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Il tema di una studentessa: “L’Italia è un paese malato perché perde i cittadini e vive di passato”

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In questo tema, che abbiamo trovato casualmente su un sito dedicato alla scuola, la nostra scuola bistrattata, specchio di una Italia allo sbando, la studentessa che scrive ci offre degli spunti, delle indicazioni di una semplicità disarmante: siamo cittadini  in un Paese che ci chiede solo sacrifici, un paese malato di passato e che perde i suoi i giovani, perché non offre loro opportunità professionali. L’autrice, che ama moltissimo il suo Paese, dichiara di sentirsi sempre meno italiana e sempre più cittadina del mondo. Morgana ci indica la strada dell’impegno e del sogno, che travalica il lamento fine a se stesso di fronte allo sfascio economico- politico- sociale  del proprio Paese e trova l’attuazione pratica in un sentimento più ampio, quel “cittadina del mondo” che apre le frontiere e le menti senza lasciare posto alla disperazione. Senza futuro i giovani? In Italia probabilmente sì, ma i sogni quelli rimangono. Grazie, Morgana. (F.L.)

Traccia

Quando un popolo non ha più senso vitale del suo passato si spegne. La vitalità creatrice è fatta di una riserva di passato. Si diventa creatori anche noi, quando si ha un passato. La giovinezza dei popoli è una ricca vecchiaia” (C.Pavese). Discutete e sviluppate con riflessioni personali il principio enunciato nel passo su riportato.

Svolgimento

Sentirsi italiani oggi non è semplice; se si guarda al passato, emergono certamente stimoli ed esempi, una certa nostalgia a volte orgoglio, altre volte vergogna per le atrocità e gli sbagli dei nostri avi.
Un piccolo sforzo mnemonico ed ecco tornarci alla mente la storia, la cultura, l’arte, la politica di un tempo che non è il nostro, ma a cui inevitabilmente siamo legati.
Il passato è importantissimo, quanto meno dovrebbe insegnare, servire da modello in positivo o in negativo. Il passato è sempre avvolto in una patina di fascino, perché quello che siamo è il risultato dei grandi uomini, di importanti avvenimenti storici, delle scelte che furono, ma anche di quegli uomini che non sono entrati nei libri di storia, nonostante abbiano costruito con la loro esistenza e il loro lavoro la storia stessa.
È possibile sentirsi italiani se si escludono taluni periodi storici o personaggi. Intendo dire che sarebbe davvero un’utopia se pensassimo che rimanendo legati a uomini quali Dante, Leonardo da Vinci, Calvino, De Andrè, Rino Gaetano, ecc.. si potesse progredire.
L’orgoglio che deriva dall’essere cittadini della medesima patria di poeti, scrittori, artisti, filosofi, uomini politici, cantautori risulta però inefficace nell’offrirci possibilità di creare, superare i modelli del passato.
È un atteggiamento proprio dell’uomo il guardare con occhi nostalgici al passato. A testimonianza di ciò i continui ritorni al classicismo, alla razionalità, al sentimento; i modelli artistico-filosofici greci e architettonici romani mai fuori moda, i programmi scolastici legati in tutto e per tutto al passato. Evolversi significa sfruttare il passato per migliorare, non venerare le imprese dei nostri padri in un’adorazione fine a se stessa. Forse in Italia siamo “malati” di passato, forse tutto ciò ha portato ad una stagnazione culturale.
Attendo con ansia il nuovo Botticelli, il nuovo Gaber, il nuovo Manzoni: ma purtroppo non sappiamo “usare” correttamente il passato. Non ci sono istruzioni per l’uso, esiste la voglia di essere orgogliosi dell’Italia di oggi. Con un passato come quello italiano, il presente dovrebbe essere giovane, ricco di vitalità creatrice.
L’Italia nel 2012, invece, è fatta di politici corrotti, di uno sviluppo praticamente inesistente, di crisi, di tasse, di poca compattezza sociale, di approfittatori, di arringatori di folle senza sani ideali, di interessi privati, di poco amore e rispetto per l’Italia stessa e infine di gente che crede nelle proprie capacità, crede nell’Italia, gente onesta, ma che non ha tante chances. Il passato è la nostra consolazione. Sentirsi italiani oggi non è semplice, l’Italia è un Paese per pochi. Per i giovani non c’è futuro noi siamo l’Italia di domani e siamo costretti alla fuga. Un paese che perde cittadini è un paese malato.
Resto perché amo l’Italia, per De Andrè, per la pizza, l’arte, la cultura, i monumenti, i musei, i romanzieri, il clima, gli affetti del mio Paese.
Parto perché penso a me, perché scappo da un paese che non mi promette nient’altro che sacrifici, perché mi sento sempre meno italiana e sempre più cittadina del mondo.

Morgana Murgia

Fonte: www.atuttascuola.it

Morgana Murgia è un’allieva della classe V CP- Istituto “A. Monti” di Asti- Indirizzo psico-pedagogico – anno scolastico 2012-2013- pubblicazione a cura della prof.ssa Silvia Sillano- Tipologia D: tema di argomento generale

 

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2 Commenti su Il tema di una studentessa: “L’Italia è un paese malato perché perde i cittadini e vive di passato”

  1. Ernesto Bodini // 2 Gennaio 2013 a 08:24 //

    Gentile studentessa Morgana, non credo che servano ulteriori commenti alle sue considerazioni che tracciano il quadro di una “Penisola” sempre più in declino; tuttavia mi sento in dovere di unire la mia desolazione alla Sua e a quelli di tanti (?) altri, sottolineando che l’amore per il proprio Paese rischia di tramutarsi in “avversione” soprattutto se il perpetuarsi di un sistema trova le sue radici nella retorica e nella ipocrisia di chi si candida politicamente dichiarando l’interesse per il proprio Paese:”la gestione politica andrebbe lasciata a chi non ne nutre la passione “, diceva un saggio. Auguri per il Suo futuro. Cordialità, Ernesto Bodini (giornalista scientifico – Torino

  2. Cara Morgana,
    .. io resto in Italia, con qualche fuga libica, perché ho la fortuna di fare un lavoro che mi permette di conoscere giovani belli come te!

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