IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO:IL DISONORE DEI NOSTRI PARLAMENTARI

Il venale più possiede e più vorrebbe e, in politica, l’avidità non ha avuto e non ha né limiti e né colore

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Infedeltà, disonestà, incoerenza, disonore ed altro ancora si potrebbe aggiungere per descrivere il comportamento dei politici, qualunque sia lo schieramento. Ultima “scivolata” in ordine di tempo, anche se non gravissima in quanto non comporta un reato, stando alle cronache, è il cosiddetto “bonus del disonore”, ossia cinque deputati (tre leghisti, un M5S e un renziano di Italia Viva) avrebbero ottenuto dall’Inps il bonus di 600 euro, poi lievitato a mille, previsto per le partite Iva e gli autonomi nei mesi di marzo, aprile e maggio. Sarebbero coinvolti anche amministratori locali, governatori (anche questo è un termine arcaico) di Regioni e sindaci. I nomi? Per carità, rispettiamo la privacy per il momento, ora non importa l’origine anagrafica, quello che più conta adesso è l’aver scoperchiato una pentola che bolliva, forse da poco, ma in eccesso: uno dei tanti malcostumi che quasi tutti gli italiani non hanno mai recepito e non vogliono recepire, tipico di chi si candida ad un ruolo operativo politico che, si badi bene, non è quasi mai finalizzato al benessere della collettività. Prova ne è che non passa giorno che questo o quel deputato e/o senatore non si accontenti dei 13 mila euro al mese (oltre a vari benefit) elargiti dallo Stato (cioè tutti noi), pur avendo una primaria attività professionale… in sospeso o data in gestione durante il periodo del loro mandato parlamentare. Anche in questo caso, come in tanti altri, l’occasione fa l’uomo estremamente furbo finalizzato ad ottenere ciò che non gli è dovuto, una espropriazione del bene comune, ossia denaro elargito dalla collettività e gestito dallo Stato, quindi sempre fonte della collettività. Anche se questo tipo di appropriazione indebita che, come detto non è un vero e proprio illecito, è quanto meno un atto disonorevole e ciò in netta contrapposizione al concetto di etica e al tanto affezionato titolo di “onorevole”, che nessun parlamentare, come più volte ho scritto, si vuole scrollare di dosso nonostante sia un termine desueto, ossia da quando Achille Storace (1889-1945) decise di abolirlo con quello che veniva definito “Foglio d’Ordini n. 1277” del 4/3/1939, e di sostituirlo con il titolo di “Consigliere Nazionale”; ma ciò nonostante, con la nascita della Repubblica i deputati “democratici” (ma anche i senatori) hanno ripreso a fregiarsi di questo inappropriato e abominevole titolo… altro che onorevole (sic!). Quindi, non a caso quella pretesa del bonus di 600 euro di cui ho fatto cenno è a dir poco disonorevole, appunto; un ulteriore esempio di malcostume che, come tanti altri, caratterizza chi cavalca la politica tout court. Certo, tra questi vi saranno pure politici dagli ideali moralmente nobili (anche Giuda aveva degli amici irreprensibili!) ma sono in consistente minoranza rispetto ai 945 parlamentari tuttora in carica. Solitamente chi ha intrapreso una certa attività professionale, indipendente o subordinata, dovrebbe dedicarvisi totalmente ma la realtà dei fatti, proprio perché il sistema costituzionale lo prevede, permette ai parlamentari impegnati settimanalmente a Montecitorio, di mantenere contemporaneamente attiva l’attività primaria, direttamente o indirettamente… per l’intero periodo della Legislatura, al termine del quale il cosiddetto vitalizio prende forma e consistenza alla faccia dei disoccupati, precari, anziani con pensione da fame e disabili privi dei principali sostegni economici e materiali. E, detto per inciso, anche se il recente decreto ha elevato la pensione di invalidità a 648,00 mensili, tale importo è ancora inferiore per una vita quotidiana dignitosa. Per contro, ancora oggi non è dato a sapere chi e con quale /parametro vengono stabiliti gli stipendi dei ministri, come pure quelli dei Commessi Parlamentari (volgarmente Uscieri) il cui appannaggio pare essere 10 mila euro mensili). Se questo non è egoismo da parte di chi ci rappresenta e vive in Parlamento, che cos’è? È un insulto, a mio dire, tra i più sfacciati nei confronti della popolazione (vita mea mors tua), che in parte li ha votati e mandati al potere. Su questo “modus operandi e vivendi” della classe politica si sono scritti oceani di parole e fatte innumerevoli considerazioni, ma il sistema non è mai cambiato; anzi, è peggiorato soprattutto dalle ultime 4-5 legislature ad oggi. E questo perché?

