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IL TAPPO FA IL VINO BUONO. UNA MOSTRA FOTOGRAFICA DOCUMENTA LA RACCOLTA DEL SUGHERO E DEL MOSCATELLO

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Oggi, sabato 8 dicembre il CENTRUM SETE SÓIS SETE LUAS di Pontedera inaugura la mostra fotografica “DE MUSCAT ET CORTIÇA” (del moscatello e del sughero), un’originale progetto, patrocinato dal Comune di Pontedera, dal Municipio di Ponte de Sor e dalla Mairie de Frontignan, che si è sviluppato tra il sud della Francia e l’Alentejo in Portogallo. Una produzione originale dei Centrum Sete Sóis Sete Luas di Pontedera e degli omonimi Centrum di Ponte de Sor (Portogallo) e di Frontignan (Francia) dove due fotografi, il francese Alain Marquina e l’italiano Alessandro Puccinelli, hanno rispettivamente soggiornato per una settimana, documentando i delicati rituali di raccolta dell’uva e del sughero. Puccinelli, che attualmente si divide tra Toscana e Portogallo, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Sony World Photography Award. Ha trascorso molto tempo della sua residenza a Frontignan sdraiato sotto le viti di muscat, lasciando che i vignaioli facessero il loro lavoro, seguendoli in silenzio e senza disturbare. “Stando con loro ha scoperto quanto il sapore bucolico sia ancora presente nella vendemmia contemporanea. Molti dei vignaioli magari conoscono a malapena il vino, vengono dall’Est e bevono birra, eppure le sensazioni che ho provato sono le stesse di 20 anni fa. La gente lavora duramente, ma sorride, scherza e sembra che nell’aria aleggi una coscienza superiore. É il potere di questo frutto che rende bello tutto ciò che gli si avvicina.” dice.
Ogni vigna che si trovi su un pendio o sull’orlo di un lago o del mare, ha la sua propria identità e armonia. Oltre alle vendemmie però, c’è il mondo misterioso della cantina dove nasce il vino. A questo percorso mancava la fine, il tappo di sughero naturale che chiude la storia fatta di terra, di luce, di donne e di uomini appassionati. É da qui che nasce questo lavoro sulla raccolta del sughero nei querceti in Portogallo, questo materiale nobile senza il quale i migliori vini non sarebbero altro che semplici bevande. Alain Marquina, fotografo francese del colore, regista e anche musicista di grande talento, ha ritratto i raccoglitori di sughero di Ponte de Sor, da dove arrivano la maggior parte dei tappi delle bottiglie di tutto il mondo.
“In Portogallo ho conosciuto uomini che lavorano duramente, con una coscienza pro-fessionale fuori dal comune, molte volte in condizioni avverse, di pericolo, con tempe-rature che superano i 45° all’ombra e con un’esperienza che è possibile acquisire solo dopo moltissimi anni di lavoro. E lavorano a una velocità incredibile con una precisione da orologiai. È molto difficile, in queste condizioni, riuscire a catturare con precisione le attitudini e i gesti.” racconta Marquina, che ha dovuto combinare diversi metodi di approccio alla fotografia. Alla fine è rimasto fedele al suo registro colorista e ha deciso di di non sottolineare la durezza del lavoro della raccolta del sughero, il sudore o le espressioni di sforzo, ma ha cercato, per quanto possibile, di rispettare questa impres-sione di facilità, di “volontà” che sono caratteristiche di questi lavoratori. “C’è un’assenza incredibile di suono: nei querceti non ci sono offese, grida, parolacce, interiezioni, né risate…C’è solo il suono secco delle asce che taglia i tronchi delle sughere a intervalli regolari”.
Questa mostra rende omaggio a tutti i lavoratori della filiera vinicola, senza i quali non esisterebbero grandi vini.
Durante la serata sarà offerto al pubblico il famoso moscatello di Frontignan e seguirà il concerto del progetto musicale LA SETE DI IPAZIA di Barbara Eramo, Camillo Pace e Antonio Oliveti, un viaggio al Sud attraverso la voce della donne. La Puglia, terra di nascita di Barbara e dei suoi musicisti, attraverso le sue forti tradizioni popolari, le sue melodie, le lingue (griko e Arbëreshë) e la sua contemporaneità, è il punto di partenza di un lungo viaggio musicale che tocca diversi paesi del Mediterraneo fino a incontrare culture e musiche d’oltreoceano che evocano le grandi migrazioni partite dall’Europa e dal nostro Sud. Il fil rouge di questo viaggio è lo sguardo femminile che, con la sua visione circolare più spirituale intimamente connessa alla terra, non mortifica il corpo ma ne sottolinea la sacralità. Il nome Ipazia rende omaggio alle poetesse, alle mistiche, alle artiste ribelli o alle donne comuni che attraverso i rituali (come la taranta) l’arte e la cultura, denunciano il potere e il controllo sulle masse, restituendoci la forza e la bellezza del mondo. Composizioni originali si alterneranno a brani celebri. L’ingresso al concerto e alla mostra è gratuito.

La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 8 dicembre 2018 al 7 gennaio 2019

Aperture mostra
Dal lunedì al sabato: 08h00-19h00
Domenica: 10h30-13h30
Chiuso nei festivi
Info: tel. 0587.731532
Visite guidate su prenotazione
Centrum Sete Sóis Sete Luas
Viale R. Piaggio, 82 – Pontedera
Info: tel. 0587.731532; mail: info@7sois.org

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