Con Gramsci Ales promuove la donazione

enrico setzu, filippo bartolomeo e mauro murgia

gramsci per la donazionedi Marcella Onnis

Sabato scorso, 22 ottobre 2016, si è svolta ad Ales la manifestazione “Gramsci per la donazione”, promossa dall’Associazione Casa Natale Antonio Gramsci di Ales in collaborazione con la ASL Oristano, con il gratuito patrocinio dell’Unione di comuni Alta Marmilla e dei comuni di Ales, Pau e Villaverde. La giornata è stata articolata in due parti: un convegno moderato dal dott. Filippo Bartolomeo, cui hanno partecipato associazioni legate al tema della donazione, e un torneo di calcio a 5 disputato tra squadre di studenti, persone con disturbo mentale, trapiantati e donatori.

Il convegno è stato organizzato con l’intento di «promuovere il volontariato tra i giovani per fornire loro un’occasione di crescita e formazione personale» e di «sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza della Donazione intesa come gesto di responsabilità sociale e sul corretto stile di vita che tutti i cittadini dovrebbero assumere». Nel saluto iniziale, Enrico Setzu dell’associazione Casa Gramsci ha ribadito che «la donazione è un valore sociale» e che questo «valore di carità fraterna» deve essere trasmesso soprattutto ai giovani (presenti al convegno con una rappresentanza di studenti delle scuole medie e superiori di Ales). Uguale convinzione anima anche il dott. Bartolomeo, educatore del Centro di salute mentale di Ales e membro della squadra di calcio a 5 “Shardan soccer” di Ales, convinto che «“aiutare” è il miglior verbo dopo “amare”».

enrico setzu, filippo bartolomeo e mauro murgiaUN GRAN BISOGNO DI SANGUE – Nel suo intervento, il direttore sanitario dell’Avis provinciale di Oristano, il dott. Mauro Murgia, ha sottolineato come la donazione di sangue si basi sulla libertà, volontarietà e gratuità del gesto ma anche sull’anonimato del donatore e del ricevente. Deve, però, fondarsi anche sulla consapevolezza, innanzitutto sui requisiti per diventare donatori, tra cui essere sani, avere un’età compresa tra i 18 e i 70 anni («l’età non rileva per la qualità del sangue», ha chiarito il dott. Murgia), pesare almeno 50 kg e avere determinati valori di pressione, polso ed emoglobina. Vista l’alta incidenza di questa malattia in Sardegna, utile è stato apprendere da lui che anche i portatori sani di talassemia (anche nota come anemia mediterranea o morbo di Cooley) possono donare il sangue se la loro emoglobina rispetta determinati parametri. Su domanda del pubblico, il medico ha inoltre chiarito che anche i fabici possono donare: l’unico limite è che il loro sangue non può essere trasfuso a una paziente con crisi emolitica. È possibile donare il sangue intero (il prelievo può, infatti, riguardare anche solo il plasma o le piastrine) 4 volte all’anno per gli uomini e per le donne che non siano più in età fertile, mentre le donne ancora fertili possono donarlo per un massimo di 2 volte l’anno. In termini di sicurezza, «la maggior garanzia la dà il donatore abituale» ma chiaramente anche il sangue dei donatori occasionali viene trasfuso solo se, a seguito degli esami di routine, risulta sicuro. Le norme in materia sono, peraltro, molto dettagliate e severe, prevedendo ad esempio che la donazione sia esclusa in caso di neoplasia, alcolismo cronico, assunzione di droghe o comportamenti sessuali a rischio. Il dott. Murgia ha ammesso che donare il sangue comporta qualche rischio, ma quelli relativamente più frequenti sono davvero rischi minimi: formazione di ematomi (9-16%) e reazione vasovagale (2-5%), ossia ciò che chiamiamo comunemente “mancamento”, che comunque passa rapidamente perché i centri che effettuano il prelievo sono attrezzati anche per questa eventualità. Né ci si deve vergognare se si ha questa reazione: «Non c’è nessuna brutta figura» ha rassicurato il medico, esortando a non lasciarsi bloccare da questo timore. Prima di donare il sangue, ha spiegato ancora, è consigliato fare una colazione leggera e priva di latticini, oltre che evitare di fumare (consiglio che il dott. Murgia dà in generale); dopo il prelievo, invece, è consigliato fare colazione (usualmente offerta dal centro di prelievo), bere molti liquidi (ovviamente non alcolici) ed evitare sforzi fisici intensi.

