I Radiohead dal vivo in Italia: ogni cosa è al suo posto

Entra nel vivo il tour italiano dei Radiohead, una delle band più famose e artisticamente valide del pianeta, che mancava in Italia da ben cinque anni e che oggi ritorna con quattro tappe tutte sold out a Roma, Firenze, Bologna e Udine.

 

Sabato 22 a Roma la formazione capitanata da Tom Yorke è stata accolta da 25.000 spettatori entusiasti, che si sono goduti la bella giornata già dal mattino, fuori dai cancelli dell’Ippodromo delle Capannelle. Ad attenderli, il mastodontico (soprattutto in altezza) palco-killer che a Toronto ha ucciso un addetto ai lavori in un tragico incidente, una megastruttura sinistra e minacciosa che ha causato il posticipo del tour, ma che una volta accesa e dotata di megaschermi mobili e infinite batteria di luci, ha saputo valorizzare anche nel dettaglio l’esibizione del gruppo canadese Caribou prima e dei Radiohead poi.

 

Nel presentare i brani dell’ultimo disco intitolato The King Of Limbs (il re dei rami), la band dell’Oxfordshire era attesa a una prova non facile, perché l’album in questione non è considerato il migliore della loro lunga carriera. Carriera che, secondo i detrattori, comincia a diluirsi in brani che posseggono passaggi già sentiti, e in una voglia decrescente di esibirsi live. Scorgendo poi il new look barbuto di Tom Yorke, molti avranno cavalcato le paure di un’imminente fine carriera associandola a quella di Michael Stipe, altro songwriter talentuoso che ha smesso con la musica non appena si è fatto allungare la barba. Ma il new look comprendeva anche camice scure in stile new wave newyorkese tipo The Stokers, e in effetti è nella freschezza, velocità e precisione delle esecuzioni che i Radiohead hanno mostrato di avere dieci anni in meno ed essere all’apice della loro carriera e stato di forma.

 

Grazie alla presenza di un percussionista aggiunto, il batterista Gooff Barrow dei Porthisead, dal vivo è stato aggirato il problema principale dell’ultimo disco, cioè quello di essere troppo minimalista. Geoff Barrow non ha dovuto aggiungere potenza a Lotus Flowers, primo brano in scaletta e unica traccia del nuovo disco ad essere munita di un tasso melodico soddisfacente, ma ha incattivito Feral e gonfiato di muscoli Morning Mrs Magpie. Anche Separator ha fatto un figurone, una volta eseguita live. Se i brani di The King of Limbs non sono dispiaciuti, quelli degli altri dischi hanno brillato come al solito, anzi di più, perché la doppia sezione di percussioni ha lavorato sulla velocità, sull’infittire il drumming e le basi di brani già convulsi come I Might Be Wrong e Idioteque. Altrove è stato il basso ad essere particolarmente corposo, tanto che l’avvolgente incipit che rende peculiare Myxomatosis è stato riproposto anche in alcuni passaggi di Planet Telex e in altri brani più vecchi. Magistrali le esecuzioni di classici come Pyramid Song, Exit Music (For a Film) e There There, ma i brani che hanno più mozzato il fiato sono stati quelli tratti da In Rainbows, confermando che il disco venduto gratis su internet mettendo in discussione le logiche delle grandi major discografiche è forse il miglior lavoro di sempre dei Radiohead. Nella scaletta di Roma non sono entrati brani come All I Need, Faust Arp, Jigsaw Follow into Place e Videotape, ma c’erano comunque 15 Step, Nude, Weird Fishes, House of Cards e Reckoner.

 

Yorke, che all’inglese ha intercalato l’italiano con brevi frasi spot tipo “come state?” e “andiamo”, ha anche dedicato Daily Mail al Cavaliere, dichiarando: “this is for Silvio Berluscona!”. Alla fine i Radiohead si sono congedati con una versione ultra sofisticata di Everything In Its Right Place, lasciando defluire il pubblico, affascinato e sazio, in una bolla sonora che ha messo la parola fine a questa prima tappa italiana. All’Ippodromo delle Capannelle, fans e organizzatori giurano che spenti gli amplificatori, ogni cosa era al posto giusto.

Andrea Anastasi

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