In lieve calo il tasso di mortalità grazie alla prevenzione primaria. Per i casi conclamati è importante il trattamento precoce e la successiva fase di riabilitazione
di Ernesto Bodini
(giornalista scientifico)
L’ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza causa di morte nei Paesi industrializzati, dopo le malattie cardiovascolari. Stime del 2005 hanno attribuito all’ictus cerebrale 6 milioni di morti nel mondo, e si calcola che entro il 2020 la mortalità per ictus sarà duplicata a causa dell’aumento dei soggetti anziani e della persistenza dell’abitudine al fumo. Questa patologia rappresenta anche la prima causa di disabilità nell’anziano con un rilevante impatto individuale, familiare e socio-sanitario. Ma il problema riguarda anche, se non soprattutto, il numero dei pazienti disabili “sopravissuti” al danno cerebrale: oltre 1 milione, in tendenziale aumento di circa 200 mila nuovi casi di ictus all’anno, ossia 15 milioni nel mondo. Questi i dati emersi dalla World Stroke Organization nel corso della Giornata mondiale dell’ictus. Nel nostro Paese l’incidenza è di 2,5 casi ogni 1.000 abitanti l’anno, l’80% dei quali sono nuovi casi, nel restante 20% si tratta di recidive. Grazie alla prevenzione primaria, la mortalità per tutti i tipi di ictus sembra essere in diminuzione, passando dal 20% di qualche anno fa all’attuale 15%. Per contro è in aumento il divario tra l’evidenza di trattamenti precoci e il notevole ritardo degli interventi riabilitativi, probabilmente per i significativi costi e bisogni assistenziali delle persone colpite da questa patologia. Per quanto riguarda la realtà piemontese abbiamo incontrato il dottor Paolo Cerrato, neurologo, responsabile della Stroke Unit alla Città della Salute e della Scienza (già ospedale Molinette) di Torino, per una breve intervista.
Dottor Cerrato, nel paziente colpito da ictus, quali sono gli aspetti che il medico rileva soprattutto dal punto di vista psicologico ed emozionale?
“Quasi sempre si manifesta una depressione di tipo reattivo alla comparsa di un deficit motorio o afasico, tale da renderlo inabile, con la conseguente reazione di sconforto, rabbia, apatia, etc.”
La depressione è sempre una conseguenza della prima diagnosi oppure solo in caso di recidiva e/o aggravamento?
“La Post Stroke Depressione (PSD), per quanto concerne la nostra esperienza, si può manifestare al primo episodio (prima diagnosi), che tra l’altro in questo caso può compromettere l’adesione al programma riabilitativo; pertanto si interviene con la somministrazione di farmaci antidepressivi, come da protocolli condivisi con il Gruppo di Psiconcologia diretto dal prof. Riccardo Torta”
Quali sono i principali fattori di insorgenza della PSD?
“I pazienti che hanno una storia clinico-familiare di depressione, ictus o sindromi equivalenti, attacchi di panico, disturbo ossessivo compulsivo (DOC), etc., vanno più facilmente incontro alla PSD. Ma sono anche da considerare le condizioni esistenziali del paziente”
Quale forma di collaborazione tra medico e psicologo per il trattamento di pazienti colpiti da ictus o da vasculopatia?
“Ci avvaliamo della consulenza degli psicologi del nostro Centro ospedaliero, ai quali segnaliamo i pazienti che necessitano del loro intervento per un primo inquadramento neuropsicologico e del relativo trattamento. È comunque molto importante la presa in carico da parte del familiare o del caregiver”
Il rapporto medico e familiare di un paziente colpito da una patologia neurologica severa è da considerarsi importante in che misura?
“È certamente importante stabilire un rapporto con i familiari, che si rileva particolarmente utile soprattutto nella fase successiva all’evento, ossia quando si tratta di predisporre un programma terapeutico-riabilitativo presso una idonea struttura sanitaria”
Quale tipo di assistenza medica richiedono questi pazienti?
“La terapia farmacologica oggi è molto evoluta, come la disponibilità di farmaci trombolitici mirati al trattamento della fase acuta, in grado di sciogliere l’embolo che ha ostruito il vaso (trombolisi endovenosa), e la trombolisi intrarteriosa in collaborazione dei neuroradiologi interventisti. Per questi trattamenti il nostro Centro è di riferimento regionale. Inoltre, si interviene con le terapie “tradizionali” per la prevenzione di recidive a breve termine, e quindi per la gestione globale del paziente con eventuale programma di riabilitazione precoce; come pure la gestione delle complicanze (cardiologiche, pneumologiche, etc.)”
Ma quale la realtà dal punto di vista del sostegno psicologico e psicoterapeutico in caso di depressione in pazienti colpiti da ictus?
“Un episodio depressivo insorge entro 6-12 mesi dalla diagnosi di PSD. È un evento frequente e molto studiato, soprattutto per quanto riguarda le informazioni metodologiche sull’argomento che riguardano i differenti criteri diagnostici, l’utilizzo di differenti scale di valutazione, i criteri temporali e differenti in particolare relativi all’arruolamento o meno di pazienti afasici”.