I giovedì della poesia: “Richiami” di Bruno Guidotti

Riflessioni intense che scavano nel profondo dell’animo di chi legge, quelle proposte oggi da Bruno Guidotti nella sua lirica. L’autore, con i suoi versi, ci offre uno spaccato della sua terra rappresentata anche nel suo disegno di copertina. E in primo piano, nel disegno, Guidotti è appena abbozzato e pare osservare da lontano le onde che lambiscono il suo amato lembo di terra, quasi a voler rubare il respiro di quei luoghi a lui cari e rispondere al loro richiamo con un amore immortale. (F.L.)

Cos’è che mi lega a questo lembo di terra,

così ostico, aspro, ma dai grandi orizzonti,

che aggrappato alla roccia, con ataviche case

ormai sole, vive i suoi giorni in silenzi,

e che verso il mare che aspetta, discende

per tortuosi percorsi, sfiorando dirupi,

e guadando fiumare assetate, che aspettano piogge.

Cos’è questo ancestrale richiamo!

Saranno forse i ricordi lontani di giorni felici,

trascorsi con gli inseparabili amici, ai monti ed al mare.

O forse quegli impalpabili muri, che non vedi,

non tocchi, ma che son solidi ed alti,

custodi severi di storie e segreti, sepolti nel tempo.

O quegli sguardi nascosti dietro macchie di buio,

che sospettosi mi osservavano, sfiorati dal dubbio,

mentre mute parole prigioniere da sempre,

cercavano invano chiamare il mio nome.

Nell’insonne mia notte, il vento d’estate, porta dal mare

il salmastro respiro, e con esso il profumo di zagare in fiore.

Lontane sui monti, tremule luci si alternano al buio,

mentre il frinire di cicale sfinite, si perde lontano.

Cos’è che ancora mi lega, a questo lembo di terra?

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