DUE RELAZIONI SU ALIMENTAZIONE-DIABETE E SUGLI STILI DI VITA - ilmiogiornale
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DUE RELAZIONI SU ALIMENTAZIONE-DIABETE E SUGLI STILI DI VITA

Terminato il ciclo primaverile di conferenze sulla prevenzione tenute nella sede del Centro di Biologia Cellulare Molecolare dell’Università di Torino

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di Ernesto Bodini (giornalista scientifico)

 

 

Un buon successo di partecipazione hanno avuto le conferenze sul tema della prevenzione organizzate periodicamente dall’associazione “Più Vita in Salute”, ormai al quinto anno di attività divulgativa, il cui primo ciclo di quest’anno si è concluso con gli ultimi due interventi dedicati a come potrebbe cambiare la vita il diabete e ai corretti stili di vita attraverso i diversi comportamenti. Nell’esporre la sua relazione il dottor Riccardo De Luca (nella foto), specialista in Diabetologia, ha ricordato che oggi si vive di più ma non bene: gli ultimi vent’anni sono resi più infausti da patologie croniche, tant’è che l’80% degli over 65 enni è affetto da almeno una patologia cronica; un andamento che peraltro va peggiorando. In prospettiva, nei prossimi 40 anni si stima che raddoppierà la popolazione ultra 65 enne e, di conseguenza, le manifestazioni patologiche la cui conseguenza sarà motivo di impatto sulla sostenibilità del sistema salute e del sistema preventivo. «Le patologie aumentano con l’età – ha spiegato il clinico – e, in Piemonte, ad esempio, il diabete riguarda attualmente il 6% della popolazione. Ma l’aspetto più ottimistico è relativo agli stili di vita e, se si è in grado di modificarli, si tratta però di strutturarsi; in tal senso, sono da considerare due aspetti fondamentali: l’alimentazione e l’attività fisica. Nel primo caso è utile privilegiare il significato del mangiare (con gusto), soprattutto da parte degli anziani, perché se si gusta di più il cibo che si introduce nell’organismo, si apprezzerebbero di più le differenze tra un accostamento e l’altro dei cibi e i diversi modi di cucinarlo; ma si tratta anche di come il cibo viene conservato nel frigorifero, affinché conservi le dovute caratteristiche  per il cucinato… Dopo aver dato il giusto significato al cibo si riuscirà ad orientare le proprie abitudini: necessità e indicazioni». In merito all’alimentazione in soggetti con problemi di salute il relatore ha spiegato che un’alimentazione con quattro pasti quotidiani vale anche per un soggetto con patologia cronica (anche se diabetico), indipendentemente dalla qualità e dalle calorie in quanto l’apporto calorico da assumere dipende da quello che si consuma e dall’età di ciascuno; ma tale fabbisogno sarà certamente diverso da un soggetto che fa movimento rispetto a quello più sedentario. «Oltre al modo di alimentarsi – ha aggiunto – l’’attività motoria è sempre altrettanto salutare e a tutte le età, ma a volte si tende ad utilizzare poco quelle parti del corpo necessarie al movimento, forse perché poco predisposti o perché “condizionati” dal giudizio altrui; bisogna quindi creare (o ricreare) una coscienza collettiva affinchè il movimento torni ad essere un comportamento normale per la quotidianità, avendo l’accortezza di non passare da un estremo all’altro, ossia dal non fare nulla al fare troppo». Secondo il clinico è indispensabile assumere una regolarità soprattutto se si è affetti da una patologia cronica come il diabete. «In questi casi – ha concluso De Luca – l’attività motoria deve essere un esercizio strutturato in quanto “terapia”: quantità, intensità e modalità sono abbinamenti che risulteranno utili per l’efficacia. E ciò, avvalendosi dei servizi territoriali per le opportune indicazioni che possono essere personalizzate attraverso un preciso programma, proprio come quello per la prevenzione delle patologie croniche».

