
Un disegno divino per la Donna spesso seguito da dedizione e sofferenza che merita più rispetto da parte dell’uomo per essere al suo pari
di Ernesto Bodini (giornalista e biografo)
In questo periodo di Festività si è portati a festeggiare e quindi alla spensieratezza, ma allo stesso tempo sarebbe bene (indipendentemente dal proprio credo) considerare il concetto della Natività; un momento di raccoglimento per valorizzare al meglio il ruolo della donna. Non tanto per “differenziarla” visto che ha raggiunto (giustamente) la parità, ma per considerare il suo ruolo di progenitrice, e questo spesso dopo un lungo e “sofferto” periodo di gestazione, per il vero oggi un po’ in decadenza visto il calo delle nascite. A tale riguardo mi chiedo: quanti uomini hanno la reale consapevolezza e rispetto di questo impegno quasi totalmente al femminile? Visti gli eventi di cronaca purtroppo il rapporto umano fra le parti è sempre più impari, con una notevole tendenza all’egoismo (in tutti i sensi) da parte dell’uomo, tant’è che il fenomeno del patriarcato non è desueto se inteso come supremazia dittatoriale tanto da soffocarne la dignità, se non anche la vita. Eppure, diventare padri dovrebbe avere la medesima importanza, sia nel contribuire a generare la prole e sia nell’essere “doverosamente” luce e guida per l’umana e reciproca convivenza. Tralasciando epoche molto lontane in cui imperversava ignoranza e mancanza di utili nozioni sul reciproco ruolo, ancorché della anatomia e fisiologia, oggi che apparteniamo alla civiltà moderna e più evoluta, paradossalmente la donna è spesso considerata oggetto (senza virgolettare tale termine) e soggetto al potere maschilista, naturalmente escluse le molte eccezioni. Ma a chi e a cosa imputare questa evoluzione in peggioramento del rapporto fra uomo e donna, non rispettando il nobile ruolo della maternità e con esso il sacrificio, pure aggravato dal fatto che a volte partorire comporta complicanze e, nei casi più gravi, essa rinuncia alla propria vita per salvare quella del nascituro? Ecco che il concetto di natività/procreazione assume un significato talmente forte che forse pochi uomini comprendono, non condividono e tanto meno rispettano. Ma con quale diritto? Per rispondere a questa domanda bisognerebbe avere il dono della onniscienza, precluso a noi mortali; tuttavia credo si possa ricondurre ai misteri della vita che, per quanto arcani e senza risposta, non giustificano quello che personalmente potrei definire una sorta di “distanziamento esistenziale fra le parti”. Con queste mie considerazioni probabilmente sto varcando la soglia della Sociologia, e me ne scuso con gli interessati preposti; ma ugualmente credo di poter contribuire nel fare un po’ di luce in questo cammino che sta diventando sempre più impervio ed oscuro…

Ora, richiamando il valore della donna, senza elevarla necessariamente ad una Venere, è bene che tutti (soprattutto i maschilisti), rivedano in toto tutto ciò che è inalienabile a cominciare dal rispetto per la vita e, chi ha più determinazione, si prodighi affinché la Donna sia rispettata non solo in quanto tale, ma anche (se non soprattutto) in quanto Essere Umano… proprio come l’Uomo che, in questo, ho intenzionalmente voluto usare l’iniziale maiuscola. Colgo l’occasione del presente articolo per ricordare a tutti gli uomini che la donna in questi ultimi due-tre secoli (ma anche prima) ha dato notevoli contributi al progresso della Cultura e delle Scienze, in particolare nel campo della Medicina. Quale biografo mi permetto di precisare che pregiudizi e differenze culturali radicati nel tempo, non hanno scalfito il diritto, ad esempio, della donna medico di imporsi in modo paritario al collega uomo. L’impronta maschilista, soprattutto anglosassone (ma anche italiana), è venuta meno di fronte alla determinazione e alla professionalità di molte donne proprio nel campo scientifico e sociale come le scienziate Maria Salomea Skłodowska-Curie (1867-1934), Maria Montessori (1870-1952), Rita Levi-Montalcini (1909-2012), e Lidia Pöet (1855-1949) prima donna in Italia iscritta all’Albo degli avvocati, come pure al Nobel per la Letteratura Grazia Deledda (1871-1936). Queste e tante altre, del loro impegno e del loro lavoro anche in altri campi ne hanno fatto spesso una ragione di vita. Di vita, appunto, quella che ha permesso “anche” all’uomo di nascere e di esistere e, per questo, alla donna dobbiamo più rispetto e considerazione sulle basi di un dialogo onesto e alla pari. Solo così, a mio modesto avviso, possiamo fruire delle sue amorevoli cure e con riconoscenza in qualunque momento… anche soltanto per asciugarci il sudore dopo una nottata febbrile. Vorrei concludere con una riflessione di getto: «Il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto sa dare ad una donna, e non a quanto è in grado di ricevere».




