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Donne ordinariamente straordinarie: Cristina, nonna d’acciaio

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Di mia nonna Cristina ho solo due ricordi, ed entrambi sono i ricordi di un bambino: il primo risale a quella mattina in cui mia madre mi svegliò dicendomi che la nonna non c’era più. Ancora in pigiama andai nel salone, dove giaceva nella sua delicata camicia da notte, illuminata dalla luce di un candelabro a sette braccia.

Nel secondo, era avvolta nel suo pesante scialle verde, seduta in giardino tra gli alberi di limone e gli albicocchi della nostra casa al mare. Un grosso calabrone nero le ronzava intorno, e ogni tanto puntava noi nipotini che giocavamo ai suoi piedi. Al nostro strillare  mia nonna, con un gesto repentino e risoluto, imprigionò il calabrone nel suo pugno serrato, lasciandolo cadere a terra, esanime. Il suo volto non aveva mai cambiato espressione.

Da adulto mi informai meglio sulla mia nonna d’acciaio, scoprendo la storia epica di una donna che visse la guerra allevando ben dieci figli, mentre mio nonno era spesso all’estero, arruolato nelle milizie libiche.

La storia più incredibile che mi è stata racconta su nonna si svolse a Firenze, ai tempi in cui il nonno era prigioniero in un campo di concentramento inglese in Egitto e lei aveva da poco riunito tutti i figli, tornati dalle colonie e dalle case famiglia, in un rifugio affacciato su piazza Santa Croce.

Un pomeriggio di turbolenze come purtroppo se ne vivevano spesso a quei tempi, alcuni vicini avvertirono nonna che si era svolta l’ennesima retata dei tedeschi: suo figlio Giacomo era già su un treno, pronto a partire alla volta della Germania.

Si dice che mia nonna sospese immediatamente le faccende domestiche. Attraversò la piazza aggirando la statua dantesca, tagliò per i vicoli e le piazze, schivando le carrozze e i cortei le vetture, salì i gradini della stazione centrale, cercò il binario giusto, trapassò la folla e le nuvole di vapore, salì sulla carrozza ed esplorò le cabine. Trovato suo figlio, lo prese per mano e insieme scesero dal treno, sfidando lo sguardo, le uniformi e le carabine delle guardie tedesche allineate lungo i binari. Il suo volto non aveva mai cambiato espressione.

Andrea Anastasi

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