La difficile vita pratica di chi non sa, non può o non vuole sottostare ai moderni sistemi di comunicazione

di Ernesto Bodini (giornalista ed esperto di tematiche sociali)
L’insensibilità e la cocciutaggine del politico, qualunque sia la corrente di appartenenza, non solo non risolvono determinati problemi, ma spesso ne creano altri. Questa figura, per certi versi ibrida ma necessaria, per quanto possa essere avveduta non lo è abbastanza: l’eccessiva ambizione di ricoprire un ruolo che garantisce vitalizi e ritorni di immagine porta ad avere, sui problemi sociali, una visione (voluta o meno) assai limitata.
Si consideri, ad esempio, il fatto che obtorto collo il politico deve stare al passo coi tempi, soprattutto per quanto riguarda l’evoluzione del progresso tecnologico, certamente utile ma dagli effetti anche negativi, a causa delle difficoltà applicative per una parte della popolazione. A questo proposito mi sovviene il testo recente di una lettera firmata da Graziana Canova Tura (di Lovere), pubblicata dal Corriere della Sera il 16 settembre 2025. La lettrice, rispondendo a un altro lettore, lamentava che un quarto della popolazione italiana è over 65-70 anni, domandandosi se abbia senso escludere questi nostri connazionali dalle incombenze che la vita moderna impone.
In particolare scriveva: «Se molti di noi non possono, non vogliono o non sanno usare la tecnologia… deve essere lasciata in atto l’antica funzione manuale di tutte le procedure che oggi sono passate al sistema tecnologico. Poi ognuno si sceglierà di quale servirsi». Il riferimento è alla difficoltà, per molti, di usare computer o smartphone per comunicare con gli Enti pubblici o effettuare operazioni come i bonifici online, senza essere obbligati a imparare tali strumenti o altri sistemi analoghi.
La lettrice, che afferma di avere 85 anni, osserva senza “soggezione” che quando si è anziani e non si ha più molto tempo davanti, non si vuole perderlo seguendo istruzioni di non facile comprensione. Inoltre, con molta obiettività, ricorda che agli anziani viene consigliato di fare attività fisica per mantenersi in salute; ma se si toglie loro la possibilità di raggiungere uno sportello bancario, un ufficio postale, una farmacia o i negozi di prima necessità — rendendoli più distanti dalla propria residenza — e li si obbliga a usare un PC per risolvere determinate incombenze, viene meno la possibilità più razionale di affrontarle interfacciandosi con un interlocutore umano. Esattamente come avveniva prima (e anche poco dopo) l’avvento di questi marchingegni sempre più ipertecnologici, non accessibili a tutti, in particolare a quella percentuale di persone oggi in costante aumento.

Ho iniziato l’articolo citando le “caratteristiche negative” del politico, poiché per rappresentare meglio e più doverosamente i suoi concittadini — in gran parte suoi elettori — farebbe bene ad attivarsi per facilitare la vita quotidiana delle fasce deboli, ovvero anziani e disabili, mettendo a loro disposizione servizi erogabili da persone fisiche e non virtuali. Anche perché, fino a prova contraria, non esiste alcuna norma che obblighi il cittadino a possedere una postazione online, un PC o a impararne l’uso.
Queste osservazioni richiamano ciò che più volte ho scritto: la necessità di tornare al contatto de visu con gli operatori preposti ai servizi utili ai cittadini. In caso contrario, questi “diseredati” andranno incontro a molte difficoltà, comprese quelle di non poter “onorare” certe incombenze. Sarebbe quindi urgente intervenire prima che l’ipertecnologia ci imponga i cosiddetti robot-umanoidi che, secondo i loro “geniali” inventori, si sostituiranno alla persona fisica anche nelle relazioni umane, compreso l’atto di consolare un anziano, asciugandogli il sudore e ascoltando le sue pene.
Se questo è lo scotto da pagare, le prossime generazioni non potranno più chiamarsi fratelli e sorelle, ma figli di un’invenzione disumanizzante, che rischia di farci dimenticare quanto ci è stato trasmesso dalla saggezza dei nostri avi e di allontanarci da ciò che definisce la nostra umanità.