Il francobollo che sarà emesso domani per il 150 anni del Corriere della Sera, emesso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, 4 marzo 2026 ANSA/ ufficio stampa Poste Italiane Il francobollo appartiene alla serie tematica le eccellenze del Patrimonio culturale italiano e è valido per la posta ordinaria spedita in Italia. La vignetta riproduce una matrice tipografica, composta da caratteri mobili a cliché, che trasferisce linchiostro sulla carta producendo una prova utile al controllo del contenuto e della qualità della stampa. Sullo sfondo compare la prima pagina del primo numero del Corriere della Sera, fondato a Milano nel 1876 da Eugenio Torelli Viollier. Al Centro spicca il logo per lanniversario dei 150 anni. Lannullo primo giorno di emissione sarà disponibile presso lo sportello filatelico dellufficio postale di Milano 24.++FOTO DIFFUSA DALL'UFFICIO STAMPA - USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++
Un prodigioso progresso e contributo al pluralismo dell’informazione. Nella pubblicazione in omaggio sarebbe stato piacevole ricordare qualche protagonista di elevato valore umanitario

di Ernesto Bodini (giornalista e biografo)
Sappiamo tutti che l’editoria, specie nella sua versione cartacea, da alcuni anni soffre una considerevole crisi, anche a causa della sempre più imponente informazione digitale e dei vari social. A ciò si aggiungono altri fattori: la crisi di diversi settori, il mutare delle abitudini e le molteplici distrazioni offerte dal progresso. A questo punto è lecito chiedersi: si legge di più o di meno?
Personalmente non dispongo di dati o statistiche certe per entrare nel merito, ma ho l’impressione che si legga sempre meno, nonostante editori grandi e piccoli pubblichino ogni anno decine di titoli, come si può constatare al Salone del Libro di Torino.
Tornando ai giornali, e ai quotidiani in particolare, in questi giorni grande rilievo è stato dato alla celebrazione dei 150 anni del Corriere della Sera. Proprio venerdì 6 marzo, con il giornale veniva distribuito in omaggio lo speciale “Corriere 7 – Una grande storia”, contenente alcuni tra i più significativi articoli delle più prestigiose firme di ieri e di oggi. Testimonianze che hanno contribuito a raccontare la storia del nostro Paese, offrendo al lettore un prezioso patrimonio sia storico che culturale.
A questo proposito, in qualità di giornalista e biografo, mi permetto un piccolo appunto al corpo redazionale, o a chi per esso: nella pubblicazione celebrativa non sono stati ricordati due protagonisti della cultura, ma soprattutto dell’impegno umanitario.
Mi riferisco in particolare a Albert Schweitzer (1875-1965), filosofo, teologo e medico-filantropo attivo in Gabon, del quale è da poco trascorso il 150° anniversario della nascita e il 60° della morte; e a don Carlo Gnocchi (1902-1956), sacerdote milanese del quale quest’anno ricorre il 70° della scomparsa, precursore della donazione degli organi: subito dopo la morte, il 28 febbraio, donò infatti le sue cornee a due giovani ciechi, Silvio Colagrande e Amabile Battistello (scomparsa a 85 anni nel dicembre 2024).
Ritengo che l’autorevole testata milanese, nel corso dei decenni, si sia occupata più volte di queste due figure e della loro opera e, data la ricorrenza, sarebbe stata gradita una loro rievocazione da parte di una o più firme. Una svista? Una dimenticanza? Non sta a me formulare ipotesi o giudizi; tuttavia, proprio perché anch’io faccio parte della “famiglia” e, in qualità di biografo, seguo da anni queste tematiche, ho ritenuto opportuno segnalare la cosa.
Spero che l’Editore e i Collaboratori di via Solferino non se ne abbiano a male: tra colleghi, credo sia sempre possibile confrontarsi, esprimere la propria opinione e, se possibile, offrire qualche suggerimento.
Nel prendere atto del 150° del “Corsera”, come si usa abbreviare, esprimo un augurio di sempre più proficua attività, a garanzia del pluralismo dell’informazione… e della certezza del posto di lavoro per i suoi collaboratori.
Ad majora!




