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“Fine vita: il diritto di decidere”: se ne parla a Cagliari

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Promosso dalle associazioni aderenti al Mese dei Diritti umani, il 28 marzo 2015 si svolgerà a Cagliari un dibattito sul fine vita. Coordinati da Matteo Mascia, interverranno Daniele Piccione, Nerina Dirindin, Matteo Mainardi, Don Ettore Cannavera e Andrea Pubusa.

banner di un dibattito sul fine vita a Cagliaridi Marcella Onnis

“Fine vita: il diritto di decidere”: questo il tema del dibattito promosso per sabato prossimo, 28 marzo 2015, a Cagliari dall’Associazione sarda per l’attuazione della riforma psichiatrica (Asarp) e dalle altre associazioni aderenti al comitato per il Mese dei Diritti umani.

L’incontro sarà organizzato dallo studio editoriale Typos, una delle branche di attività della cooperativa sociale Il Giardino di Clara, e si terrà presso l’Hostel Marina (scalette di piazza San Sepolcro), con inizio alle ore 17.00.

A fare gli onori di casa sarà Antonello Murgia, in qualità di portavoce del comitato per il Mese dei Diritti umani, mentre sarà il giornalista Matteo Mascia a coordinare gli interventi dei relatori, che affronteranno il tema da diverse angolazioni:

Daniele Piccione, costituzionalista;

Nerina Dirindin, senatrice e membro della commissione Sanità del Senato;

Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia legale dell’associazione Luca Coscioni:

Don Ettore Cannavera, fondatore della comunità La Collina;

– Andrea Pubusa, docente di diritto amministrativo dell’Università di Cagliari.

Il dibattito rappresenta il naturale seguito dell’impegno assunto lo scorso 10 dicembre a Cagliari dal comitato in occasione del convegno conclusivo della terza edizione del Mese dei diritti umani: sostenere l’appello di Walter Piludu sul tema del fine vita indirizzato  al Parlamento e agli organi di informazione. In particolare, gli organizzatori motivano così la scelta di essere parte attiva in questa battaglia: «Ribadendo il nostro impegno al fianco di chi si batte per garantire la vita migliore e più lunga possibile a tutti gli individui, anche a quelli affetti da disabilità gravissime, riteniamo che i tempi siano maturi per affrontare in Parlamento il tema del fine vita così da risparmiare ai pazienti terminali, privi di qualsiasi aspettativa di miglioramento, sofferenze inutili e crudeli e dare l’opportunità a chi lo chiede di porre termine ad esse evitando accanimento terapeutico e prolungamento artificiale della vita».

E che un intervento normativo su questi temi non sia più rinviabile lo dimostrano non solo le storie che finiscono sotto i riflettori, ma anche quelle che si svolgono nel silenzio di case e ospedali. Storie che coinvolgono non solo i malati e i loro cari, ma anche operatori sanitari, come ricorda, ad esempio, la toccante e sconvolgente testimonianza raccolta dal comitato della campagna Eutanasia Legale. Far finta di non sapere che ci sono persone che si recano all’estero per usufruire della buona morte (questa l’etimologia della parola “eutanasia”) o che ci sono operatori sanitari disposti a offrirla qui in Italia, rischiando il carcere, non è accettabile. Come non è accettabile che un Paese che si dichiara laico continui a imporre a tutti una scelta di (fine) vita condizionata da una determinata impostazione religiosa e, come tale, non necessariamente condivisa. Come già avvenuto per l’aborto e per la donazione degli organi post-mortem, è tempo di dotare l’ordinamento italiano di norme chiare che consentano a tutti noi di gestire, fino all’ultimo, la nostra esistenza secondo la nostra propria coscienza, senza violare alcuna norma e senza costringere altre persone a dover fare una scelta per nostro contro. Una soluzione è necessaria e possibile.

L’incontro di sabato 28 marzo a Cagliari è aperto a tutti. Per ulteriori informazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa ai seguenti recapiti: e- mail ass.asarp@tiscali.it; telefono 3405358642 (Giorgia Caredda) – 3207721343 (Roberto Loddo).

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