I PIONIERI DELLA GERIATRIA E IL SUO PERCORSO

Un’evoluzione medica ed accademica le cui “moderne” radici risalgono agli anni ’30-‘40 a partire dall’Inghilterra. Ma il destino della popolazione anziana dipende anche dalla cultura individuale e dai disegni politici del momento

di Ernesto Bodini (giornalista scientifico e biografo)

Mariory Winsome Warren

Da anni, ormai, si parla sempre più di anziani, una popolazione che per le sue caratteristiche legate all’invecchiamento e spesso alle relative patologie, richiama la disciplina medica direttamente interessata: la Geriatria. Essa è in stretta correlazione  con la Medicina Interna, che studia le malattie dell’anziano (soggetto di età superiore ai 65 anni), con il fine di ritardare la compromissione funzionale e cognitiva, mantenendo, per quanto possibile, l’autosufficienza e migliorando la qualità di vita. La nascita di questa branca della Medicina, che a mio avviso richiede una particolare predisposizione e dedizione medico-assistenziale, nacque negli anni ‘30-’40 in Inghilterra e più o meno contemporaneamente negli USA. Ma chi furono i pionieri della Geriatria? Ad “onor di merito” la dottoressa inglese Mariory Winsome Warren (1897-1960 nella foto). Nata a Londra, era figlia maggiore di un noto avvocato. Si laureò in Medicina nel 1923 nella prestigiosa Royal Free Hospital School of Medicine di Londra. Dopo aver conseguito la Cattedra presso il Queen’s Children’s Hospital, e presso gli ospedali Royal Free e Elizabeth Garret Anderson, nel 1926 divenne assistente medico al West Middlesx County Hospital, dove sviluppò il suo interesse inziale in ambito chirurgico, effettuando in pochi anni molti interventi chirurgici; nel 1931 fu promossa vice direttore medico, e nel 1935 divenne responsabile di 714 nuovi posti letto di pazienti anziani affetti da patologie prevalentemente croniche, e per questo considerati “incurabili”. Dopo l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1948 divenne consulente medico. L’approccio della Warren consisteva nel soddisfare le esigenze con un sistema di classificazione,  il cui successo per la riabilitazione attiva dei pazienti con ictus ebbe un impatto particolare e duraturo sulla pratica medica. Questa esperienza le servì per comprendere che la cronicità e la “incurabilità” delle patologie che affliggevano i pazienti anziani, in realtà era stata causata dalla cattiva gestione degli stessi, in particolare dalla inadeguatezza dei trattamenti farmacologici somministrati, all’assenza di équipe multidsciplinari preposte e soprattutto dalla totale assenza di un trattamento riabilitativo mirato, ossia al rapido recupero delle loro capacità funzionali. A fronte di questa incombente realtà la dott.ssa Warren creò la prima vera Unità Operativa Geriatrica del Regno Unito; ed è proprio concentrandosi prevalentemente sull’introduzione di un assessment globale del paziente, e sulla precoce introduzione di una terapia riabilitativa, che sul British Medical Journal (25 dicembre 1943) e su Lancet (8 giugno 1946) la Warren sostenne l’istituzione di una specialità medica di geriatria, e l’insegnamento a studenti di Medicina nella cura degli anziani da parte di medici senjor con interesse specialistico ed esperienza in geriatria. Il suo lavoro suscitò l’interesse del Ministero della Salute e, durante gli anni ’50, la Medicina geriatrica divenne una specialità medica riconosciuta all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Una vera e propria innovazione per quei tempi cui seguì la pubblicazione della prima rivista scientifica geriatrica inglese (The British Medical Association Report on the Care and Tratment of the Elderly and Infirm, 1947). In questo stesso anno la dott.ssa Warren divenne membro della Società Medica per la cura dell’anziano, fondò la Società Geriatrica Britannica, e due anni dopo divenne la prima consulente geriatra del Regno Unito. Come capo di un team medico impegnato, si aspettava standard elevati da coloro che lavoravano con lei, tant’é che la sua influenza personale era rafforzata da una personalità energica e coinvolgente che le valse l’affetto e il rispetto dei colleghi. Fu inoltre molto attiva anche nell’ambito del volontariato, avendo vivo interesse per l’educazione infermieristica, e per questo spesso invitata a tenere conferenze  in Canada, Australia, Germania e Stati Uniti.  Proprio in uno di questi viaggi in Germania dove si recò per tenere una conferenza, fu vittima di un grave incidente stradale, e morì poco dopo (il 5 settembre 1960) all’ospedale di Maizières-lès-Metz in Francia. Il suo corpo fu cremato e sepolto a Starsburgo. L’ormai avviata “Era della Geriatria” si estese oltre oceano con l’opera del chirurgo ortopedico Lionel Cosin (1910-1994) che divenne anch’egli un pioniere della Geriatria e membro della Società Geriatrica Britannica. Dal canto suò creò il modello dell’Unità Operativa Geriatrica ad Oxford, e sviluppò il primo day hospital geriatrico nel Cownley Road Hospital nel 1958. Fu anche il primo a comprendere l’effetto negativo dell’allettamento nel paziente anziano, e anche il primo a considerare fondamentale la riduzione dei giorni di degenza per frattura di femore, e ad attivare rapidamente la mobilizzazione nel paziente anziano.

