
Servizio di Erika Bastogi*
Pediatra. Direttore ospedaliero. Prigioniero di coscienza. Da più di 500 giorni nelle carceri israeliane senza un’accusa formale, senza prove, senza processo. Solo per aver curato i feriti.
CHI È HUSSAM ABU SAFIYA
Il dottor Hussam Abu Safiya era il direttore dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza — l’ultimo presidio ospedaliero parzialmente funzionante in quella zona durante l’assedio israeliano protrattosi per oltre 80 giorni. Pediatra. Uomo che ha scelto di restare al suo posto anche dopo che un raid aereo israeliano ha ucciso suo figlio. Anche mentre le forze israeliane assediavano e bombardavano ripetutamente la struttura. Anche mentre evacuava i pazienti in condizioni impossibili.
Il 27 dicembre 2024 le forze di occupazione israeliane hanno incendiato l’ospedale Kamal Adwan e ne hanno sequestrato il direttore. Da quel giorno, il dottor Abu Safiya — 53 anni — è detenuto nelle carceri israeliane. La sua comparizione all’udienza del 10 giugno è stata la prima apparizione pubblica da febbraio 2025, quando era stato portato in aula per un’udienza di custodia cautelare. Il suo unico “crimine” documentato: aver curato i pazienti fino all’ultimo momento prima dell’arresto.
LA LEGGE CHE PERMETTE TUTTO QUESTO
Abu Safiya è detenuto in base alla cosiddetta Unlawful Combatants Law — la legge israeliana sui “combattenti illegali” — che consente la detenzione a tempo indeterminato senza accusa né processo.
Le organizzazioni per i diritti umani descrivono questa legislazione come una flagrante violazione del diritto internazionale: consente alle autorità israeliane di detenere individui senza ordinanza del tribunale, senza accesso a rappresentanza legale, e di trattenere informazioni sulla loro ubicazione e sulle loro condizioni di salute.
Gli esperti ONU hanno ripetutamente condannato questa legge come incompatibile con il diritto internazionale umanitario e con le Convenzioni di Ginevra, che garantiscono protezione specifica al personale medico. Non è servito a nulla.
La posizione israeliana — e il suo peso specifico. Le forze armate israeliane accusano Abu Safiya di essere membro del gruppo Hamas, ma non hanno fornito alcuna prova verificabile. Il ministero della Salute di Gaza e Hamas hanno smentito l’accusa. È precisamente su questo pretesto — non dimostrato, non processato — che si regge l’applicazione della legge sui “combattenti illegali”. Una legge costruita per non dover dimostrare nulla.
500 GIORNI DI TORTURA DOCUMENTATA
I fatti non vengono da voci anonime. Vengono da ex detenuti, dall’avvocato difensore, da organizzazioni legali internazionali riconosciute dall’ONU.
Tre ex detenuti hanno rivelato che Abu Safiya è sottoposto a un “trattamento eccezionalmente duro”, che include umiliazioni e gravi abusi fisici e verbali da parte di unità carcerarie israeliane specializzate, nel tentativo — esplicito — di cancellarne l’identità.
L’ex detenuto Rami Abu Amira ha descritto di aver visto gli agenti spogliare completamente il dottor Hussam e aizzare i cani poliziotti sul suo corpo fragile, lasciandogli profonde ferite e graffi. Ahmad Qaddas ha affermato che nelle celle del carcere risuonavano le urla del medico, che veniva picchiato brutalmente.
Prima del suo trasferimento in isolamento, i suoi legali hanno denunciato gravi abusi fisici, incluse percosse e scosse elettriche.
Abu Safiya ha perso 40 kg durante la detenzione, ha subito quattro costole fratturate, dolori acuti alla cervicale e alla schiena causati dalle aggressioni, e problemi alla vista. Gli sono stati confiscati gli occhiali da vista.
Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir si è vantato pubblicamente di aver ridotto le razioni alimentari ai detenuti. Non è un’eccezione: è una politica dichiarata.
L’ULTIMO ATTO: L’ISOLAMENTO COME PUNIZIONE PER AVER CHIESTO GIUSTIZIA
Il 21 maggio 2026 il team legale di Abu Safiya ha presentato ricorso alla Corte Suprema israeliana contestando la continuazione della detenzione. La risposta di Israele non si è fatta attendere.
Abu Safiya è stato trasferito dal centro di detenzione del Negev all’isolamento nel carcere di Nafha. Il suo avvocato Nasser Odeh ha dichiarato ad Al-Jazeera che la decisione è stata presa immediatamente dopo che la difesa ha contestato la proroga della detenzione — una misura chiaramente punitiva.
