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Il sangue tra leggenda e realtà

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Per molti resta ancora un mistero la “liquefazione”  del sangue di San Gennaro e di altri meno noti

di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)

Per secoli si sono susseguite credenze e miti sino a suggestionare i popoli, tanto da far loro credere che l’elemento sangue avesse poteri sia fisici che spirituali. Tradizioni che ancora persistono in molte religioni, e questo conferma che il sangue rappresentava (e forse per molti credenti rappresenta ancora oggi) l’unione dell’uomo alla divinità… Il potere del sangue, dalla valenza quasi sempre simbolica e misterica, si è protratto nel tempo sino ad influenzare pratiche terapeutiche, sovente utilizzato come soluzione e affermandosi nella medicina popolare e nella tradizione. Da un breve excursus storico si rileva che sin dall’inizio del Cristianesimo particolare attenzione si è prestata al sangue dei martiri, spesso raccolto in ampolle di vetro e tramandate nel tempo sino a diventare leggenda, tale da superare i confini della realtà. Il culto del sangue dei martiri della Chiesa risulta particolarmente documentato dagli innumerevoli pellegrinaggi dei fedeli: al sangue del martire contenuto nelle ampolle (sovente conservate nelle catacombe) era riconosciuto un forte potere taumaturgico. La conservazione del sangue rappresentava dunque non solo il valore della sofferenza del martirio, ma anche la convinzione dell’immortalità espressa nel Vangelo. Questa tradizione è spesso riportata nelle cronache del passato, in cui uomini e donne, si nutrivano del sangue di vergini e bambini; ricostruzioni letterarie che hanno alterato la realtà dei fatti sino a demonizzare alcuni personaggi storici, priva di ogni storica attendibilità. Nella tradizione apologetica il sangue divenne semen christianorum, un motivo ricorrente dell’agiografia che aveva nel martire il proprio punto di riferimento evocativo. Spesso intorno a queste particolari reliquie la leggenda e la volontà agiografica hanno avuto il sopravvento sulla realtà: il culto del sangue dei martiri della Chiesa primitiva appare notevolmente documentato nella passiones e negli itinerari ad uso dei pellegrini; il contatto con le ampolle contenenti il prezioso liquido aveva la facoltà di trasferire su altri oggetti il forte potere taumaturgico riconosciuto al sangue del martire.

Ma in cosa consiste il “fenomeno” (inquietante) legato al miracolo di San Gennaro? Ucciso forse nella solfatara di Pozzuoli nel 305 d.C. con altri martiri, San Gennaro è una figura emblematica dell’Italia dei miracoli, archetipo di una tradizione soprannaturale in cui fede, folklore e religiosità convivono a stretto contatto. Come è noto il miracolo di San Gennaro si focalizza intorno alla misteriosa liquefazione del suo sangue, conservato a Napoli. Secondo il parere di alcuni insigni biologi, sembrerebbe ragionevole presumere che nelle ampolline sia contenuto del sangue certamente antico. Sangue contenente metaemoglobina scura e stabile, il che corrisponde all’aspetto cupo del materiale contenuto nelle ampolle al momento della fase solida. Nella fase della liquefazione il contenuto delle ampolle diviene invece rosso vivo, quasi che si fosse realizzato un impossibile ripristino della ossiemoglobina. Inoltre, le conoscenze sulla coagulazione tendono a condurre gli studiosi verso la conclusione che la liquefazione ricorrente, contrasta con le conoscenze scientifiche biochimiche e fisiologiche acquisite. Ma quella di San Gennaro è una vicenda senza fine in cui affermazioni e smentite si susseguono rapidamente accrescendo le luci e le ombre che fanno di questo miracolo una storia misteriosa, la cui soluzione appare molto lontana. Forse improbabile.

Ma va ricordato che per la città partenopea non si tratta di un unicum, in quanto vi sono altri casi noti e ancora senza una risposta. Tra i più emblematici quelli del monastero delle Clarisse di Santa Chiara, in piazza del Gesù, dove il 3 agosto e il 25 dicembre si scioglie il sangue del protomartire Santo Stefano; il sangue di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (autore della cantata “Tu scendi dalle stelle”), che si scioglie il 2 agosto nella chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Cattivi a Port’Alba; nella chiesa di San Gregorio Armeno, costruita sulle rovine di un tempio di Cerere si liquefa il sangue di San Giovanni, di San Lorenzo e di Santa Patrizia; nella chiesa di Gesù Vecchio il 21 giugno si liquefa il sangue di San Luigi Gonzaga e di San Panteleone; il sangue di San Giovanni Battista si liquefa per la prima volta nel 1554 nel convento di Sant’Arcangelo a Baiano; il sangue di San Pantaleone di Nicomedia si scioglie nella basilica cattedrale di Racello il 27 luglio. Ma il fenomeno più noto e studiato è quello legato a San Gennaro, intorno al quale esiste un’ampia letteratura, scientifica e agiografica.

