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I neutrini non sono piu’ veloci della luce

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ROMA – Sono previsti in maggio nuovi test per misurare la velocità del fascio di neutrini dal Cern di Ginevra ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Lo annuncia oggi in una dichiarazione ufficiale la collaborazione internazionale Opera, ossia il gruppo di ricerca che nel settembre scorso ha rilevato i dati secondo i quali i neutrini sarebbero più veloci della luce e che adesso in quell’esperimento ha scoperto due anomalie che costringono a sottoporre i dati ad un nuovo esame.

La decisione di ripetere l’esperimento in maggio è stata presa in conseguenza della scoperta di due anomalie che potrebbero avere influenzato le misure sulla velocità dei neutrini. “Entrambi – dichiara la collaborazione Opera in una nota – richiedono ulteriori test”. Dei due effetti rilevati, prosegue Opera, il primo potrebbe aumentare l’entità dell’effetto misurato nel settembre scorso e per il quale i neutrini risultavano battere la velocità della luce di 60 nanosecondi, mentre il secondo potrebbe ridurre quello stesso effetto ed i neutrini risulterebbero quindi più lenti. “Le possibili conseguenze di questi due effetti sono allo studio della collaborazione Opera”, conclude la nota, e nuove misure con un nuovo fascio di neutrini “sono previste in maggio”.

Un interruttore né acceso né spento e un orologio atomico non perfettamente calibrato: le misure che esattamente cinque mesi fa, il 23 settembre 2011, facevano battere ai neutrini la velocità della luce sono “disturbate” dalla presenza di queste due anomalie. Se una parte del mondo scientifico, la rivista Science in testa, non esita a parlare di “errore”, le cose sono in realtà molto più complesse e la vicenda è tutt’altro che chiusa. “Come abbiamo avuto i nostri dubbi all’inizio, li abbiamo ancora. Abbiamo lavorato intensamente per cercare la causa di questa anomalia”, ha detto il fisico Antonio Ereditato, coordinatore della collaborazione Opera presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Nel settembre scorso i dati che mostravano come i neutrini viaggiassero con 60 nanosecondi di anticipo rispetto alla velocità della luce avevano fatto discutere tutto il mondo.

Da un lato i dati suonavano come una contraddizione senza pari alla teoria della relatività di Einstein ed erano accolti come una possibile porta sul punto di aprirsi verso una nuova fisica; dall’altro erano accolti con una profonda diffidenza. Da parte di Ereditato e del suo gruppo di ricerca non c’é mai stato nulla di tutto questo: “nella totale e responsabile trasparenza e onestà – ha detto – presentiamo questi nuovi dati con lo stesso livello di dubbio con cui nel settembre scorso avevamo annunciato l’anomalia nella misura della velocità dei neutrini. Bisogna mantenere la calma perché nemmeno adesso abbiamo la certezza”. Una posizione condivisa dal direttore scientifico del Cern, Sergio Bertolucci, per il quale “la situazione resta aperta finché non ci saranno nuove misure indipendenti”. Anche per il presidente dell’Infn, Fernando Ferroni, già in settembre i ricercatori “avevano detto che la misura rilevata era un’anomalia e che avrebbero cercato di capire se qualcosa non andava. Il fatto che adesso l’abbiano trovata va tutto a loro vantaggio: hanno mantenuto la parola”. A dire l’ultima saranno però ancora una volta i dati sperimentali.

La prima cosa che i ricercatori hanno fatto è stato quindi chiedere al Cern la disponibilità ad inviare ai Laboratori del Gran Sasso un altro fascio di neutrini, come quello che in settembre aveva permesso di rilevare misure sulla velocità. Questa volta, “il prima possibile” rilevano i ricercatori, l’esperimento sarà ripetuto senza alcuna interferenza da parte delle due anomalie, che nel frattempo sono già state corrette. A quel punto ci saranno elementi ulteriori per avvicinarsi a delle conclusioni. Ma la scoperta delle due anomalie, come ha rilevato Bertolucci, non cambia molto nella tabella di marcia della ricerca, che continua a prevedere come nei mesi scorsi la replica dell’esperimento negli Stati Uniti e in Giappone.

Ansa

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