Il trasferimento mira a tagliare il medico palestinese dal mondo esterno, dagli altri detenuti e dai suoi avvocati. Abu Safiya è stato torturato, ha subito minacce e trattamenti umilianti, mentre il personale delle carceri israeliane e i funzionari dell’intelligence esercitavano pressioni su di lui perché tacesse sulle condizioni dei detenuti palestinesi.
Secondo le Regole Nelson Mandela dell’ONU, l’isolamento prolungato si configura come tale quando supera i 15 giorni consecutivi. Gli esperti ONU hanno avvertito che tale trattamento può equivalere a tortura o a trattamento crudele, inumano o degradante.
10 GIUGNO 2026: LA CORTE SUPREMA LO VEDE. E LO LASCIA IN CELLA.
Ieri, mercoledì 10 giugno 2026, si è tenuta l’udienza alla Corte Suprema israeliana. Per la prima volta dopo 16 mesi, il dottor Abu Safiya è comparso pubblicamente — in videocollegamento dalla sua cella, ammanettato e in ceppi ai piedi per tutta la durata dell’udienza.
Hussam Abu Safiya è apparso nel video visibilmente dimagrito rispetto al momento della cattura, con il viso e l’addome notevolmente assottigliati. I media sono stati ammessi brevemente in aula prima di essere fatti uscire all’inizio del procedimento.
Il suo avvocato Nasser Odeh, al termine dell’udienza, ha dichiarato ai giornalisti che il suo assistito era ammanettato e in ceppi per tutta la durata del procedimento e che si trovava in isolamento. Ha aggiunto che Abu Safiya stava ricevendo cure mediche, tra cui trattamenti per i gravi dolori alla cervicale e alla schiena causati dalle aggressioni subite durante la detenzione.
La Corte non ha emesso un ordine di scarcerazione. Abu Safiya rimane detenuto.
Quella comparsa in video è la prova visiva di tutto ciò che avvocati, ex detenuti e organizzazioni umanitarie denunciano da mesi. Un uomo ridotto a 60 kg, in ceppi, che compare su uno schermo davanti ai giudici del paese che lo tortura. E i giudici lo rimandano in cella.
UN CASO, NON UN’ECCEZIONE
Chi pensasse che il caso Abu Safiya sia anomalo si sbaglia. È la norma.
Abu Safiya è uno dei 14 medici palestinesi detenuti da Israele da oltre un anno senza accusa, tra quasi 400 operatori sanitari complessivamente trattenuti dall’inizio del conflitto a Gaza.
Secondo Medical Aid for Palestinians, tra ottobre 2023 e ottobre 2025 almeno 1.722 operatori sanitari sono stati uccisi a Gaza — una media di oltre due al giorno.
Il numero complessivo di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane ha raggiunto circa 9.500 all’inizio di giugno 2026. Questa cifra non include i detenuti non contabilizzati trattenuti nei campi militari israeliani, prevalentemente palestinesi sequestrati da Gaza.
Il sistema carcerario israeliano nei confronti dei detenuti palestinesi non è una conseguenza della guerra: è uno strumento della guerra. Starvation istituzionalizzata, violenza sessuale, isolamento, scosse elettriche, cani aizzati sui corpi. Documentati. Sistematici. Impuniti.
DOVE SONO LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI?
L’ONU ha condannato. Legal Action Worldwide ha presentato ricorsi. Physicians for Human Rights Israel ha allertato i media. La Corte Suprema israeliana ha tenuto l’udienza. Nel frattempo, Abu Safiya è in isolamento, senza farmaci completi, senza occhiali, in ceppi davanti a una telecamera.
L’impunità israeliana non è una falla del sistema internazionale: è il sistema internazionale che funziona esattamente come è stato costruito — con veti, doppie misure e alleanze strategiche che trasformano le condanne in carta straccia.
COSA PUOI FARE
Il dottor Abu Safiya non è un simbolo astratto. È un uomo in carne e ossa che sta morendo lentamente in una cella di isolamento, in ceppi, nel deserto del Negev, per aver fatto il suo lavoro di medico.
Parla di lui. Condividi. Nomina il suo nome. Firma la petizione di Amnesty International Italia per chiedere la sua liberazione immediata (amnesty.it). Premi i tuoi rappresentanti politici perché si esprimano pubblicamente. Sostieni le organizzazioni legali che combattono per lui: Legal Action Worldwide, Physicians for Human Rights Israel, CODEPINK.
Il silenzio è complicità. Il suo nome è Hussam Abu Safiya.
Fonti: Reuters, CNN, Al-Monitor, The National, Middle East Monitor, Legal Action Worldwide, Physicians for Human Rights Israel, Arab News, Palestine Chronicle, Medical Aid for Palestinians, Amnesty International Italia
* (fondatrice di @spin___killer)




