I primi aiuti arrivati a Gaza- in Foto Uday Faisal
“Vive a Khan Yunis, vicino all’ospedale Nasser distrutto. Sua moglie, 18 anni, è incinta. Hanno bisogno di tutto.”
A Gaza non si muore solo sotto le bombe. Si muore di freddo, perché non ci sono più case, coperte, rifugi. Si muore di fame, perché il cibo non arriva, o arriva in quantità simboliche, insufficienti per più di un milione di sfollati. Si muore di mancanza di cure, perché gli ospedali sono distrutti e privi di tutto. I tanto decantatii aiuti umanitari arrivano con il contagocce.
Secondo diverse organizzazioni internazionali, durante il periodo definito “tregua”, centinaia di civili palestinesi sono stati uccisi e molti altri feriti. Alcune fonti parlano di circa 400 morti e oltre 900 feriti in attacchi e scontri avvenuti nonostante la sospensione ufficiale delle ostilità. Sono numeri che raccontano una realtà che molte ONG definiscono “una tregua solo di nome”.
In questo contesto vive Uday Faisal, 19 anni, ferito due volte mentre cercava cibo nei corridoi umanitari. Operato senza anestesia. Senza protezione. Con una moglie di 18 anni incinta, in una casa che non è più una casa, vicino a ciò che resta dell’ospedale Nasser.
Non giriamoci dall’altra parte
Il freddo e la fame stanno uccidendo persone che non hanno più nulla. La visibilità è una forma di protezione.
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“Cosa fareste se vostro figlio di 19 anni fosse ferito mentre cerca cibo?”
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- “Se potete condividere questa storia, fatelo ora.”
Gaza: cold, hunger and ongoing violence
Uday is 19. He was wounded twice while searching for food. His wife is pregnant. And no one is protecting them.
They live in Khan Yunis, near the destroyed Nasser Hospital. They need everything: medical care, food, protection — and not to be forgotten.
In Gaza, people are not dying only from airstrikes: they are dying from cold, hunger and the collapse of the health system. During the so‑called “truce”, according to international sources, hundreds of Palestinian civilians were killed and many more injured. In this reality lives Uday Faisal, 19, wounded twice while searching for food in the so‑called humanitarian corridors and operated on without anesthesia. His wife, 18, is pregnant. Their story is an urgent call for solidarity.