In Italia bisognerà attendere oltre un ventennio perché è solo verso gli anni ’60 che la Medicina Geriatrica vedrà gli albori, sull’esempio dell’esperienza inglese. Ma a Firenze già nel 1950, su iniziativa di E. Greppi, si costituì la Società di Geriatria e Gerontologia. Quest’ultima è parte delle Geriatria che investiga i meccanismi biologici dell’invecchiamento e della senescenza, gli aspetti sociali e psicologici che si verificano nella terza età, che possono influenzare lo stato di salute e l’incidenza delle malattie tipiche della persona anziana. Ciò al fine di promuovere e coordinare gli studi sulla fisiopatologia della vecchiaia, considerando nel contempo anche gli aspetti socio-assistenziali. Con il passare degli anni e con il progressivo aumento dell’età media della popolazione e delle problematiche correlate all’età, la Geriatria si andò affermando sia a livello accademico che a livello sanitario. Nel 1953 nacque la pubblicazione del Giornale della Gerontologia (organo ufficiale della SIGG) e nel 1955 presso l’Università degi Studi di Firenze venne istituito l’insegnamento delle Geriatria. Nel 1961, sempre a Firenze, venne istituita la prima Scuola di Specializzazione in Geriatria, e l’anno dopo la Cattedra di Geriatria e Gerontologia, affidata al prof. Francesco Antonini. L’interesse per questa disciplina  fu tale che nel 1986 venne fondata la Società Italiana dei Geriatri Ospedalieri (SIGOs), la cui finalità era di identificare i compiti e i ruoli della Geriatria Ospedaliera, e di qualificarne le attività attraverso la promozione della lotta all’emarginazione dei pazienti anziani, alla disabilità e alla cronicizzazione della malattia durante il ricovero ospedaliero.

Ma cos’é l’invecchiamento e quale ne è la causa?

Anche da noi, come nel resto del mondo industrializzato, si continua a disquisire sulle teorie dell’invecchiamento, soprattutto da parte dell’opinione pubblica. Quindi ritengo sia utile una qualche precisazione. Sono questioni che da sempre hanno affascinato e affascinano il genere umano, e la preoccupazione è comprensibile visto che dell’invecchiamento si fa riferimento alla più o meno breve esistenza… anche con qualche timore. È comunque inconfutabile che l’invecchiamento è multiforme e, anche se la morte ne è l’inevitabile risultato finale, essa appare come un effetto accidentale in quanto si produce quando i processi d’invecchiamento urtano in qualche cosa che sia vitale per la sopravvivenza dell’organismo. Tra i processi che “favoriscono” l’invecchiamento in considerazione dell’età che avanza, sono da rilevare il pensionamento e l’emigrazione, e i diversi fattori psicologici come ad esempio la memoria.  Il pensionamento in questi ultimi anni (pandemia a parte) è una fase della vita che continua a subire metamorfosi “giocando” (politicamente) sull’età pensionabile in rapporto al numero di anni dedicati a lavoro. Un stillicidio attuato dalla politica, appunto, che continua a disorientare e, per certi versi, a contribuire nel far invecchiare precocemente le persone… Poi vi è la solitudine che, soprattuto nel periodo di lockdown, ha visto molti anziani isolati dalle relazioni famigliari e/o sociali; per non parlare poi delle diverse patologie che colpiscono in particolare gli ultra 65enni. E che dire delle precarie condizioni economiche di gran parte di essi? É certamente un’altra causa poiché le condizioni di ristrettezze favoriscono il mancato apporto alla cura della propria persona; così come il problema ambiente che dovrebbe prevedere sufficienti spazi fisici in cui muoversi, ma con le necessarie protezione e sicurezza; favorendo inoltre una maggior mobilità che in parte dipende dai trasporti pubblici. Le ripercussioni sull’invecchiamento vanno ben oltre, come ad esempio i casi di mancata prevenzione (e assistenza) delle fasce deboli come gli anziani specie se disabili, ma non intendo sconfinare ulteriormente per evitare la retorica; tuttavia se si vuole dimostrare che la vecchiaia non è una malattia, sarebbe bene che i politici governanti dedicassero più attenzione alle esigenze degli anziani, con particolare riguardo per quelli che sono costretti ad essere ricoverati nelle cosiddette Rsa, creandone di nuove in città attraverso la ristrutturazione di siti dismessi, come ad esempio l’ex ospedale chirurgico-ortopedico Maria Adelaide di Torino, abbandonato a se stesso da anni e mai più utilizzato in alcuna maniera. Se la politica, o meglio i politicanti nostrani fossero più attenti alle esigenze di chi sta invecchiando (come sarebbe loro dovere), questa popolazione (peraltro in aumento) godrebbe di quella dignità che in molti casi le viene negata. Eppure, si dice, anche i politici invecchiano, ma con la differenza che il loro reddito è ben più confortevole senza dover ricorrere in futuro alle Rsa pubbliche… quando si trova il posto!

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