IL PAESE DELLA RETORICA E DELLA DEPRECABILE INEFFICIENZA

Parole che si disperdono nel vento e leggi non applicate: è anche così che nel nostro Paese si continua a morire…

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Se ne parla ormai da troppo tempo, specie quando i casi aumentano, ma nulla si fa per ridurli, meno ancora funziona la prevenzione. Mi riferisco agli infortuni sul lavoro e alle “ricorrenti” vititme: le denunce di infortuni sul lavoro nei primi otto mesi del 2021 sono aumentate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2020. Quelli mortali sono stati 772, 95 in più rispetto alla rilevazione di luglio. Una strage che continua, quella che emerge dai nuovi dati Inail, nonostante il calo del 6,2% rispetto al 2020 che peraltro risulta poco significativo perché segnato dal lockdown. Nella Giornata nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro è intervenuto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affermando, come riporta Adnkronos del 10 ottobre: «Il luogo di lavoro deve essere il posto da cui si torna. Sempre. Gli incidenti sul lavoro sono una ferita sociale che non trova soluzione, ma purtroppo è sempre in aumento e diventa lacerante ogni volta che si apprendono, come in queste ultime settimane, quotidiani e drammatici aggiornamenti di incidenti avvenuti». Il Capo dello Stato ha inoltre fatto menzione dell’art. 4 della Costituzione che riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Diritto che hanno anche i disabili per la cui collocazione obbligatoria esiste una apposita legge: n. 68/1999, ma spesso non applicata, sia da parte della imprenditoria privata che anche della Pubblica Amministrazione; e in taluni casi, quando il soggetto viene assunto (a suo tempo compreso lo scrivente, proprio in virtù dell’allora Legge n. 482/68), subisce i cosiddetti “effetti della coercizione” lamentati dal datore di lavoro. Ma tornando all’argomento di apertura il Capo dello Stato ha ribadito: «Le tragedie a cui stiamo assistendo senza tregua sono intollerabili e devono trovare una fine, rafforzando la cultura della legalità e della prevenzione. Le leggi ci sono e vanno applicate con inflessibilità». Queste affermazioni, per quanto ovvie, a mio avviso sanno di retorica perché i provvedimenti legislativi e tutte le forme di prevenzione andavano applicati sin dai primissimi casi di infortuni e di decessi. Questo tergiversare ha così prodotto centinaia di vittime solo quest’anno, senza contare quelle degli anni precedenti, e se questa non è retorica che cos’é? È perfettamente inutile vantarsi di avere esperti titolati e leggi all’avanguardia per poi non riuscire a farle applicare, perché di questo passo aveva ragione Armand-Jean du Plessis, duca di Richelieu (1585-1642), il quale sosteneva: «Promulgare una legge e non farla rispettare, equivale ad autorrizzare la cosa che si vuole proibire». Evidentemente, stando così le cose, tra i nostri governanti non c’é la necessaria volontà di compiere il proprio dovere, e di conseguenza la responsabilità in primis è la loro (sic!); un peso sulla coscienza che grava come un macigno ma chi è al potere pare non avvedersene… e intanto i familiari delle vittime piangono i loro morti e subiscono le relative conseguenze.

Anni e anni fa avrei voluto, per umana predisposizione, dirigere un piccolo istituto per disabili; in sub-ordine, diventare un “difensore civico” per la popolazione di un piccolo paese, ma il destino ha predisposto diversamente e, alla luce dei fatti negativi che si sono susseguiti in questo Paese (in cui istituzionalmente “vegeto”), non rimpiango di non aver potuto svolgere quelle due mansioni (non mi sarebbe stata garantita la professionalità e sarei incorso in qualche dissidio burocratico), anche se mi dispiace proprio perchè ogni tanto la cronaca ci informa di operatori sociali che maltrattano disabili ed anziani inermi loro affidati, e di fronte a questi casi mi sarei imposto ad oltranza in difesa degli assistiti. Da tutto ciò ne deriva che la nostra è una nazione garantista e non garantista allo stesso tempo, una sorta di contraddizione, questa, che disorienta non poco tanto dall’esser ancora lontani da un certo grado di civiltà. Italia unità? Emancipata? Democratica? Niente di tutto ciò perché diversamente non si verificherebbero fatti e misfatti (molti ogni giorno) e, per dirla sino in fondo, la gestione della pandemia sia dal punto di vista politico, tecnico, organizzativo che della comunicazione (oltre a qualche scandalo) ha accumulato lacune che in parte si potevano evitare. In conclusione posso dire che in questi ultimi decenni abbiamo dovuto contare un numero di decessi che non hanno nulla a che vedere con quelli fisiologici e di ordine naturale, ed è quindi perfettamente inutile onorare quelle ricorrenze in memoria di chi non doveva soccombere. Un ulteriore insulto degno di una politica becera e faziosa all’inverosimile… qualunque sia il “segno” di appartenenza.

La prima immagine è tratta da Ente Bilaterale Generale, la seconda da La Stampa

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