IL FUTURO DELL’UMANITÀ È QUASI SEMPRE IN MANO ALLA STESSA

Foto tratta da Positano News

Gli eventi che ci perseguitano sono la cartina di tornasole di quello che noi siamo… ma che in parte potremmo non essere. Basterebbe volerlo

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Alla luce di quanto stiamo vivendo, tra pandemia, conflitti di vario genere, calo della natalità, progressivo invecchiamento della popolazione e relative patologie croniche, ancorché invalidanti, incluso l’impegno per affrontare le 7-8 mila malattie rare, si prospetta un quadro futuro a dir poco preoccupante. Tutto ciò aggravato da situaziomi serie delle politiche interne, ed altrettante internazionali che ci riguardano da vicino. Mi rendo conto che fare previsioni è impopolare oltre che rischioso, sia perché non sono uno stretto addetto ai lavori e sia perché il pessimismo (per quanto tangibile e giustificato) generalmente non è mai gradito. Tuttavia, bisogna fare i conti con la realtà e non comportarsi come gli struzzi, soprattutto perché si tratta del futuro delle recenti generazioni e di quelle a venire; ma pare che questa preoccuazione nel concreto interessi a pochi… lasciando sfogare invano statistici, sociologi, economisti, antropologi, etc. I potenti del mondo, come pure i particolarmente benestanti, sono certamente immuni da queste preoccupazioni, e questo ne sottolinea la costante non  considerazione verso le fasce deboli che sono la maggioranza. Indubbiamente il problema è studiato forse non da pochi, ma resta il fatto che oggi più che mai imperversano pubblicità e consumismo, ma anche la ricerca di soddisfazioni ludiche che nella maggior parte dei casi distraggono allontanando quelli che sono i veri valori della vita in comunità, all’interno della quale dovrebbe prevalere il dialogo e la condivisione dei sentimenti più nobili. Se l’evoluzione della specie ha ancora una ragione d’essere, è bene che soprattutto i “potenti” del mondo rivedano in toto le loro prospettive, ma ancor prima la loro coscienza… ammesso che ce l’abbiano. Ma anche la collettività, nel suo insieme, è bene che si faccia venire qualche idea se non vuole annegare nel mare dell’isolamemto e della sopraffazione; diversamente la vita umana rischierà di valere sempre meno lasciando il posto al Regno vegetale e minerale… qualora non venga distrutto dall’uomo. In merito alle moltissime patologie che si possono manfestare nell’organismo umano (pare che siano 40-50 mila, comprese quelle rare), l’egosimo e la superficialità di molti (politici in primis) continueranno ad essere le azioni responsabili della desolazione umana; se poi aggiungiamo i conflitti politici con l’aggravante della aggressività ad opera di despoti (termine ormai diventato un eufemismo), allora c’è da chiedersi: quale valore ha la vita umana e soprattutto la sua continuità? Sia chiaro che io sono per la vita, e mi batterò sempre richiamando i suoi valori che hanno origine ancestrale (divina, per chi non è ateo o agnostico) ma della quale molte persone non tengono quasi mai conto. Illustri studiosi dei secoli scorsi, in particolare filosofi, ma anche martiri, hanno dimostrato in diversi modi l’illimitato valore dell’esistenza umana sulla Terra e, pur avendoci tramandato (con tanto di documenti) il loro sapere e la loro concreta esperienza, alla luce dei fatti poco o nulla è considerato. Io credo che anche tutto il male che viene compiuto sulla Terra è scritto nella Genesi, ma il fatto che le menti sane (dal punto di vista patologico) non facciano nulla per controbatterlo e rimediare ogni volta che viene commesso, fa porre inevitabilmente altri interrogativi. A questo riguardo rammento (come più volte ho scritto) una delle convinzioni di Socrate, il quale sosteneva con una certa sicumera che l’uomo compie il male perché non conosce il bene, ossia per pura ignoranza; un’affermazione, per la verità l’unica, che gli contesto perché a parte i soggetti affetti da disturbi mentali quelli che compiono deliberatamente azioni lesive ai propri simili (ma anche verso gli animali e la Natura), sanno bene di procurare danno e sofferenza, diversamente agirebbero in modo opposto.

Paulo Coelho

In buona sostanza, quanto è lecito se non anche doverso preoccuparci del nostro ed altrui futuro? Si noti che anche la Chiesa ha levato lo scudo contro le aberrazioni umane, ma negli ultimi decenni è stata sempre meno ascoltata… che il buon esempio si è dimostrato essere carente anche da parte della stessa? A questo riguardo possiamo discuterne… Non è certamente etico da parte mia alzare il tono oltre un certo grado, ma ritengo “doveroso” quale comunicatore sociale dare evidenza a quanto sinora scritto, con l’auspicio di creare un dibattito ma anche un eventuale contraddittorio (purché intelligente e razionale) che sia foriero di qualche suggerimento (anche modesto) per migliorare l’esistenza, a cominciare dalla quotidianità, ossia dalle semplici relazioni sociali, se non anche fraterne, perché tutto sommato volersi bene costa poco, mentre volersi male e fare del male è un debito che si dovrà scontare nell’aula di un Tribunale che non prevede difensori di sorta… ma un solo Giudice! A chi mi ha letto sino in fondo le opportune considerazioni, purché razionali e costruttive. Ottimistica l’affermazione del poeta e scrittore brasiliano Paulo Coelho (1947, nella foto), il quale afferma: «I problemi esistenziali non finiscono mai, ma neanche le soluzioni». Purché si voglia individuarle e mettere in atto.

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