mauro murgiaMa perché è così importante donare il sangue? Innanzitutto perché «l’uomo è l’unica fonte di approvvigionamento» in quanto «il sangue non si fabbrica in laboratorio». In Sardegna, in un anno vengono raccolte circa 80 mila unità di sangue, ma il fabbisogno è di 105-110 mila, pertanto si deve importare, pagandola, la quantità mancante da altre regioni.  Il dott. Murgia ha chiarito che il tasso di donazione nell’Isola non è basso ed è, anzi, in linea con quelli elevati delle regioni del Nord-Italia, «da cui importiamo il sangue che manca». Il consumo, però, è molto elevato, soprattutto a causa del già menzionato alto numero di malati di talassemia, che hanno bisogno di continue trasfusioni: si contano circa 1.000 pazienti che, all’anno, necessitano ciascuno di 50 unità di sangue, per di più fresco, ossia prelevato da massimo 10 giorni, affinché mantenga determinate caratteristiche. Occorre dunque donare di più, anche perché, secondo i dati riportati dal direttore sanitario dell’Avis, solo il 3% dei potenziali donatori dona effettivamente il sangue.
«Il donatore non è un super-uomo: è una persona sensibile e consapevole» ha rimarcato il dott. Murgia, ricordando quanto sia necessaria l’attività di sensibilizzazione svolta da associazioni e istituzioni. Molto c’è, infatti, ancora da fare per superare pregiudizi e paure, spesso alimentati dai media che, con il frequente utilizzo di immagini ed espressioni quali “versare lacrime di sangue”, «contribuiscono a rendere la società emofobica». A parere del medico, invece, occorrerebbe presentare il sangue anche nella sua valenza positiva, ricordando che «chi dona sangue regala la vita». Un ruolo importante possono giocarlo anche le scuole, per questo per il direttore sanitario dell’Avis è stato un errore eliminare l’insegnamento dell’educazione civica: oltre a insegnare la Costituzione, permetteva di «far capire il valore della donazione».

simona vacca dell'AILSERVONO VOLONTARI! – Tra coloro che hanno bisogno di sangue per le terapie ci sono anche i malati di leucemia, linfoma o mieloma, rappresentati in questa sede dall’AIL di Cagliari, che al momento si fa carico anche del territorio di Oristano. Dalla delegata dell’associazione Simona Vacca è arrivato l’invito non solo a donare il sangue ma – con particolare riferimento ai giovani – anche a fare volontariato, perché c’è bisogno di energie fresche per portare avanti le attività delle associazioni. Tra queste anche la vendita delle stelle di Natale con cui l’AIL autofinanzia la sua attività e che quest’anno è programmata dall’8 all’11 dicembre. Dopo Simona Vacca, hanno preso la parola due persone guarite grazie al trapianto di midollo osseo, che hanno espresso la loro grande riconoscenza per il proprio donatore ma anche l’invito a donare.

