito critico nel valutare il nostro modo di esistere e quindi di relazionarci. A mio avviso stiamo andando incontro ad un futuro non proprio roseo (pandemia a parte), a cominciare dal fatto che in pochi decenni sono venuti meno determinati valori etico-morali, in quanto nella maggior parte dei casi il concetto di Persona si è ridotto ad un semplice concetto di Essere per certi versi quasi robotizzato anche nei sentimenti: il tanto decantato sentimento che si vuole ancora chiamare vera amicizia, ad esempio, è ormai appannaggio di pochi, nella maggior parte soppiantato da fugaci ed interessate relazioni materiali e di interesse personale (cicero pro domo sua). Inoltre, vado sempre più constatando che i potenti mezzi di comunicazione, come ad esempio la televisione, sono diventati un bacino di assorbimento della massa orientata verso un “credo” che non è il vero e soprattutto utile comunicare, ma una summa di distrazioni sovente di malcostume e di mere illusioni prive di una qualsivoglia razionalità. Altro che sane letture: per gli oltre 4 milioni analfabeti di ritorno, ci sarebbe bisogno di rievocare le lezioni del maestro Alberto Manzi (1924-1997) che, per la RAI, dal 1960 al 1968 condusse il noto programma “Non è mai troppo tardi”; una trasmissione televisiva che nessuno più si sognerebbe di riproporre… evidentemente non vi sarebbero telespettatori e di conseguenza nemmeno alcun sponsor interessato (sic!). Ora, è pur vero che lo svago e i momenti di ilarità sono necessari per un giusto equilibrio psico-fisico, ma è altrettanto vero che questi ultimi prevalgono su quelli più “seri ed impegnativi” oltre una certa misura; ed ecco che l’istruirsi e l’acculturarsi diventano mete sempre più irraggiungibili.

Ma come alternare l’impegno del leggere e dello scrivere con momenti di “distrazione”? Personalmente non ho alternative se non quella di continuare ad onorare ciò che ritengo saggio sostenere: «You never stop learning, even at mi age», che si può tradurre in «Non si finisce mai di imparare, anche alla mia età». Non è una sentenza, ma semplicemente un indice di saggezza, proprio perché è traendo dal passato e dai più saggi che si cerca di capire chi siamo, perché esistiamo e quale è il nostro dovere terreno… verso noi stessi e verso il prossimo. A questo riguardo si potrebbe dire che una persona non può dire di aver completato la propria istruzione, se non ha imparato a con-vivere con un problema insolubile. Dal canto mio provo molta pena in chi si sottrae alla necessità del sapere, poiché nulla è più spaventoso che una ignoranza attiva; del resto l’ignoranza è un (meraviglioso) rifugio che protegge da tutte le ribellioni, da tutte le riflessioni e da tutte le proteste della coscienza. Dunque leggere, leggere e ancora leggere, se non altro per difendersi da quella moltitudine del nulla che, in non pochi casi, distanzia gli esseri umani anche se apparentemente accomunati proprio dai moderni e deleteri mezzi di comunicazione televisivi, ed altro ancora: carte assorbenti che non si asciugano mai! E sull’utilità di leggere si sono scritti molti aforismi, ma per non ripeterli in quanto fin troppo noti, mi piace concludere con un mio personale aforisma coniato anni orsono: «Una camicia in meno per due libri in più».

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