A mio avviso per una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare e commentare, ma basti considerarne alcuni. L’eccessiva ambizione ad occupare una poltrona in Parlamento, lo sconsiderato potere della Magistratura che, guarda caso, anch’essa fa acqua da tutte le parti; la non certezza della pena per qualunque tipo (o quasi) di reato, la scarsa cultura generale, politica e giuridica della maggior parte della popolazione (e il fatto che si legga poco o niente è già di per sé deleterio), l’eccessiva nascita di fazioni politiche tra sigle, movimenti, associazionismi vari, etc.; ma anche il fatto che per “destabilizzare” (in senso pacifico e migliorativo) un sistema iniquo e quindi assurdo non sono i sit-in, gli scioperi o i comizi, ma le contestazioni e le opposizioni espresse per iscritto da ogni singolo cittadino e non collettivamente: ogni illecito od imposizione arbitraria da parte dei politici e delle Istituzioni ciascuno dovrebbe denunciarle a mezzo raccomandata A/R, ed esigere il relativo riscontro laddove vi sia palese diritto come quello della totale trasparenza. A questo proposito, ad esempio, del denaro confiscato alla malavita, nessuno si è mai chiesto come viene utilizzato, da chi e con quale seguito? E perché non si riesce a prevenire la corruzione e l’evasione mentre non ci si pensa due volte ad infierire su un povero diavolo che ha sbagliato (involontariamente) a compilare la denuncia dei redditi con un solo “scarto” di qualche centesimo? Per non parlare poi del fatto che il nostro Stato non è in grado di tutelare la nostra incolumità individuale e collettiva, mentre quella di alcuni parlamentari per tutelare la propria mettono a repentaglio quella di altri, ossia la scorta loro assegnata, anche se obbligatoria, ma  vi sono stati casi che l’hanno rifiutata ed altri a cui è stata tolta; vedasi, inoltre, la continua presenza di detenuti innocenti nelle carceri italiane: disonore nel disonore, evidentemente per la politica italiana il concetto dei diritti umani è soltanto un’espressione cartacea! E, a questo proposito, vorrei rammentare quanto sosteneva il giurista Piero Calamandrei (1889-1956): «La pena non è legata alla sentenza, ma è legata alla stessa assistenza del processo: un soggetto che è imputato e quindi sottoposto a un procedimento giudiziario, di per sé sta pagando una pena anticipata rispetto al suo giudizio di colpevolezza», e la Riforma del Codice di Procedura Penale del 1983, a me pare che abbia peggiorato ulteriormente alcuni concetti che vanno a discapito proprio di quegli innocenti, e ciò è segno che la democrazia è sempre più aleatoria… se non addirittura vanificata. E intanto la nazione langue sempre più, e non sarà certo l’esperienza di una pandemia a “rinsavire” le coscienze dei politici (anzi, sic!); il contrario è mera utopia perché, come sosteneva Platone: «L’accesso al potere dev’essere limitato agli uomini che non ne nutrono la passione». Ma data la scarsa cultura storica e generale di molti parlamentari, e di molti cittadini comuni i cui esempi si perdono all’infinito, non c’è saggezza filosofica che tenga poiché al primo posto deve (o dovrebbe) prevalere il senso etico del vivere comune e per il bene di tutti. Un’ultima personale osservazione: essere un convinto ed inevitabile anticonformista, soprattutto in questi contesti, è un’indole che si paga molto cara, sia dal punto di vista umano che sociale!

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