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Gioco d’azzardo, la dipendenza corre sul web

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Partanna Mondello (Pa), primavera 2010: un uomo trentanovenne segrega in casa e minaccia di morte i propri genitori per ottenere soldi. Estorsione continua e aggravata, interrotta da un’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Palermo. Un eroinomane? Un malato di mente? No, un giocatore d’azzardo, un habitué delle scommesse sulle corse dei cavalli.

Vicende come queste dimostrano come il gioco d’azzardo possa trasformarsi in una psicopatologia in grado di spingere l’individuo (casalinghe e disoccupati soprattutto, questo dicono le statistiche) a ricercare un appagamento compulsivo attraverso la dipendenza. Dipendenza: una parola spesso riservata all’abuso di alcol o droghe, e che ritroviamo anche negli ambienti del gioco d’azzardo.

Nei mesi scorsi avevamo già interpellato il dottor Lorenzo Flori, direttore dell’Istituto Formazione Professionale SIPsi, che aveva parlato di dipendenza patologica scatenata da aspetti bio-psico-sociali, come a dire che la condizione necessaria per il verificarsi della patologia è la concomitanza di problemi individuali, ambientali e sociali del giocatore.

Il dottor Alessandro Vercio, curatore del Seminario “Droga: da emergenza a terapia” presso la Facoltà di Medicina di Palermo distingue, inoltre, tra il giocatore d’azzardo da “Gran Casinò” – paragonando le sue grosse puntate al tavolo alla scarica di adrenalina di certi sport estremi – dal giocatore compulsivo, patologico, che magari non fa grosse puntate ma gioca regolarmente: “i casi di giocatori pronti alle sette del mattino a riprendere il gioco nella macchinetta lasciata in stand by in ricevitoria il giorno prima, o di madri che comprano il gratta e vinci rinunciando all’ovetto al cioccolato per il figlio, sono più frequenti di quanto immaginiamo, trasversali”.

Inoltre, assistiamo oggi al crescente ruolo del web come luogo deputato ai giochi. I dati di marzo 2011 in Italia riferiscono di 270 milioni d’incassi per il poker on line, 116,7 milioni per le scommesse e 20 milioni per il bingo. On line si può giocare da casa in solitudine, 24 ore su 24, senza sguardi giudicanti, senza la funzione di socializzazione degli altri giocatori, senza freni inibitori o pratici: è del tutto evidente il rischio di incrementare il numero di giocatori patologici, com’è pacifico il nostro essere d’accordo con l’opinione del Dottor Vercio, il quale sostiene che si è legalizzato il gioco d’azzardo troppo precipitosamente, senza una preparazione culturale sufficientemente matura del nostro paese. Forse l’Italia non era pronta ieri per la legalizzazione del gioco d’azzardo almeno quanto non è  pronta oggi per la legalizzazione delle droghe leggere.

Andrea Anastasi

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