
Il sommarsi dei paradossi e delle assurdità pone domande e relative risposte, senza se e senza ma…

di Ernesto Bodini (giornalista ed esperto di tematiche sociali)
Perché, in caso di contestazione, è generalmente più creduto il rappresentante della Legge rispetto al comune cittadino? Perché convenzionalmente la Pubblica Autorità non può essere smentita, per evitare un cattivo ritorno d’immagine… e forse altro ancora.
Perché le Istituzioni apicali (Ministeri) non rispondono alle missive del cittadino, men che meno al telefono? Perché, per antonomasia, le Istituzioni di Governo si avvalgono del ruolo e delle competenze delle varie P.A. ed Enti Locali.
Perché taluni burocrati, specie a livello apicale, non si qualificano quasi mai anagraficamente? Perché è sempre stata una consuetudine, sino all’avvento della Legge sulla Privacy (196/2003), spesso in contrapposizione con il diritto alla trasparenza. Si ritiene che la funzione basti a garantire fiducia e affidabilità… ma il sistema persiste.
Perché mantenere attive leggi e normative che in pratica non sono rispettate? Perché, essendo molte le leggi in vigore, non sono sufficienti i mezzi e gli addetti per farle applicare (compresi i dipendenti infedeli…), oltre ai casi di incompetenza.
Perché non si riesce a rimediare agli errori giudiziari? Perché il problema è antico e coinvolge politici e massimi esponenti della Giustizia, e nessuno ha reale interesse a rimuoverlo. Non a caso continua il dilemma della cosiddetta “separazione delle carriere”.
Perché, per avere diritto al difensore d’ufficio in ambito penale, il reddito del ricorrente deve essere molto modesto? Perché, se il reddito fosse più alto, lo Stato dovrebbe riconoscere il difensore d’ufficio a molti più richiedenti.
Perché il Presidente della Repubblica (salvo eccezioni) non risponde ai gravi problemi esistenziali segnalati dai cittadini? Perché, in quanto massima Istituzione, delega ai sottoposti; e se questi non si attivano, il problema resta. Ciò nonostante, il Presidente si prodiga nell’elargire encomi e riconoscimenti vari.
Perché per partecipare a un concorso pubblico è necessario un titolo di studio?
Perché si vuole dare la parvenza di appropriatezza e competenza dei candidati. Allo stesso tempo, si limiterebbe l’accesso a figure politiche di varia corrente. Inoltre, a livello apicale “è noto” che non tutti gli assunti nella P.A. hanno partecipato a un concorso.
Perché, in caso di responsabilità di un pubblico ufficiale, lo stesso non paga quasi mai di persona? Perché sarebbe impensabile far pagare a dirigenti e funzionari un loro errore o reato, e tanto meno licenziarli. Non a caso nel 2024 è stato abolito l’art. 323 del C.P. (abuso d’ufficio). Da qui la cosiddetta “burocrazia difensiva”.
Perché il cittadino comune (eterno suddito) non prende posizione contro la burocrazia? Perché, purtroppo, vige ancora la lungimiranza di A. Manzoni: “Noi italiani in genere siamo fatti così: ci rivoltiamo sdegnati contro i mali mezzani e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi”. Inoltre, molti preferiscono convivere con un problema che non riescono a risolvere, piuttosto che accettare una soluzione che non riescono a comprendere.
Perché nelle scuole non si insegna storia e origini della burocrazia alla stessa stregua dell’Educazione Civica? Perché, essendo una lacuna che rientra nel sistema, non si ha interesse a rimuoverla o a ridimensionarla.




