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Favino a Sanremo, quando la bravura di un attore si scontra con una politica gretta e crea inutili polemiche

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Sanremo ha dimostrato di avere ed accogliere talenti molteplici e svariati, ma è con la chiave drammatica che è riuscito a ricevere l’applauso più profondo e a commuovere tutta Italia.
Durante le cinque puntate del Festival di Sanremo, infatti, Pierfrancesco Favino ha dato prova del suo talento, cantando, ballando e, naturalmente, dimostrando la sua abilità nel recitare. Nell’ultima puntata, Favino, ha portato sul palco un monologo, tratto da “La notte poco prima delle foreste” di Koltès, che, molto probabilmente, verrà ricordato come uno dei momenti più intensi di questa edizione del Festival.
L’attore ha precisato,in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, che lui non è interessato a fare politica, nonostante la scelta del testo: “Io non faccio politica, o meglio la faccio nelle scelta delle cose che faccio. Ma sempre partendo dal presupposto che non sto sul piedistallo con la corona di alloro in testa per dare lezioni .”
Favino è stato anche criticato dal candidato politico Salvini, secondo il quale, i migranti hanno la tendenza a fare più notizia rispetto, ad esempio, ai terremotati; l’attore però ha prontamente precisato che il testo da lui scelto non tratta nello specifico di migranti, ma di estraneità, un sentimento che può essere accolto e condiviso da chiunque. “In realtà quel testo non parla di migranti, ma di estraneità, del sentirsi straniero in un Paese. È un discorso che vale anche per tutti i ragazzi italiani che sono costretti ad andare a lavorare all’estero per trovare opportunità: è importante sentire di appartenere a qualcosa, invece succede a tutti di sentirsi esclusi. È un testo che parla del lavoro e delle difficoltà che viviamo tutti i giorni; un brano scritto nel 1977, ma ancora attualissimo.”

https://www.youtube.com/watch?v=Hcm4BixLjeQ

Ilaria Filippini
Fonte: corriere.it

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