Firenze: Al Teatro di Rifredi”Le Tre Verità di Cesira”con Gennaro Cannavacciuolo e la partecipazione di Pietro Grossi

di Francesca Lippi

E’ bravo, e conosce bene il suo mestiere, Gennaro Cannavacciuolo interprete di Cesira, la donna baffuta che svela ad un ipotetico cameraman, il silente Pietro Grossi, capitato come per caso nel vicolo dove lei vende le sue limonate, tre diverse versioni, per giustificare la natura dei suoi folti baffi nel suo corpo di donna. Un monologo che non dà tregua, in un dialetto napoletano comprensibilissimo, sciorinato con le dovute pause che non intaccano il ritmo sostenuto di un raccontare grottesco, comico e a tratti amaro, tipico di una napoletanità che nasce nei quartieri più popolari di una città che tutti abbiamo imparato a conoscere e che in questo monologo risulta ancora più vera. Cannavacciuolo, a tratti davvero esilarante, scivola da un argomento all’altro, muovendosi sinuoso e accattivante mentre si racconta, ponendo all’attenzione del pubblico la sua vita, che tanto fa pensare a quella delle donne più povere di una città nella quale, ancora oggi, vivere risulta difficile e complesso. Trasformista quanto basta, Cannavacciuolo presenta argomenti di grande spessore come: la guerra, l’inquinamento, la perdita di un figlio, e lo fa con la levità tipica di una donna del popolo che porta, atavica, tutte le fatiche e i dolori quotidiani sulle spalle, eppure riesce a tirar fuori un sorriso, in questo caso baffuto, per tirare avanti come può. Il pubblico, coinvolto dal travolgente interprete, appare profondamente divertito tanto che gli applausi si sprecano. La fine arriva e dispiace andar via. Da vedere e gustare.

Le Tre Verità di Cesira

Gennaro Cannavacciuolo

Scritto nel 1989 da Manlio Santanelli e messo in scena l’anno successivo, come rappresentazione teatrale a domicilio, da Angelo Savelli, “Le tre verità di Cesira” è un monologo comico e grottesco dove si narra la storia di Cesira, una venditrice di limonate nei vicoli della Napoli dei Quartieri Spagnoli. Cesira racconta, ad uso e consumo di un supposto cameraman del “telegiornale”, tre diverse versioni per giustificare la presenza di un folto paio di virilissimi baffi sul suo “corpo di donna, femminile”.
Dalle note dello stesso Santanelli: “Sollecitata nella sua vanità di esemplare unico e irripetibile, Cesira svelerà non una ma ben tre verità (tre per quanti sono i canali della TV di stato), verità delle quali sarei pronto a mettervi a parte se non fossi un furbo di tre cotte, nonché a conoscenza di quella buona norma che suggerisce di non spifferare ai quattro venti lo sviluppo e la conclusione di un giallo (anche se in questa sede si tratta piuttosto di un verde, o un rosso amaranto, o un nero fumo di Londra, o come più vi aggrada).

In copertina: Gennaro Cannavacciuolo in n momento dello spettacolo

Foto di Francesca Lippi

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