Ma cosa sappiamo effettivamente del misterioso Gennaro? Di lui abbiamo scarne notizie attendibili: tradizionalmente si indica che il 19 settembre del 305, durante la persecuzione di Diocleziano, Gennaro, vescovo di Benevento, fu decapitato con altri compagni della solfatara di Pozzuoli. Secondo altre fonti, invece, fu destinato ai leoni, ma in ogni caso la conservazione delle due reliquie e del suo sangue in apposite ampolle non costituisce un caso unico, in quanto si trattava di una pratica diffusa, caratterizzante l’atteggiamento dei fedeli nei confronti dei martiri. Come è noto, intorno al sangue del martire è ancora oggi diffusa una sacrale venerazione e una tradizione culturale che coinvolge gran parte della comunità cittadina. Le cerimonie in onore di San Gennaro furono istituite nel 1337 dall’arcivescovo Orsini, ma va chiarito che nelle fonti di allora non si trova alcuna menzione del miracolo del sangue, e bisogna attendere il 1389 quando, il 17 agosto, il fenomeno della liquefazione venne documentato per la prima volta. Da allora si sono verificate circa 11 mila liquefazioni in condizioni ambientali e culturali molto diverse. Questa la memoria lasciata dell’avvenimento del 17 agosto 1389: fu fatta una grandissima processione per il miracolo che Gesù mostrò mediante il sangue del beato Gennaro conservato, e che allora era liquefatto, come se quel giorno fosse uscito dal suo capo. Da allora in poi l’evento si è quasi sempre ripetuto a date regolari, scandendo la storia di Napoli. Le date della liquefazione sono il 19 settembre (giorno della decapitazione del santo), il sabato che precede la prima domenica di maggio (anniversario della traslazione delle reliquie del martire nelle catacombe di Capodimonte), il 16 dicembre (relazione ad una terribile eruzione del Vesuvio che nel 1631 causò molti lutti e distruzione).

La mancanza di notizie fino al 1389 ha indotto gli studiosi ad ipotizzare che il sangue di San Gennaro sia da porre in relazione al fiorire di reliquie medievali, che come è noto, offrirono l’humus per molte credenze e tradizioni, alcune delle quali ancora diffuse attualmente. Va detto che la Chiesa cattolica non ha mai dichiarato ufficialmente un miracolo il fenomeno della liquefazione, né che tale riconoscimento è soprattutto frutto della tradizione e della fede popolare. La reliquia è conservata in una boccetta di vetro sigillata, con volume stimato di circa 60 millilitri, riempita per metà dal liquido; questa bottiglietta, accanto ad un’altra più piccola e vuota è contenuta tra due pareti di vetro in un reliquiario portatile d’argento. Durante la cerimonia del miracolo il reliquiario è più volte staccato dalla sua base, mosso, agitato e capovolto al fine di evidenziare l’avvenuta liquefazione, che viene vista senza difficoltà: in certi casi quasi immediatamente, in altri dopo alcuni giorni. Si dice, su basi non comprovate dalla scienza, che in qualche caso il sangue ribolla, cambi di peso e di colore, ma non vi sono prove certe che comprovino questi fenomeni. La mancanza del fenomeno della liquefazione è generalmente considerata un cattivo presagio ed indicazione di futuri avvenimenti funesti.

Da quando il sangue di San Gennaro è al centro degli studi, sono state avanzate numerose ipotesi sulla sua liquefazione, tra le quali miracolo, trucco, energia psichica prodotta dalle aspettative della folla, effetto di microrganismi, cause naturali. Secondo le ipotesi avanzate dal CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale) il caso potrebbe essere spiegato con la tissotropia. Si tratta della proprietà di alcuni gel di diventare più fluidi, fino a passare dallo stato solido a quello liquido, se scossi o fatti vibrare, comunque turbando il loro stato con sollecitazioni meccaniche. Pertanto se la sostanza del sangue di San Gennaro fosse tissotropica, è evidente che maneggiando e capovolgendo il reliquiario, si potrebbero determinare le condizioni che potrebbero “favorire” la liquefazione. Sempre secondo gli studiosi quindi, un’esecuzione riuscita del rito non esige una frode conscia… Ed effettivamente è importante notare come, nel corso dei secoli, siano avvenute numerose liquefazioni inaspettate mentre il reliquiario veniva maneggiato durante riparazioni alla sua struttura. Ma, malgrado le tesi scientifiche, il miracolo di San Gennaro continua ad essere un fenomeno che resiste agli assalti del tempo e delle critiche. È parte integrante della religiosità dell’Italia del Sud: un esempio più noto tra i tanti che danno corpo ad una rete di credenze ed aspettative destinate, comunque, a fornire una chiave per guardare con un po’ di speranza il futuro.

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