Ma ancora una volta si è tornati a parlare di stili di vita in cui è coinvolta la mente per le opportune (o meno) scelte, generalmente facili da predisporre ed imporseli, e contemporaneamente soggetti a modificarsi come la dipendenza dal fumo di tabacco che, per superarla, richiede una “forma mentis” piuttosto decisa… «Diversi sono gli stili di vita che si possono assumere – ha ricordato lo psicologo e psicoterapeuta Luciano Peirone – in quanto il salutare stile di vita inteso come comportamento che si associa ad una salutare “forma mentis”, ovvero alla psiche, comportamento fondamentale che garantisce la salute favorendo atteggiamenti, pensieri, emozioni, vita affettiva e di relazione, etc.; quindi protezione (prevenzione) da determinate patologie, come ad esempio la depressione, stati ansiosi e di panico, etc.». Ma cosa evitare per raggiungere quel buon grado di corretti stili di vita? Secondo il relatore il sovrappeso, la sedentarietà, il tabagismo, l’impoverimento emozionale-affettivo al quale, peraltro, si fa poca attenzione e ciò al fine anche di evitare conseguenze dai subdoli effetti (talvolta impercettibili), che vanno a “corrodere” l’equilibrio emozionale-affettivo umano che può dare adito a sua volta ad una situazione psicopatologica. Nel panorama delle dipendenze sono comprese l’acquisto compulsivo (shopping), e la compulsività nell’uso del computer e internet, strumenti di largo utilizzo che possono disturbare soprattutto le menti infantili…, soggetti più indifesi rispetto agli adulti. «Altro aspetto deleterio – ha precisato il terapeuta – è il piacere del rischio come la pratica degli sport cosiddetti “estremi” (oggi sempre più in auge), nonostante che chi li pratica sia esperto e al tempo stesso consapevole dei rischi; inoltre, gli sviluppi del comportamento alimentare disturbato (anoressia-bulimia) in gran parte in soggetti femminili, che spesso in caso di anoressia ben camuffano il loro stato di magrezza, tant’è che questa è la seconda causa di morte fra i giovani. Vanno segnalate anche le dipendenze dal sesso e dal gioco d’azzardo patologico con le conseguenze in parte evidenti agli occhi della collettività. A queste si aggiunga l’autoisolamento dei teenager (adolescenti dai 13 ai 19 anni), che non hanno rapporti nemmeno con i loro stretti famigliari con la conseguenza di andare incontro alla depressione, tentativo di suicidio o al suicidio; realtà che si stanno diffondendo un po’ ovunque, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti». Ma i cambiamenti sono temporanei oppure stabili? In più occasioni secondo il relatore sono possibili ma non facili, in quanto si può raggiungere un risultato e poi tutto può tornare come prima, e ciò significa una sorta di regressione, ossia ricomparsa dei sintomi, delle ricadute e un disagio di fondo; quindi, si tratta di modificare il proprio impegno dal punto di vista psicologico, seguito dal suo mantenimento con costanza. «In buona sostanza – ha concluso Peirone – è saggio modificare all’occorrenza il proprio stile di vita fino a quel momento assunto e anche la modalità di costruzione dello stesso: compenetrazione e forza di volontà nell’assumere atteggiamenti sia pur impegnativi, ma non irrealizzabili. Tutto questo rientra nella propria sfera culturale per nuovi progetti esistenziali, con la determinazione di concretizzarli nel tempo. E quando il soggetto non è in grado di “autogestirsi”, è inevitabile, o quasi, il ricorso ad uno specialista che in questi casi potrebbe essere lo psicologo e/o psicoterapeuta». Suggerimenti che comprendono il potenziamento dell’attività della propria psiche, lavorando sull’attenzione, sulla concentrazione e sullo spirito di iniziativa, con determinazione e costanza nel perseguire gli obiettivi da raggiungere.

 

L’associazione “Più Vita in Salute”, non profit, fondata (e presieduta) a Torino dal medico internista Roberto Rey (al centro nella foto), da alcuni anni si dedica con determinazione nel promuovere incontri sulla prevenzione in tema di salute, ossia cicli di incontri e conferenze tenute dai clinici illustri esperti nelle varie discipline che, in merito alla loro esperienza, suggeriscono indicazioni sul modo corretto di alimentarsi e sul mantenimento di adeguati stili di vita, volti a prevenire quelle malattie che oggi sono la principale causa di morbilità, mortalità ed invalidità. In questi ultimi due anni l’associazione ha potuto raggiungere un numero di pubblico sempre più numeroso, grazie alla disponibilità dell’aula magna del Centro di Biologia Cellulare Molecolare nella persona della preside prof.ssa Fiorella Altruda. Appuntamenti che caratterizzano l’importanza di quel sapere che, seppur “non accademico”, è sicuramente fruibile da chiunque poiché la saggezza in tema di salute non ha età e limiti di tempo!

 

Foto di Giovanni Bresciani

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