IL “CORAGGIO” DI INFORMARE E DENUNCIARE

É un diritto-dovere sempre più a rischio ma una freccia appuntita meno “avvelenata” può ferire con minori rischi chi è preposto ad informare la collettività

di Ernesto Bodini (giornalista e opinionista)

Mentre i governanti sono alle prese sul come rendere disponibili determinate risorse economico-finanziarie per tentare una ripresa, altri ben pensanti continuano a disquisire su determinate leggi come l’omofobia, il green pass, l’immigrazione e tanto altro ancora, peraltro in perpetuo disaccordo… Poi vi sono i comunicatori cosiddetti “di grido” che operano in ambito televisivo e cartaceo e che, per “onorare” il loro credo (ma soprattutto quello del loro editore), evidenziano i vari malaffare, diventando oggetto di minacce contro la propria incolumità e, di conseguenza, soggetti ad essere messi sotto protezione con tanto di scorta. Ma questo benedetto coraggio motivato dal dovere di comunicare ciò che è lecito e doveroso far sapere all’opinione pubblica, quanto può essere giustificato tanto da mettere a repentaglio anche la vita di altri, ad esempio le loro guardie del corpo? Visto che la malavita e i vendicativi (e pseudo tali) continuano a proliferare, di questo passo politici, scrittori, giornalisti e opinionisti saranno sempre più bersaglio di minacce (più o meno concretizzabili) con determinati costi in denaro e di possibili ulteriori perdite di vita. A questo punto più incisivamente mi domando: fino a che punto è lecito esercitare una professione “pubblica” (per quanto lecita) mettendo a rischio la vita propria e soprattutto altrui? Non è certo facile rispondere, e me ne rendo ben conto, ma a mio avviso non c’è ruolo od iniziativa che tenga per “favorire” tale rischio, poiché nessuno ha il diritto di “disporre” della vita altrui, oltre che della propria… Si pensi, ad esempio, al giovane magistrato Rosario Livatino (1952-1990) che, per onorare il suo dovere, fu ucciso dalla criminalità organizzata: una morte a cui andò incontro in qualche modo consapevole perché, rifiutando la scorta, ebbe a dire: «Non voglio lasciare vedove e orfani». Un atto assai coraggioso che a mio parere in questo caso lo annovera anche tra gli “eroi” in quanto rinunciò e si sacrificò. Denunciare ed informare l’opinione pubblica di determinate malefatte è sì un diritto-dovere di cronaca, ma al tempo stesso lo si potrebbe esercitare esprimendosi in modo “meno diretto” (chi vuol capire non ha problemi), oltre al fatto che determinati ruoli spetterebbero alle Istituzioni e, in sub-ordine, alle Forze dell’Ordine ed ai loro apparati. È il caso di ribadire ancora una volta che la vita è sacra per tutti, e per giunta è pur breve, quando se non anche travagliata da esperienze di malattie e di altre avversità… originate dalla Natura. Ciò che bisognerebbe fare, a mio modesto parere, è rafforzare l’organico preposto alla tutela della collettività che, rispetto ai fatti di cronaca quotidiani in costante aumento, è rappresentato da un numero decisamente insufficiente… una sorta di incongruenza perché per tutelare le eminenti autorità politiche che hanno partecipato in questi giorni al “G20” a Roma, ad esempio, i vari apparati per la sicurezza erano formati da oltre 5mila addetti (sic!)…, come se la vita dei suddetti fosse più “preziosa” di quella della popolazione in genere. Ma se il problema consiste anche nell’ulteriore sovraffollamento delle carceri, è bene che i governanti ridisegnino il sistema sicurezza con responsabili ai vertici più competenti e determinati (meno politicizzati); inoltre, finché esisterà la non certezza della pena, nel nostro Paese le carceri sono paragonabili a pensioni di temporaneo stazionamento… con tutte le conseguenze per detenuti, agenti, e soprattutto per la popolazione senza colpa… Quindi, nel cosiddetto attuale “sistema Italia” visto in tutte le sue angolazioni, la nostra incolumità sarà sempre più a rischio, sia per civili che per militari. Certo, le mie opinioni (per quanto di diritto) contano come il due di picche, ma ciò non toglie che i fatti sono fatti e non teorie di un semplice cittadino.

Personalmente non mi sono mai trovato in situazioni di qualunque “rischio” esercitando informazione pubblica, ma qualora mi ci si dovessi trovare la “scorta” non rientrerà certo nelle mie esigenze… nemmeno se imposta.! Nel mio costante divulgare quale opinionista di eventi sociali d’ogni sorta, specie se intaccano la salute e la vita umana, mi pregio comunque di scrivere sempre con razionalità, obiettività e soprattutto con etica, eppure nel momento opportuno certe frecciatine le tiro anch’io… ma nessuno se ne accorge (volutamente o meno) forse perché i miei follower sono un numero talmente esiguo che i miei articoli non fanno testo…!  In ogni caso ben vengano le cosiddette voci della verità dettata dal dovere etico e professionale, e nel contempo si proceda (per quanto possibile) lanciando dardi in modo mirato ma senza la punta intinta di curaro… perché a volte si può colpire anche in modo più sommesso, e con meno rischi ottenendo gli stessi risultati. Il mio pensiero e il mio cordoglio per coloro che sino ad oggi (con o senza scorta) hanno perso la vita per aver difeso e informato su ciò che dovevamo sapere. Un’ultima precisazione. Il personale (con o senza divisa) addetto alla sicurezza del Paese e quindi di tutti noi, popolarmente è definito “servitore dello Stato”; mentre sarebbe più razionale e corretto definire “al servizio della collettività”. Tale sostanziale differenza inverte totalmente il senso, tant’è che l’espressione “Servitori dello Stato” da parte della malavita, suona come una imprecazione-accusa e quindi un’offesa… con relativi intendimenti e presagi.

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