Studenti
Una materia socio-culturale utile ma che purtroppo negli ultimi due decenni non ha sortito gli effetti sperati
di Ernesto Bodini (giornalista ed esperto di tematiche sociali)
Proprio in merito ai fatti di cronaca che da un po’ di tempo stanno coinvolgendo l’ambito delle scuole pubbliche, le Autorità si stanno prodigando per arginare il fenomeno delle aggressioni all’interno e all’esterno degli Istituti. Il Ministero dell’Istruzione e dell’Interno ha firmato una circolare congiunta che consente alle scuole italiane di richiedere l’uso di metal detector agli ingressi degli edifici scolastici in presenza di situazioni di rischio, come episodi di violenza, spaccio di sostanze o bullismo reiterato. Ma questo basterà?
Personalmente ho i miei dubbi, anche perché da sempre si sollecita l’importanza dell’educazione (o rieducazione) in primis da parte delle famiglie, ma a questo riguardo credo che nessuno si sia posto il problema se l’adolescente non vuole essere educato o rieducato.
Nel frattempo, per quanto riguarda la scuola, sarebbe bene rievocare il percorso iniziale e attuale dell’insegnamento dell’Educazione Civica e fare qualche riflessione. Se la saggezza e la memoria vanno di pari passo, credo che pochi ricorderanno che negli anni successivi alla Costituzione della Repubblica l’Ordinamento scolastico della scuola dell’obbligo prevedeva l’insegnamento di Educazione Civica. Infatti, fu Aldo Moro (1916-1978), ministro della Pubblica Istruzione dal febbraio 1957 al maggio 1959, il primo a introdurre nel 1958 tale insegnamento nelle scuole medie superiori: due ore al mese obbligatorie, affidate al professore di Storia, senza valutazione.
Ma con gli anni questa “materia” (di grande utilità e saggezza, tanto ieri quanto oggi), per una crescita responsabile e civile, è andata perdendosi per lo “scarso interesse” didattico e sociale, ma soprattutto per la scarsa ricezione da parte delle nuove (moderne?) generazioni di studenti, anche se in realtà tale insegnamento è stato reintrodotto dal 2019.
Ma cosa si intende per Educazione Civica? È lo studio delle forme di governo di una cittadinanza, con particolare attenzione al ruolo dei cittadini (loro doveri e diritti), alla gestione e al modo di operare dello Stato. All’interno di una determinata politica o tradizione etica è riportato, da tutte le fonti esplicative, che l’educazione civica consiste sostanzialmente nell’educazione dei cittadini.
La storia a riguardo risale alle prime teorie formulate in proposito da Platone (428-347 a.C.) nell’antica Grecia e da Confucio (551-479 a.C.) in Cina. Questi autori hanno contribuito, l’uno in Occidente e l’altro in Oriente, a gettare le basi sui concetti di diritto e di giustizia da attuare nella vita pubblica.
Ma è ancora il caso di “chiamare in causa” i princìpi di Educazione Civica? E a che titolo?
Nel 2014 l’allora ministro del MIUR, Stefania Giannini, annunciò lo stanziamento di 25 milioni di euro all’anno per rinforzare l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole, un utile “incentivo” perché, a detta del ministro, tale materia non deve essere considerata “accessoria ma strutturale” del percorso formativo, come pure la Musica che non ha pochi sostenitori.
Ma se la considerazione di tali materie ha ragione d’essere ed è messa in pratica, non fosse altro per il valore costitutivo, oltre che formativo e culturale, ve n’è un’altra da fare: per quali ragioni l’Educazione Civica è caduta nell’oblio, tanto da non essere più insegnata nella scuola dell’obbligo per un certo periodo?
Ripercorrendo le varie tappe: nel 1979, con il ministro Mario Pedini, nei programmi di scuola media ritorna l’Educazione Civica come specifica materia di insegnamento. La sua gestione viene affidata al Consiglio di classe solo per le classi terze.
Nel 1985 viene inserita nei programmi della scuola primaria dal ministro Franca Falcucci, unitamente a Storia e Geografia, con la denominazione “Studi sociali”.
Con la Direttiva n. 58 del 1996 viene rafforzato il decreto del ’58, prevedendo nuovamente l’insegnamento di un’ora settimanale facendo esplicito riferimento alla Costituzione, ma la norma non entra in vigore a causa della caduta del Governo Dini.
Nel 2003 passa la “Legge 53”, che ripropone l’Educazione Civica come educazione ai princìpi fondamentali di convivenza civile, con tematiche però trasversali ai diversi insegnamenti.
Nel 2008, con la Legge 168, l’intento è quello di formare il personale e di creare competenze sul tema di Cittadinanza e Costituzione.
Dall’anno scolastico 2010/2011 cambia nome: non si parla più di Educazione Civica ma di “Cittadinanza e Costituzione” e comprende cinque argomenti: Educazione ambientale, Educazione stradale (Codice della Strada), Educazione sanitaria (regole basilari di pronto soccorso), Educazione alimentare e Costituzione italiana (a mio avviso sarebbe stato utile inserire anche il concetto di Burocrazia, del quale non si fa mai cenno se non come lamentela a voce di popolo).
Si arriva così a introdurre di nuovo l’Educazione Civica dopo un periodo di due anni scolastici di sperimentazione (2008/2009 e 2009/2010). L’insegnamento è presente per tutti gli Istituti di ogni ordine e grado nella misura di un’ora settimanale all’interno delle materie di Storia e Geografia.
Ma quale il risultato? Lascio ai lettori le loro considerazioni.
A fronte di questo “rientro”, il “modello” precedente è ormai considerato una sorta di cenerentola del sapere e del comportamento civico, i cui contenuti erano “scivolati” nella marginalità, tanto da essere considerata un’appendice facoltativa, poco incisiva sul profitto degli studenti.

Davvero utile ripristinare il Servizio di Leva obbligatorio?
Ma tornando al problema iniziale, si tratta ora di riuscire a trasmettere il senso di responsabilità a tutti quei minorenni che frequentano la scuola, presupponendo che abbiano tutti una famiglia alle spalle. Quindi, secondo il mio modesto parere, non bastano provvedimenti di tipo tecnico, ma si tratterebbe di incontrare le famiglie e cercare di capire se tra esse ci sono delle lacune.
Aggiungo, inoltre, per analogia, che finché è stato in vigore il Servizio di Leva obbligatorio le figure istituzionali (militari e civili) erano maggiormente rispettate, ma soprattutto dopo l’abolizione (1/1/2005) il declino della disciplina e del rispetto lo si è riscontrato un po’ ovunque.
Questa analogia disciplina scolastica–disciplina militare può sembrare una forzatura, ma di fatto, se intesa nelle debite proporzioni, potrebbe suggerire utili indicazioni per ulteriori provvedimenti da adottare sul comportamento delle nuove giovanissime generazioni.
Ovviamente non sta certamente a me entrare nel dettaglio, ma con il mio modesto contributo penso che le Istituzioni, come ripeto, dovrebbero entrare all’interno (non in senso fisico) dei contesti familiari, ed è in quelle circostanze che si potranno individuare precocemente i “soggetti a rischio”, la cui selezione potrà essere utile per una sorta di prevenzione.
Quindi, da un punto di vista dell’obiettività, meno burocrazia, un razionale ritorno al Servizio di Leva e più controllo su determinate libertà sono provvedimenti che si potrebbe provare a prendere in considerazione.




