Il Santo Natale: una storica ricorrenza

Un appuntamento con le riflessioni per una maggior vicinanza tra i popoli

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

 

Durante l’anno ci sono sempre occasioni per scrivere (non per ragioni professionali) a conoscenti, amici, parenti, colleghi; e la festività del Santo Natale è una di queste. Una ricorrenza religiosa, una festa della speranza ma anche un “consueto” appuntamento con molte scadenze…, sulla quale forse non sempre ci si sofferma per rievocarne la genesi e la continuità della tradizione. Colgo l’occasione di questo spazio per farne un sintesi.

Dunque, che cos’è il Natale? Soffermandomi brevemente sul significato delle “varianti” religiose che il Natale ha conservato o conserva per l’uomo di oggi, e per citare qualche tratto storico, solo nel IV sec. il Natale fu fissato il 25 dicembre, sulla Fede di un passo di San Giovanni Crisostomo (arcivescovo e teologo bizantino, 344-407), che dava per certa l’esistenza degli atti del censimento, cui accenna Luca. Da allora tutti i Cristiani, ad eccezione dei Monofisiti armeni (coloro che confessano nel Verbo incarnato), che restano fedeli al 6 gennaio, celebrano il Natale il 25 dicembre. Col passare dei secoli, anche per una evidente sollecitazione sentimentale, che nasce quando sono protagonisti i bambini, il Natale (con la Pasqua) diventò la festa fondamentale dei Cristiani; una “scelta” che si tradusse in una letteratura edificante quasi infinita e che offrì il tema dell’iconografia cristiana.

Solitamente, oggi, la festività non va oltre la consuetudine casalinga che ben si adatta alle convenienze per riunire le famiglie, i popoli e tutti gli uomini più “lontani” (politici e regnanti compresi) da ogni pensiero di pace, fratellanza, solidarietà; quali messaggi di speranza che non devono terminare con la festività ma estendersi nel tempo in tutti gli angoli della Terra. Ma il Natale è anche tempo di riflessioni, fatte con obiettività, richiamando la nostra attenzione, ad esempio, sulla cultura dei popoli, i problemi della pace, della povertà, della salute e dell’ambiente; ma anche sul dovere del senso civico, del perdono e del mutuo aiuto, e quindi sui diritti all’uguaglianza, alla parità sociale e al rispetto della dignità.

La storia, che comprende lo sviluppo della scienza e del sapere, si dice e si insegna, è la madre di tutti i tempi, guida e luce per i suoi figli (cioè tutti noi) che intendono operare nel bene e per il bene dell’umanità, a volte a caro prezzo ma sicuramente il più delle volte ne vale la pena! Ecco, io credo che con questa rievocazione e queste riflessioni di “valorizzare” il significato di una ricorrenza non solo dal punto di vista religioso ma anche da quello socio-culturale ed umano in senso lato, ma soprattutto per estendere il mio pensiero e della nostra Redazione di amicizia e di amore che poggia sulle basi dei buoni propositi culturali ed umani a tutto campo… dando voce a chi voce non ne ha.

 

 

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