DIRE “SÌ” ALLA DONAZIONE DEGLI ORGANI – Ci sono, infatti, ancora tante altre vite da salvare con trasfusioni di sangue oppure con trapianti di midollo o di organi, come ha ricordato il dott. Stefano Dedola, chirurgo e consulente scientifico dell’associazione di trapiantati Prometeo Aitf Onlus. Per gli organi, ha spiegato, il Dono avviene in circostanze complesse perché nel 95% dei casi a donare è una persona deceduta (il trapianto da vivente è possibile per il rene e per il fegato, che può essere diviso in quanto in grado di rigenerarsi sia nel donatore che nel ricevente). In particolare, si tratta di una persona finita in Rianimazione per la quale è subentrata la morte encefalica: è, cioè, una persona che «non può esprimere la volontà di donare» perché il suo cervello è morto (gli altri organi, però, funzionano e sono tenuti in vita da macchine). Per questo motivo, ha detto, «bisogna decidere da vivi» e lasciare traccia di questa decisione, cosa che si può fare in più modi, anche semplicemente parlandone con le persone che frequentiamo, in particolare con i familiari. A loro, infatti, viene domandato il consenso a prelevare gli organi nel caso in cui l’interessato non abbia firmato in vita una dichiarazione scritta. Meglio ancora è, quindi, compilare una dichiarazione in carta libera o l’apposito tesserino fornito dall’Aido o da altre associazioni del settore (valido resta, peraltro, anche quello distribuito anni fa dal Ministero della Salute). Ancora, si può dichiarare la propria volontà presso l’ASL o presso l’Ufficio anagrafe dei comuni che hanno già attivato questo servizio (per brevità chiamato “Anagrafe del donatore”). Su tale modalità si punta molto perché consente di raggiungere tutti i cittadini e di trasmettere in tempo reale le informazioni al Sistema informativo dei trapianti – SIT, consultato dagli operatori sanitari quando un paziente va in morte cerebrale e diventa quindi potenziale donatore. In particolare, è possibile far registrare la propria dichiarazione di volontà al momento del rilascio o del rinnovo della carta di identità. C’è poi almeno un Comune, quello di Bagno a Ripoli (FI), che consente di registrare questa dichiarazione anche quando il documento è in corso di validità: anche in questo la Toscana si dimostra tra le regioni più avanzate nel campo della donazione e dei trapianti di organi.
Secondo i dati del SIT, in Sardegna il servizio è già attivo in 35 comuni, tra cui Villaverde che, alla data di ieri, conta un tasso di consensi alla donazione di organi post-mortem pari all’87/5%, prossimo alla media nazionale (90,3%). Sono, però, numerosi i comuni sardi, anche dell’Alta Marmilla, che hanno già avviato l’iter per attivare il servizio.

stefano dedolaLa donazione degli organi è gratuita e anonima, ha precisato il dott. Dedola: chi dona non sa chi riceverà il dono e chi riceve non sa chi ha donato. Il problema della donazione per lui è «un problema di cultura, ossia di conoscenza», da qui l’importanza anche di leggere, che aiuta a «farsi una cultura, ma anche a crescere». La conoscenza, però, matura anche grazie alle testimonianze dirette di chi ha donato o ricevuto organi, midollo, sangue … Utile oltre che toccante, quindi, la testimonianza della madre di una ragazza di 23 anni trapiantata a soli 8 anni per una malattia grave, comparsa all’improvviso. Accettare l’idea che per la sopravvivenza propria o di un proprio caro sia necessario che un’altra persona muoia è difficile e doloroso, ma questa mamma ha capito grazie a un frate che «il donatore è uno dei tanti che purtroppo muore». Mentre sua figlia, nella testimonianza scritta che ha letto sua madre, dice di aver capito, nonostante le enormi difficoltà del suo post-trapianto, che «la vita è bella e va vissuta». Sul coinvolgimento della famiglia nel percorso del trapiantato si è soffermato anche Pino Faa, che a dicembre festeggerà il nono anniversario del suo trapianto di fegato e che oggi è un atleta della Prometeo sport. Grati ogni istante al proprio donatore si sono dichiarati sia lui che Carlo Garbarino, trapiantato di fegato da circa 5 anni, che promuove la donazione, in particolare, come capitano della Rappresentativa nazionale di calcio dei trapiantati e della squadra di calcio della Prometeo sport: «Il mio donatore vive con me tutti i giorni» ha affermato. Breve ma ugualmente efficace la testimonianza di Duilio Stagi, donatore di midollo osseo e altro calciatore della Prometeo sport, che ha così concluso il suo intervento: «Tutti possiamo ricevere, non solo donare. Pensiamoci».
roberto ibba e carlo garbarinoL’invito a donare più toccante, però, è sempre quello dei familiari dei donatori di organi che con la loro morte hanno salvato altre vite. Uno di questi donatori è Micky Ibba, morta due anni fa nel giorno del suo diciannovesimo compleanno, e le parole di suo padre Roberto hanno reso chiaro che per chi subisce questa perdita così dolorosa la donazione è una consolazione: «Chi dona regala una vita e vivere è la cosa più bella di questo mondo». Per questo, ha aggiunto, «faccio un appello accorato a tutti: pensate a quanto è bello donare».

Nell’ultimo intervento, il presidente della Prometeo Aitf Onlus Giuseppe Argiolas ha ribadito questo invito a donare, forte anche della convinzione che «la solidarietà muove il mondo: aiutandoci tra di noi possiamo spostare massi molto grandi». E di massi da spostare, lo constatiamo tutti ogni giorno, purtroppo ce ne sono tanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.